M5S e civici emilianisti coesi. Mainiero: “Voltare pagina rispetto agli ultimi decenni, il Pd ne è capace?”

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Prenderà il via ufficialmente domani la campagna elettorale dell’ex consigliere comunale Giuseppe Mainiero, candidato Sindaco civico nel 2019 e oggi promotore del Comitato Civico Resto a Foggia. Avverrà con uno speciale evento pubblico in piazza Mercato, organizzato da l’Attacco. A partire dalle ore 18:30 il commercialista sarà intervistato dal direttore Piero Paciello. Da tempo avvicinatosi al M5S, oggi Mainiero – spina nel fianco dell’ex Sindaco Franco Landella e del centrodestra da anni – potrebbe rappresentare il candidato sindaco dei contiani e dei civici emilianisti di Rosario Cusmai.

“La mia è una proposta di città nuova, di radicale cambiamento e di netta discontinuità con il passato”, spiega a l’Attacco. Nelle scorse ore ci sono stati vari attivisti M5S che si sono dissociati dalla contrarietà espressa nei suoi confronti dall’ex eletto pentastellato Giovanni Quarato. “Non c'è dubbio che io sia un interlocutore divisivo per chi, formalmente o dietro le quinte, ha supportato e fiancheggiato l'azione disastrosa di Landella”, commenta. “Quarato, è bene ricordarlo, ottenne proprio da Landella la presidenza della commissione consiliare ambiente e territorio, che si occupava di urbanistica e dunque di questioni molto delicate, di grande interesse per i poteri forti di questa città. E se Landella non fosse stato arrestato e non si fosse dimesso sono certo che Quarato sarebbe ancora in quel ruolo, giacché rifiutò di lasciarlo respingendo con stizza le richieste che arrivarono dai massimi vertici del M5S. Non so se possa parlare in nome e per conto del Movimento, se sia legittimato a farlo, se la base del Movimento si riconosca in ciò che dice e, soprattutto, in ciò che ha fatto al Comune. Non sta a me dirlo. Mi limito ad avere la sensazione che le sue parole siano una specie di intimorito colpo di coda personale. Nel merito di ciò che ha affermato, ricordo che sono stato l'unico e vero oppositore di Landella, come tutti sanno, e che abbandonai la maggioranza di centrodestra dopo pochi mesi dall'insediamento dell'ex sindaco. Avvertii subito le opacità di quell’amministrazione e ne presi le distanze. Quarato, invece, non ebbe nessun problema ad accettare lo strapuntino di una presidenza consiliare. Quanto all'accusa di essermi avvicinato solo di recente al Movimento, forse Quarato ignora le interlocuzioni che vi furono nel 2019, quando il regolamento M5S però vietava l'alleanza con le civiche. Ma già allora il mio rapporto col M5S era molto serio e con una profonda convergenza di temi, progetti e principi”.

L’essere divisivo può rappresentare un problema. “Questa discussione è posta nei termini sbagliati, perché non è una questione personale”, osserva Mainiero. “È chiaro tuttavia che una proposta di radicale rovesciamento del sistema che fino ad oggi ha governato il Comune spaventi molti. Penso che ad esempio a quella zona grigia che si muoveva come una cerniera tra affari, politica ed istituzioni. È ovvio che questi ambienti siano spaventati dal cambiamento – quello vero – ed è giusto che lo siano. Se Foggia è ultima nelle classifiche lo è proprio grazie al sistema di potere che bisogna spazzare via, avendo distrutto in decenni il tessuto sociale ed economico della nostra città. Una città da cui i giovani sono costretti ad andare via. Foggia ha perso oltre 10mila abitanti negli ultimi 15 anni. Ed oggi ha l'urgenza di un vero riscatto e di una piena rinascita. I poteri forti che finora hanno dominato sono già all’opera sia per riprendere il loro lavoro sia per impedire che un'opzione nuova e pulita possa essere della partita. Non si può far finta che gli arresti, lo scioglimento per mafia e gli altri scandali degli ultimi anni siano stati solo un incidente di percorso. Foggia oggi non ha solo bisogno di cambiare il sindaco e gli assessori, ma di capovolgere il modo in cui è stata percepita e realizzata la sua amministrazione”.

Mainiero, contiani e civici potrebbero sostenerla, mentre convincere il Pd è arduo.

Non siamo al gioco dei bussolotti o delle figurine. Il tema è chiaro: condividere o meno un'agenda politica e amministrativa di vera e propria rivoluzione rispetto al passato più o meno recente. Questa è la mia proposta. Ed è su questa proposta che chi ha a cuore il futuro di Foggia, fatta eccezione ovviamente per chi è stato sostenitore ed alleato di Landella, dovrà esprimersi. D'altro canto avere un approccio ideologico alla questione non ha senso sul piano delle necessità amministrative. E potrebbe anche suonare un po' ipocrita per chi finge di non ricordare che al ballottaggio tra Landella e Cavaliere scelsi di essere accanto al secondo e che alle scorse elezioni politiche ho votato e fatto votare per il M5S e Conte. Io offro una proposta di cambiamento concreto e non retorico e, se mi è consentito senza presunzione, la linearità dei miei comportamenti, le mie battaglie e la mia competenza.

Che coalizione immagina?

L'ho detto prima: l'unica chance per Foggia è costruire un “campo” che si riconosca in un progetto di discontinuità netta e radicale rispetto a quello che abbiamo alle spalle. Dalla seconda amministrazione Agostinacchio in poi Foggia è caduta sempre più in basso. Mi pare che tutti i foggiani lo riconoscano. Servono quindi coraggio e anche autocritica. Se a qualcuno questa prospettiva infastidisce non c'è che da prenderne atto e dirlo con chiarezza alla città.

E’ ottimista rispetto alla possibilità che il campo largo progressista delle provinciali sia unito anche per Foggia?

Le alchimie partitiche lasciano il tempo che trovano. La città ha urgente bisogno di competenza, idee e credibilità, non di dispute ideologiche o di vecchie liturgie da Prima Repubblica. Non è il campo più o meno largo a fare la differenza, il punto di partenza non è quello.

Dunque mette in conto che il Pd possa correre senza M5S e civici emilianisti?

Io rivolgo un appello a chi vuole cambiare. E vuole per davvero. Su questo si misurerà la credibilità di chi si presenterà all'elettorato chiedendo fiducia. I foggiani, come le dicevo, sono convinto abbiano piena consapevolezza del fatto che lo scioglimento per mafia è stato solo il punto finale di un sistema che andava degenerando da tempo. A Foggia c'era da tempo una commistione malsana tra il sistema di reclutamento del consenso, vale a dire i voti comprati, e pezzi della criminalità organizzata. Lo Stato, sia pure con un commissariamento che secondo me poteva essere evitato, ha sentito forte l'esigenza di rompere quel sodalizio.

Ma l’inchiesta sul presunto voto di scambio non ha ancora portato a rinvii a giudizio.

La verità giudiziaria la accerteranno i magistrati, ma è un fatto che ci siano stati voti comprati per 20 euro negli ultimi 25 anni. Lo sanno tutti. Anche se in pochi, penso all'assessora regionale Rosa Barone, hanno avuto il coraggio di dirlo ad alta voce.

Ha parlato ad Emiliano della sua ricandidatura?

La mia ultima chiacchierata con Emiliano è quella che facemmo pubblicamente nell'estate del 2022, nell’evento a Parcocittà. Da allora in città si è messo in moto un meccanismo di riscatto, si è risvegliata una voglia di partecipazione e cambiamento che incontro ogni giorno e che mi chiede di continuare nel mio impegno. Portatori sani di interessi, veri professionisti e imprenditori dopo quell'evento mi hanno cercato. E con loro dialogo quotidianamente.

Accetterebbe di fare l’assessore al bilancio, anziché il sindaco?

Se fossi stato interessato ad una poltrona avrei fatto altre scelte nella vita e oggi quasi sicuramente sarei parlamentare. Ma ho sempre agito diversamente. Scelsi di non consentire a Giorgia Meloni e Marcello Gemmato di trattare Foggia come una “colonia”. Ho anteposto il bene di Foggia a qualunque possibilità di carriera. Non sono rimasto né zitto né fermo. E non intendo farlo ora. Ci sono tante questioni che vanno affrontate e risolte a Foggia. Penso al problema della zona ASI, dove sono stati allocati centri commerciali quando invece quell'area dovrebbe attrarre investimenti industriali. C’è il problema del commercio in città, che ha abbandonato il centro ormai diventato invivibile e si è spostato in periferia. Queste situazioni sono il frutto di scelte sbagliate che vengono da lontano e che bisogna correggere, subito e in modo chirurgico.

Il centrodestra le pare rigenerato oggi?

Il centrodestra oggi è rappresentato semplicemente dalle seconde e terze file di quelli che governavano con Landella. Non ha un briciolo di classe dirigente. Se questo personale politico non si accorgeva di quello che avveniva con Landella vuol dire che è bene tenere loro e i partiti che rappresentano lontani da Palazzo di Città. E se invece ne erano consapevoli significa che si sono rivelati politicamente complici di quel sistema, a maggior ragione non devono tornare ad amministrare. Stanno facendo a gara per smentire che Landella sia ancora vicino a loro, perché i vertici romani del centrodestra, a partire da Giorgia Meloni, hanno il terrore di quello che è accaduto a Foggia, poiché lo permisero pur essendone pienamente a conoscenza. Meloni sostenne Landella alle primarie con La Salandra, nonostante io le avessi detto perfettamente quello che stava avvenendo.

Cosa ha pensato leggendo l’indiscrezione de l’Attacco sull’idea di listone civico cui starebbe lavorando Landella?

Non mi ha stupito. Landella fa il proprio mestiere, si rivolge a un sistema di voto organizzato e clientelare che gli è ancora affine. La stessa indagine della Procura sull'emergenza abitativa è la cartina di tornasole di un certo modus operandi. Landella si sta muovendo e non ci sta a essere messo da parte da coloro erano suoi sodali e quasi “camerieri”.

E del Pd che pensa?

Rispetto le discussioni interne di ogni partito, quindi anche nel Pd, soprattutto dopo l'esito del congresso nazionale. Ma questo non cambia di una virgola il tema della discussione. Non mi interessano i potentati, gli apparati e le correnti. A me interessa chi ha voglia di cambiare le cose in modo totale e radicale. E voglia farlo sul serio.

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