Le manovre e i riposizionamenti in seno all’assise del Consiglio comunale sono entrati nel vivo. A breve distanza una dall’altra, sono intervenute novità che modificano l’assetto – formale e, in qualche misura, anche sostanziale – delle rappresentanze in aula consiliare. Una crepa si è aperta nella minoranza, innanzitutto. La coportavoce provinciale di Europa Verde-Verdi, Innocenza Starace, ha infatti tuonato contro il Partito Democratico sipontino che, nel Consiglio comunale di ieri, avrebbe ufficializzato il ritorno della propria sigla in Consiglio. “Ci sentiamo traditi ed usati dal locale PD. Questi per ottenere evidentemente una immagine di novità e purezza hanno utilizzato anche a proprio vantaggio le competenze del nostro candidato Alfredo De Luca. Siamo costretti, purtroppo, ad ammettere di aver riposto male la nostra fiducia. Siamo abituati a credere in chi ci garantisce lealtà e condivisione di ideali”.
La lista Progressisti Dem, che era composta dai democratici e da rappresentanti civici, ambientalisti e della sinistra, smette quindi di esistere e i consiglieri Massimo Ciuffreda e Mariarita Valentino diventano formalmente del PD.
La situazione politica più complessa resta, tuttavia, quella instauratasi nella maggioranza di governo della città.
Galeotto fu il selfie di Gianni Rotice con il ministro Matteo Salvini, che fece traboccare il vaso della pazienza di Forza Italia che era sin troppo ricolmo. Da quel momento – era il 26 gennaio scorso – è iniziato un silente scontro tra il Sindaco e Forza Italia, anche se, nella loro fermezza, tanto l’onorevole Giandiego Gatta quanto il capogruppo consiliare Vincenzo Di Staso abbiano adottato un atteggiamento sobrio e possibilista.
L’ultimo episodio di una serie che sicuramente proseguirà ancora è il colpo di mano registrato nella I Commissione consiliare - Transizione ecologica, Sviluppo, Occupazione e Sport. Il presidente Ciro Campanella è stato sostituito dalla consigliera Liliana Rinaldi, cioè una forzista ha preso il posto di un ex Forza Italia. Un ribaltone che è riuscito a mettere d’accordo 3 consiglieri di 3 distinte liste, e fronti: Forza Italia, MoVimento 5 Stelle e Progetto Popolare. Un’unanimità piuttosto inedita, così come non ci sono precedenti simili nella storia amministrativa della città. Qualcuno rileva che non era mai successo prima “perché c’erano figure politiche che non esalto, ma che erano comunque capaci di comporre le questioni e di trovare compromessi quando le posizioni sembravano inconciliabili”.
Campanella accampa le sue ragioni e rivendica di essere ancora presidente di Commissione perché la proposta di revoca “non è stata presentata per iscritto, non è stata firmata e neppure motivata”.
Difficile capire con certezza quanto creda alle proprie affermazioni e quanto, invece, risultino di facciata. Quello che è certo, invece, è ciò che è emerso al termine della Commissione di lunedì 6 marzo scorso. In primis, la proposta risulta essere per iscritto ed è anche firmata. È certamente trascritta nel verbale che viene depositato agli atti al termine delle riunioni di Commissione. Questo comporterebbe che sia anche firmata, ma forse queste informazioni non sono note a Campanella perché è andato via prima che lo facessero gli altri consiglieri.
Per quanto concerne le motivazioni, al contrario della tesi di Campanella, non c’è motivo di dubitare che siano presenti nel verbale.
È da tempo ormai, da poco dopo l’inizio dei primi lavori, che il presidente Campanella ha frizioni in seno alla sua Commissione. Non ci sono conferme ufficiali, ma più di uno ammette a denti stretti che in alcune occasioni si sono sentite voci piuttosto alte provenire dalle riunioni. Dissidi che si basavano presumibilmente sugli atteggiamenti assunti da Campanella sui rilievi o le proposte che gli giungevano dai colleghi consiglieri, verosimilmente rigettate o addirittura ignorate.
Per il quieto vivere reciproco, si è andati avanti così a lungo. Ma adesso la partita è più grossa di Campanella e della presidenza della Commissione che si ostina a voler conservare. La dimostrazione giunge proprio dalla seduta di Consiglio di ieri e dalle dichiarazioni rese in aula tanto da Campanella quanto da Antonia Vera Chiara Facciorusso, la seconda consigliera che ha rotto i ranghi di Forza Italia e si è dichiarata indipendente.
I due hanno creato un proprio gruppo ed entrambi presiedono una Commissione – un unicum, visto che nessuna altra forza politica ha due presidenti. Nel caso di Facciorusso, è la VI Commissione – Welfare e Politiche di genere. È proprio in questo ambito che opera la referente che hanno individuato nell’Amministrazione comunale: l’assessora Grazia Pennella. L’ex meloniana ha ripudiato il vessillo con cui era entrata a far parte della Giunta, preferendo continuare a sostenere Rotice dopo l’abiura dei vertici di Fratelli d’Italia a danno del primo cittadino. Ma questo ha comportato che Pennella non rappresentava più nessuno, non essendosi nemmeno candidata alle scorse elezioni amministrative.
Con la presentazione del gruppo Noi per Manfredonia, Pennella ha – a sua volta – due rappresentanti in Consiglio. Prova così a blindarsi e si sente maggiormente legittimata a proseguire il suo lavoro per il Welfare.
Un immaginario meteo politico direbbe che i venti continuano a soffiare forte su Palazzo San Domenico, volgendo verso una burrasca che prima o poi arriverà. Ognuno cerca di aggrapparsi a saldi appigli, però solo dopo la tempesta si vedrà quale ha retto e quale invece è stato spazzato via. Nel frattempo, si salvi chi può.
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