I dati relativi ai primi sette mesi del 2026 restituiscono per il turismo del Gargano un quadro che merita un’analisi approfondita e non semplicemente una lettura basata sulla variazione percentuale degli arrivi. Secondo i dati contenuti nell’elaborazione territoriale di Assoturismo Capitanata, desunti dal DMS Regione Puglia, nel periodo gennaio-luglio 2026 il Gargano ha registrato complessivamente 474.577 arrivi, rispetto ai 517.746 dello stesso periodo del 2025, con una diminuzione dell’8,34%. Le presenze sono state invece 2.082.014, contro le 2.268.188 del 2025, con una flessione dell’8,21%.

Fare dell’ostricoltura una possibile leva di sviluppo per il Gargano è stato focus che ha guidato “Adria Oyster - La moderna sostenibilità di una coltura antica”, l’incontro tenutosi giovedì 3 settembre a Baia Calenella, nel comune di Vico del Gargano, e moderato dal direttore del Quotidiano l’Attacco Piero Paciello. In questo contesto, la biologa marina e ricercatrice Cnr Lucrezia Cilenti, assessora di Ischitella, ha ricordato l’esperienza dell’Ostrica San Michele, allevata nella laguna di Varano dal Consorzio dei pescatori di Ischitella attraverso una produzione nata dalla valorizzazione dei risultati della ricerca scientifica. 

Il 16 ottobre scorso, 81 addetti alle pulizie dello stabilimento FPT Industrial di Foggia furono licenziati con una comunicazione inviata via Pec – poi reintegrati –. A distanza di quasi un anno, lo stabilimento della Zona ASI torna al centro dell’attenzione per la cessione di Iveco Group al colosso indiano Tata Motors. Un passaggio che coinvolge direttamente FPT Foggia e preoccupa i circa 1.600 lavoratori e l’intera comunità provinciale. Il timore, condiviso da lavoratori e sindacati, è che parte delle produzioni possa essere trasferita all’estero, mettendo a rischio uno dei principali presidi industriali della Capitanata. Una prospettiva che alimenta un allarme in una provincia già segnata da chiusure, ridimensionamenti e difficoltà di riconversione. Il primo settembre sono arrivate le ultime autorizzazioni della Banca centrale europea per completare l’operazione che porterà Tata Motors al controllo di Iveco Group, società di cui fa parte FPT Industrial. Il 17 settembre è previsto un tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per fare il punto sull’operazione, con particolare attenzione alla tutela dei livelli occupazionali e alla continuità produttiva. Foggia sarà rappresentata sia sul piano aziendale sia su quello politico. Il tavolo sarà quindi un primo banco di prova per capire quali garanzie arriveranno dalla nuova proprietà e quale ruolo verrà riconosciuto allo stabilimento foggiano nelle future strategie industriali. Sarà anche l’occasione per verificare se le rassicurazioni sulla centralità degli stabilimenti italiani troveranno riscontro nei programmi della nuova proprietà. L’operazione, annunciata il 30 luglio 2025, prevede un esborso di 3,8 miliardi di euro da parte di Tata Motors per acquisire Iveco Group. Un’operazione che consentirà al gruppo indiano di rafforzare la propria presenza sui mercati europeo, statunitense e brasiliano. Sul tema erano già intervenuti ad agosto Nunzio Angiola, consigliere comunale di Foggia e segretario provinciale del Movimento Cambia, e Antonio Cicconetti, dirigente dello stesso movimento. I due avevano richiamato il precedente di Hispano Carrocera. Nel 2005 Tata Motors acquisì il 21% dell’azienda spagnola produttrice di autobus, completando nel 2009 l’acquisizione del restante 79% e assumendone il pieno controllo. Nel settembre 2013 annunciò la chiusura dello stabilimento di Saragozza, motivandola con il calo delle vendite e prospettive di mercato sfavorevoli.

Sono anni che il porto di Peschici si ripresenta, ciclicamente, nel dibattito cittadino - ma questa è la volta buona, sostiene l’amministrazione comunale. La svolta rispetto al passato, risiede nell’avvio di un iter amministrativo finalizzato, previo superamento di tutti i passaggi previsti, a condurre alla riqualificazione dell’attuale infrastruttura portuale. Il progetto, dal valore complessivo di 5 milioni e 880mila euro, è stato infatti portato all’attenzione della Regione per il passaggio ambientale propedeutico alla successiva Conferenza di servizi. Una procedura che il sindaco Luigi d’Arenzo considera sostanziale proprio perché, rileva a l’Attacco, non era mai stata compiuta nei precedenti tentativi: “È la prima volta. Mentre in passato si annunciava una conferenza stampa a Peschici senza che poi ci fosse un costrutto, adesso siamo partiti con l’iter”. È ancora presto, tuttavia, per indicare una data per l’apertura dei cantieri, in quanto saranno anzitutto i tempi dell’istruttoria regionale a scandire le prossime tappe e soltanto dopo sarà possibile costruire un cronoprogramma più preciso. L’amministrazione conta comunque di seguire da vicino il procedimento: “La prossima settimana saremo in Regione per altri impegni e provvederemo anche a sollecitare questa valutazione”, anticipa d’Arenzo. L’intervento immaginato non consiste nel costruire una grande infrastruttura ex novo: è uno degli aspetti sui quali si insiste maggiormente, volendo distinguere  il progetto odierno dalle numerose ipotesi di porto turistico che nel tempo si sono susseguite. Si interviene, invece, su ciò che Peschici possiede già, mettendolo in sicurezza, adeguandolo e aumentando la capacità di accoglienza fino a circa 160 posti barca. “Non vogliamo fare opere megalomani, perché queste difficilmente vengono approvate”, riferisce il Primo Cittadino. Ciò a cui si punta è una “vera e propria riqualificazione dell’ambito portuale”, costruita in ossequio a un principio che d’Arenzo sintetizza così: “Poco cemento e molto verde”.

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