Foggia, Gino Fusco: “Montrone disponibile ma non decido io”. La corsa a farsi legittimare dallo Stato

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Era trapelata da più fonti, interne ed esterne a Fratelli d’Italia, l’indiscrezione – riportata ieri da l’Attacco – secondo la quale l’ex consigliere comunale meloniano Gino Fusco sta promuovendo come candidata sindaca la moglie Rita Montrone, dirigente di Polizia presso la locale Questura e con un ottimo curriculum. L’opzione è stata proposta allo stesso viceministro Galeazzo Bignami, commissario provinciale dei meloniani di Capitanata, ma non pare aver fatto breccia né a Roma né tantomeno a Foggia.

“Non sponsorizzo nessuno, né tantomeno mia moglie ha bisogno che io ne promuova il nome”, afferma ora a l’Attacco Fusco. “Mia moglie viene da ben 36 anni di onorato servizio. Ha dato la propria disponibilità ma di certo non decido io. Decideranno i partiti e la coalizione. Al momento si attende l'esito delle elezioni amministrative di Brindisi. Solo dopo i maggiorenti di Fratelli d'Italia e degli altri partiti si siederanno al tavolo e valuteranno come procedere”, continua Fusco. “Quello di mia moglie è un nome come tutti gli altri. Io non sono nessuno per imporlo, peraltro nell'eventualità in cui venisse scelta come candidata sindaca io non potrei nemmeno candidarmi e dovrei farmi da parte. Ribadisco che non siamo noi a scegliere”.

Eppure l’identikit disegnato da tempo da tanti, nel centrodestra così come nel centrosinistra, è quello di una personalità espressione dei mondi della legalità, dello Stato. Una funzionaria di Polizia come Montrone, che andrà in pensione il prossimo 1° giugno, risponde a requisiti richiesti. “Certamente se si vuole un rinnovamento bisogna scegliere le persone giuste”, commenta il meloniano, “ma quali siano non devo dirlo io”. Al di là dei nomi dei potenziali candidati sindaci, ciò che suscita critiche è che a due anni dall’inizio del commissariamento di Palazzo di città tutto resti ancora fermo, quando ormai manca davvero poco alle urne d’autunno, “Vedo che i ritardi appartengono a tutti i partiti e schieramenti, comunque non è un problema che mi posso porre io”, replica Gino Fusco, che invece è netto quando gli si domanda se il centrodestra, che era dato già per morto nel 2021, oggi si senta rigenerato e in grado di vincere.

“Basti vedere cosa è avvenuto in Fratelli d’Italia, dove oggi a livello cittadino siamo guidati da un giovane come Mario Giampietro. Il rinnovamento c’è stato, eccome. In generale, penso che nessuno si debba permettere di denigrare il centrodestra: se una persona è perbene lo è che militi a destra o che militi a sinistra. Dovranno decidere i cittadini quale sarà la loro nuova classe dirigente, dovranno valutare loro chi possa rappresentarli o meno”.

Di certo non sarebbe né il primo né l’ultimo caso in cui dalla Questura e da altri apparati dello Stato giunge un supporto alla politica. Complice la crisi dei partiti e della rappresentanza, è evidente da tempo come la politica a Foggia cerchi di farsi legittimare. Una sorta di funzione di supplenza nei confronti della partitocrazia che anche stavolta, alle comunali di ottobre o novembre, vedrà come convitato di pietra lo Stato nelle sue articolazioni visibili o anche in quelle invisibili, del Deep State.

“Oggi nei partiti si fa la gara a chi è più onesto e si demonizza l’avversario politico”, commenta a l’Attacco un politico di lungo corso, da sempre militante nel centrodestra. “Rivolgersi ad ambienti come la Questura, la magistratura, etc. è l’atteggiamento del ‘siamo sicuri che nessuno ci potrà dire più nulla’. Ma queste investiture in passato sono state tutte fallimentari”.

Dopo i fatti dello scioglimento per mafia del consiglio comunale, gli arresti e le inchieste per presunta corruzione, tutte le forze politiche si preoccupano oggi di garantire e rassicurare Prefettura e Stato. Era (ed è) un magistrato del TAR Orazio Ciliberti, diventato primo cittadino nel 2004. In quegli stessi anni un prefetto come il mattinatese Michele di Bari fu mandato a guidare la partecipata Amica spa, infiltrata dalle batterie della Società foggiana. Ai tempi di Gianni Mongelli sindaco (2009-2014), dapprima come assessori circolarono i nomi della moglie di un ispettore della locale Digos e di Piernicola Silvis, ex questore di Foggia oggi in pensione e scrittore apprezzato di svariati romanzi noir-thriller. Poi la scelta ricadde su un’altra personalità della Questura, l’ex commissario Franco Arcuri.

Alla stessa ricerca di figure che rimandino ai mondi della Foggia bene, della legalità, della giustizia, delle istituzioni, si ricollegano i recenti corteggiamenti del Pd nei confronti della direttrice del dipartimento di Giurisprudenza di Unifg Donatella Curtotti, del Pd ma anche a quanto pare della senatrice FdI Annamaria Fallucchi nei confronti del presidente dell’Ordine degli avvocati Gianluca Ursitti, del centrosinistra nei confronti della vicepresidente di Libera Daniela Marcone. Tutte personalità che hanno declinato l’invito, sebbene oggi nel centrodestra ci sia chi considera ancora possibile che Ursitti (che sarebbe gradito anche agli ambienti della Procura) accetti di essere il candidato piemontesiano.

Ed è chiaro che si arriva al rischio di una politica che abdica al proprio ruolo quando i beninformati riferiscono che Fallucchi avrebbe chiesto a fonti della Procura consigli sul nome sul quale puntare come candidato sindaco.

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