Un Comitato per la legalità, la trasparenza e l'efficienza amministrativa, ossia un organo indipendente per lo studio e la promozione di attività, verifiche e controlli in materia: che sia costituito, di più, da personalità distintesi per attivismo durante la transizione amministrativa nonché sviluppato sia attraverso un dialogo costante con il futuro governo comunale sia mediante l’approfondimento di segnalazioni provenienti da privati cittadini.
E ancora: un patto politico per tenere fuori dalle prossime liste elettorali i cosiddetti “signori dei voti che, con le loro consorterie, sopravvivono da decenni alle varie amministrazioni avvicendatesi nel tempo”. Così come “recuperare la connessione sentimentale con il popolo”, di gramsciana memoria, attraverso persone e proposte programmatiche credibili. Insieme ad una ripartenza della comunità a cominciare dalla diffusione della cultura nei quartieri popolari, come il Candelaro, “dove sarebbe bello erigere una scultura che sia simbolo di rinascita della città, magari ad opera del grande maestro Salvatore Lovaglio”.
Sono tutte idee, proposte e mood di azione per ripensare la città lanciate nel primo Polis Lab a tema “Giustizia sociale e legalità” dal suo artefice, Antonio de Sabato, e dal movimento politico Progetto Concittadino (in campo alle prossime comunali) di cui è alla guida.
Spunti - che l’ex consigliere comunale ha appuntato diligentemente sulla sua agenda via via che il dibattito si dipanava - nati anche, soprattutto, dagli input e dalle testimonianze degli ospiti di peso dell'evento (tenutosi nel weekend, presso il cineteatro Sala Farina di Foggia, alla presenza di circa 70 persone): e cioè l'ex magistrato già sindaco di Napoli, Luigi de Magistris (“per me Luigi è l’esempio di sindaco, esempio virtuoso di come si coltivano le relazioni con la comunità”, dirà de Sabato nel presentarlo); Leonardo Palmisano, sociologo, scrittore e imprenditore culturale; Pippo Agnusdei, avvocato e tesoriere del Tribunale di Foggia, esperto di geografia giudiziaria.
“Quando il popolo decide di fare il popolo, tutto è possibile”. E’ il messaggio di speranza, chiaro e forte, lanciato alla città di Foggia da de Magistris durante il carismatico racconto della sua esperienza amministrativa alla guida di Napoli, “la città più difficile d’Europa”, ha sottolineato l’ex pm.
“La mia – ha continuato - è stata una cavalcata per l’affermazione di un governo popolare, lì dove, prima della proclamazione a sindaco del sottoscritto, la città era invasa dalla monnezza, si verificavano arresti di politici collusi con la camorra, Napoli era senza turisti. Sono stato – ha continuato - il sindaco di tutti, a partire dagli ultimi. Dove c’erano fragilità e richieste di aiuto da parte della comunità c’ero fisicamente io a dirimerle. Ho governato avendo all’opposizione Pd, 5 Stelle, Italia Viva, Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia. Metà giunta durante la mia amministrazione era composta da ragazzi tra i 25 e i 30 anni, con 2 assessori provenienti dai centri sociali. Nell’elettorato che mi votò ci furono persino gli anarchici. Durante il mio mandato non c’è stata un’indagine di camorra, né un episodio di corruzione. Ed oggi – ha evidenziato de Magistris -, dopo qualche anno da quella esperienza, Napoli è la città che cresce di più per cultura e turismo, la città dei beni comuni, l’unica città che, sotto la mia amministrazione, ha sviluppato un servizio di rilevanza costituzionale in chiave totalmente pubblica, e cioè l’erogazione idrica, con un costo ora più basso per i napoletani e una qualità dell’acqua tra le migliori d’Italia. Ho fatto tutto questo governando senza un euro: esclusivamente con il supporto del capitale umano”, ha concluso sul punto l’ex sindaco, con riferimento all’avversione ricevuta da quei poteri forti (“istituzioni, politica nazionale, multinazionali e malaffare”) che “hanno tagliato fondi alla mia amministrazione - ha detto - per mettermi contro il popolo, perseguendo progetti di privatizzazione dei servizi ad esclusivo interesse personale. Ma non ci sono riusciti”.
Luigi de Magistris si dice felice di poter raccontare in piazze e convegni, come accaduto a Foggia, la sua rivoluzionaria esperienza di governo cittadino “la cui narrazione è stata volutamente esclusa dalle cronache nazionali”.
Il suo racconto è un atto di incoraggiamento, di sprone per Foggia. “Con la narrazione della mia esperienza amministrativa voglio essere un defibrillatore sociale che scaccia i messaggi depressivi. Se siamo riusciti a cambiare il volto di Napoli, restituendole orgoglio identitario e visione, potete farlo anche voi con Foggia. Si può fare. Però ci vuole determinazione, onestà, indipendenza, competenza, credibilità, coraggio, amore, follia. Tutti ingredienti che nella società capitalistica non ti fanno contare niente, ma con quegli ingredienti abbiamo rivoluzionato Napoli. Senza lobby, senza politica e poteri forti alle spalle, solo con il popolo”, ha rimarcato de Magistris.
Quando de Sabato domanda se il declino amministrativo di una comunità (con riferimento al processo per corruzione dentro a Palazzo di Città e allo scioglimento del consiglio comunale dauno) possa imputarsi all’indifferenza, quando non alla connivenza, dei partiti, de Magistris risponde ancora una volta in senso propositivo: “Non guarderei tanto ai partiti. Il processo di rivoluzione deve partire dal basso. Dovete provare a mettere insieme la Foggia reale: associazioni, movimenti, reti civiche, cittadini, ex consiglieri e amministratori che non si sono piegati e asserviti a malaffare, corruzione, clientelismo. Bisogna cominciare a costruire un programma dal basso. Se si riesce ad individuare – ha consigliato - una squadra di persone che camminano a testa alta per Foggia e hanno una reputazione credibile, nella sfida delle amministrative e della contestuale elezione del sindaco, dove contano più le persone (con ideali, onestà, capacità) che il colore politico, allora ce la si può fare a riprendere in mano il buon governo della città”.
E’ stata poi la volta dell’avvocato Agnusdei e del suo focus sull’emergenza giustizia in Capitanata, a partire da quella riforma della geografia giudiziaria di quasi 10 anni fa che soppresse il Tribunale di Lucera e le sei sezioni distaccate prima presenti in provincia di Foggia. Un territorio tra i più estesi e difficili d’Italia quanto a reati gravi. “E così il Tribunale di Foggia – ha notiziato Agnusdei - è diventato il 4° presidio giudiziario in Italia per carico processuale, dopo Roma, Milano e Napoli. Ciò ha implicato per il territorio dauno uno sconquasso enorme sotto il profilo socio-economico. Nonostante lo sforzo della magistratura foggiana, seconda in Italia per produttività, ma con un carico processuale 4 volte la media nazionale ed un organico da tribunale medio non consono a soddisfare l’immensa mole di notizie di reato che quotidianamente riceve. Se la nostra provincia – ha concluso il tesoriere del Tribunale di Foggia - non tornerà ad avere un servizio giustizia adeguato alle sue esigenze resterà sempre tra i fanalini di coda delle famose classifiche sulla vivibilità del Sole24Ore”.
Infine, la grande sete di cultura e conoscenza espressa dal capoluogo dauno, a partire dal fermento riscontrabile nelle nuove generazioni, e una necessaria “inappuntabile pulizia morale” di cui dovranno essere dotati i rappresentanti della prossima amministrazione politica: sono i requisiti fondamentali a cui bisognerà volgere lo sguardo affinché il capoluogo dauno possa risalire la china. Parola di Palmisano.
“E’ necessario – ha analizzato il sociologo barese - compiere un investimento fortissimo sulle scuole e coinvolgere l’Unifg nella programmazione del futuro territoriale. Poi cita l’ex presidente del consiglio comunale, Leonardo Iaccarino, e la finta sparatoria sul balcone a Capodanno, finita persino su Ansa Brasile. “Capisco il sovraccarico di aspettative nei confronti della commissione straordinaria, ma vi ricordate cosa c’era prima? Io da esterno - ha evidenziato - non ho mai visto roba del genere nell’ultimo decennio in una città capoluogo di provincia. Mai letto altrove di una simile arroganza di pezzi delle istituzioni politiche. Questo non va dimenticato. Il primo tema da porre, allora, è la necessaria esclusione dalla vostra lista, e dalla coalizione a cui aderirà Progetto Concittadino, di chi ha amministrato con Landella&Co”.
Palmisano evoca poi quella “borghesia mafiosa, incistata in un pezzo di economia” in cui si radica la criminalità organizzata del territorio: “Se si vuole liberare la città dal suo senso di frustrazione, bisogna liberarla dalla mafia presente dentro alcuni apparati di sottogoverno cittadino e dalla corruzione che in essi gravita alimentandosi di soldi sporchi, provento di traffici illeciti”. Lo scrittore consiglia poi alla prossima amministrazione foggiana di stipulare una convenzione con l’Unifg (“ateneo con un dinamismo non comune in Italia”) affinché un giovane universitario di 20 anni possa essere consulente comunale con assegno di ricerca sovvenzionato da Palazzo di Città, o, perché no, dalla Regione, per fornire a Foggia quell’architettura di pensiero progettuale di cui è carente, necessaria, invece, per l’ancoraggio delle imprese al territorio”.
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