Circa 350 persone in piazza Mercato per l’evento “30 anni (persi) alle spalle, 30 (felici) davanti – Cosa farò ‘da grande’ per Foggia”. Evento che ha saputo di preludio alla candidatura a sindaco di Giuseppe Mainiero, fondatore del movimento “Resto a Foggia” ed ex consigliere comunale di centrodestra che ha costruito una certa credibilità politica anche sulla sua strenua e pluriennale opposizione all’ex sindaco Landella. E che, dopo aver rotto da molto tempo pure con FdI (suo storico partito d’appartenenza), sta invece lavorando per diventare espressione, alle amministrative d’autunno, di una coalizione che terrebbe insieme, in primis, il M5S e le forze civiche emilianiste.
E’ andata dunque in scena venerdì sera l’intervista, densa di ritmo e a tutto tondo, condotta da Piero Paciello sul declino di Foggia e sulla “necessità di una scelta radicale di cambiamento”, come ha sostenuto, a più riprese, l’ex eletto rispondendo alle sollecitazioni del direttore de l’Attacco. Il quale ha aperto il botta e risposta con un preciso quesito, ovvero se Foggia fosse una città mafiosa e meritasse lo scioglimento del Comune per infiltrazioni. Scioglimento definito dallo stesso Paciello come “sospensione della democrazia in cui articolazioni forti dello Stato hanno pensato di poter fare a meno della partecipazione collettiva, come se non servisse più, prendendo decisioni di carattere politico”, ha affermato il direttore, ricordando pure l’inefficacia di quell’istituto antimafia ratificata dalla relazione della Commissione parlamentare presieduta da Nicola Morra.
“Quest’evento – la premessa di Mainiero nel rispondere – è un primo passo verso una forma di dialogo in controtendenza con il sistema ermetico che in questi anni ci ha governato. Abbiamo deciso di allestirlo in un luogo che una volta ospitava il mercato e che ricorda l’identità e la vita della città. Oggi, però, tale piazza rappresenta la metafora di Foggia: il suo abbandono, il suo degrado, la sua apatia, la mancanza di entusiasmo. Foggia – è entrato nel merito l’ex eletto - non meritava lo scioglimento per mafia perché la criminalità organizzata locale, feroce e agguerrita, non ha mai controllato, però, gli asset strategici dell’economia cittadina, condizione necessaria, come ricorda il procuratore Gratteri, per definire un territorio mafioso. Foggia, piuttosto, aveva un problema di corruzione e collusione all’interno di un sistema malato di relazioni tra politica e una certa economia. Lavoreremo affinché questo non accada più”.
“Va però altrettanto ricordato – ha proseguito Mainiero –, la relazione di scioglimento ha fondato sulla permeabilità della macchina amministrativa, la stessa che insiste da 25 anni nel capoluogo e che non è stata modificata neppure dalla commissione prefettizia, rispetto al fenomeno criminale: una permeabilità manifestatasi attraverso determinato personale che consentiva alle organizzazioni criminali di entrare nella tecnostruttura per trattare la casa popolare o il contributo di 300 euro. Negli ultimi sette anni – ha aggiunto il fondatore di ‘Resto a Foggia’ - è occorso un decadimento di stile rispetto al passato, anche a causa di un voto organizzato, quello dei sistemi datoriali, dei sindacati, delle organizzazioni di rappresentanza, dirottatosi tutto su una parte politica (il riferimento a Landella, ndr). Nel frattempo – ha concluso sul punto – qui la Dia ha fatto un gran lavoro, decapitando a livelli importanti i vertici dei clan. Il passo successivo, però, è costruire opportunità di lavoro, per dare ai giovani la possibilità di restare a Foggia. La città deve riconnettersi a sistemi di sviluppo economico, sociale, culturale. Se la cattiva politica ha allontanato la gente dal coinvolgimento nella cosa pubblica penso, d’altro canto, che nei foggiani ci sia ancora molta fame di partecipazione, perché qui esiste un voto libero nettamente maggioritario rispetto a quello organizzato (che, secondo Paciello, tra criminalità organizzata e sistema della rappresentanza d’interessi, vale al massimo il 25-30%, come sosterrà sul punto, ndr)”.
“Il problema – ha proseguito Mainiero - è che a votare ci vanno solo le ‘truppe cammellate’. Ecco perché, per una riappropriazione collettiva della cosa pubblica, va infusa alla comunità – ha proseguito Mainiero - la speranza di poter tornare ad avere una rappresentanza migliore. La città non può più essere piegata su stessa, amministrata da una burocrazia senza visione (riferendosi, tra l’altro, alla commissione straordinaria in seno a Palazzo di Città, ndr). La preghiera laica che rivolgo ai cittadini, allora, è di votare per persone di cui si conosce e si può verificare la competenza: caratteristica che esisteva, per esempio, nella classe dirigente della Prima Repubblica. Oggi Foggia – ha integrato l’ex eletto - ha necessità di contare di più anche a Bari e a Roma, senza andare con il cappello in mano, ritrovando, invece, una proposta politica all’altezza della sua storia”.
La visione di sviluppo che Mainiero sostanzia sta nel “necessario ritorno al rapporto biunivoco tra il capoluogo e la sua provincia”. Ma anche nell’urgenza di “approvare un piano urbanistico ‘rigenerativo’ per la riqualificazione del centro storico e dei quartieri settecenteschi ormai degradati, super occasione mancata dalla stagione del più grande piano italiano di urbanistica contrattata avutosi proprio nel capoluogo dauno. Tutto ciò – ha analizzato - servirà a fermare la non più sostenibile espansione urbanistica di Foggia”.
Visioni di sviluppo non solo nel campo dell’edilizia, ma anche nell’industria, nell’agricoltura, nel commercio: in quegli asset e risorse “non delocalizzabili” che per Mainiero dovranno essere il volano economico della città. Da un lato il rilancio dell’Irip, dell’Ovile nazionale, della Fiera di Foggia, nonché della zona Asi, “un cimitero industriale con aziende chiuse, abbandonate – lo ha definito Mainiero – e, nonostante ciò, la politica ha pensato che lì si dovessero costruire i centri commerciali, una follia che ha ucciso il commercio in città trasferendolo in zone dove si dovrebbero attrarre, invece, gli investimenti dell’agroindustria, anche per chiudere il ciclo di produzione, ossia ciò che porta vera ricchezza al territorio”; dall’altro, però, pure la necessità di abbandonare le politiche sociali “caritatevoli” (come le ha definite Paciello), che “hanno creato – gli ha fatto eco Mainiero – un sistema privo di trasparenza a vantaggio delle solite clientele elettorali, quelle, per esempio, dei pacchi di pasta che l’ex assessora Roberto teneva, ancora nel 2019, nelle stanze del suo assessorato. Per intercettare il vero disagio in città – ha proposto Mainiero sul tema - la politica dovrà ascoltare la voce e l’esperienza del più grande Terzo settore d’Italia, quello che proprio a Foggia possiamo vantare”. Parole dure anche sulle municipalizzate dei servizi “con management inadeguati – ha detto -, le quali vanno ricostruite dalle fondamenta”.
Il tema più trasversale che ricorre nella trattazione di tutti questi argomenti è quello della selezione della classe dirigente, nonché del sistema delle rappresentanze “che a Foggia è stato spesso costituito da ‘prenditori’ e non da veri imprenditori”, ha affermato Mainiero. Motivo per cui, alle prossime amministrative, “la città dovrà distinguere i competenti dagli incompetenti, i faccendieri dalla gente per bene, le persone con un’idea dai cretini che hanno governato a Palazzo di Città. Foggia - ha chiosato - ha bisogno di una classe dirigente che non necessiti dei cosiddetti ‘facilitatori’”. E’ il preludio all’ultima fase dell’intervista, quella che, su precise domande di Paciello, porterà il fondatore di ‘Resto a Foggia’ “a non rinnegare nemmeno sotto tortura di essere cresciuto con una cultura e una storia di destra”, ma a dichiarare altrettanto che “per il buon governo di un ente locale non contano i colori ma le persone intelligenti. Ora – ha proseguito - dobbiamo decidere con chi sederci al tavolo: non ho alcun imbarazzo a guardare anche al mondo socialista e centrista per un progetto di cambiamento radicale che cancelli le incrostazioni del sistema”.
“E il Pd?”, farà Paciello. “E’ chiamato a compiere una scelta di campo”, risponderà Mainiero. Che, infine, a precisa richiesta “ti candidi a sindaco?”, replicherà “nella sfida appena menzionata ci sono, sarei ipocrita a dire il contrario. Dopodiché quando si costruisce una squadra c’è bisogno del pilota di punta: non so se sono Schumacher ma di certo non sono Irvine, se c’è qualcuno che conosce la macchina amministrativa meglio di me si faccia avanti. Presentatemi Schumacher”, l’ultimo grido di battaglia.
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