Un’inedita accoppiata abbigliamento – tatuaggi è il fulcro del progetto Demorder, la boutique del designer Vincenzo Barnabà e della tatuatrice Maria Luigia Carlone (detta Giggia) che ha aperto i battenti a Cerignola tre settimane fa. Mai come in questo caso il termine “inedito” è stato più adatto in quanto, come assicura lo stesso Vincenzo Barnabà a l’Attacco “non esiste nulla del genere in Italia, nemmeno nel nord Italia e a Milano, la capitale della moda”. Il progetto, partito ufficialmente con l’inaugurazione del negozio tenutasi il 1° settembre in via Fratelli Rosselli (in pieno centro), vede il duo impegnato in un’impresa che definire coraggiosa è un eufemismo: Barnabà e Carlone (30 anni lui, 25 anni lei) infatti non solo disegnano da soli la loro intera linea d’abbigliamento, ma realizzano anche materialmente i loro abiti cucendoli di persona.
Il tutto, naturalmente, con un design ispirato al mondo dei tatuaggi, realizzati da Giggia Carlone nello studio della boutique: “Facciamo coppia nel mondo del lavoro, non nella vita – tiene a sottolineare il designer a l’Attacco – Io sono cerignolano, mentre la mia socia è nata a Minervino Murge, ma risiede a Canosa. Come ci siamo conosciuti? Grazie al calcio a 5 femminile che ho sempre seguito. Da lì è nata la nostra grande storia d’amore professionale. Io sono il sarto – stylist - disegnatore di Demorder, Giggia è sarta e tatuatrice. Questo luogo nasce dalla voglia di unire il mondo della moda al mondo dell’arte del tatuaggio che sono molto simili. La nostra ricerca nel design ha origine nel tatuaggio, c’è una continua commistione tra le due realtà e siamo infine riusciti ad ottenere una chiave di lettura originale per la nostra linea d’abbigliamento”.
Il punto di contatto essenziale tra moda e tatuaggio “è lo stile che caratterizza il tatuaggio. Abbiamo così cercato di riprendere questo stile nella nostra collezione attraverso soprattutto le forme. Per esempio ci sono linee pulite o linee sporche che raccontano le sfumature del tatuaggio. Il design è alla base di tutto”. Nel frattempo, l’accoglienza è stata “sorprendentemente buona, è qualcosa che non ci attendevamo – ammette lo stilista – Pensavamo che il progetto fosse un po’ troppo innovativo per questo territorio”. Ma allora perché aprire un’attività simile a Cerignola e fare tutto da soli? “Perché siamo pazzi – risponde con una risata - Volevamo comunicare agli altri chi siamo, la nostra diversità. Il nostro motto è stay different. A novembre partirà il nostro sito ufficiale, ora ci stiamo concentrando sullo store”.
Il legame personale e professionale tra i due creatori del brand si è rafforzato per le vicende personali di Giggia Carlone e dello stesso Vincenzo Barnabà e che è sfociato nella nascita di “Demorder”, come è lui stesso a raccontare: “In precedenza avevo creato Black Hope, un altro brand d’abbigliamento che, per ragioni che non sto qui a spiegare, mi è stato praticamente rubato. Questo è successo tre anni fa. Ripartire da zero dopo aver assistito al fallimento di un progetto ben avviato mi ha abbattuto e, per due anni e mezzo, non ho toccato la matita. Avevo deciso di smettere con la moda. Per quel progetto, messo in piedi anche quello con Giggia, avevo lasciato mollato la mia precedente attività legata alla comunicazione e allo sport. Nel frattempo, alla mia amica era stato diagnosticato un tumore da cui è guarita. E io devo dire che, se oggi esiste Demorder, è solo grazie a lei”.
È Gigia la molla tutto, colei ha fatto tornare in Vincenzo la voglia di ritornare a seguire la sua vocazione: “Dopo la sua operazione, circa un anno fa, ci siamo visti e lei ha pronunciato una frase che parlava di sogni infranti. Ammetto di non ricordarla con precisione. So solo che è scattato in me qualcosa che mi ha spinto, quella sera stessa, a cominciare a disegnare l’intera collezione e tutte le grafiche. Dal letto di casa sua, Giggia è riuscita a scuotermi e a spingermi a ritornare a disegnare. Nelle sue parole ho visto il mondo intero. Lei è la mia musa e a lei soltanto devo tutto questo. Mi ha spinto a combattere come lei ha fatto con il suo male che infine ha sconfitto”. Ecco allora l’idea del nome del nuovo marchio: “Il mattino dopo, ho inviato un messaggio a Gigia in cui le dicevo che il nostro brand si sarebbe chiamato Demorder e che era tutto dedicato a lei. Da lì è iniziato tutto”, afferma Barnabà con trasporto.
La collezione del duo, improntata sullo streetwear, rappresenta in tutto e per tutto Giggia Carlone: “La nostra visione artistica raffigura una donna forte, grintosa, che non si fa fermare da nulla e che infrange le regole, proprio come la mia amica. Inoltre, anche se nasciamo dallo streetwear, abbiamo rielaborato il concetto di eleganza di un abito attraverso le corde che legavano la mia Giggia”. Ma se Demorder rappresenta lei in tutto è per tutto, così è pure per lui: “Questo progetto mi definisce totalmente e da esso traspare il mio stile, ma ripeto che tutto questo è merito di Gigia”, ribadisce ancora una volta.
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