Non è rottura e non è nemmeno una dichiarazione di guerra, tuttavia deve essere tenuta in considerazione l’uscita dall’aula consiliare di Adriano Carbone quando, nel corso dell’ultimo Consiglio comunale, è stata approvato l’accapo che prevedeva una variazione di bilancio. Il consigliere è indipendente, dopo la precedente rappresentanza di Fratelli d’Italia, ma aveva pur sempre votato sempre a favore della maggioranza di governo. Stavolta non ha votato contro, ma nemmeno a favore. Se n’è uscito, come detto, per tornare successivamente nell’assise consiliare. “L’aspetto più importante di questa vicenda – commenta Carbone a l’Attacco – è essenzialmente uno: basta continuare ad usare a pretesto l’inesperienza, dopo che siamo quasi a due anni dall’insediamento dell’Amministrazione”.
Per motivare meglio, il consigliere indipendente precisa che “succede ancora, purtroppo, che nella maggioranza ci sia qualcuno investito di chissà quale ruolo che non sempre coinvolge la coalizione. Succede che sia coinvolta soltanto quando ci sono momenti più particolari, nei quali serve che ognuno si impegni particolarmente per dare il proprio contributo in aula. Adesso è finito questo modo di fare. A me, non sta più bene”. Preferisce non specificarli ma aggiunge che “all’inizio, ci sono stati episodi anche più gravi” ma è andato oltre per il quieto vivere.
Ricorda, invece, che “ci sono numerose questioni aperte, che sembrano abbandonate a loro stesse. Una per tutte, quella del servizio di riscaldamento e pubblica illuminazione”.
Non è arrabbiato, piuttosto si avverte delusione nelle sue parole. “Penso che la caratteristica più importante di questa legislatura è dare un segnale di discontinuità con il passato. Mi fa rabbrividire il pensiero che quelli di prima non erano più bravi di noi, ma noi siamo stati capaci in due anni di far dimenticare tutto ciò che i precedenti amministratori hanno combinato”.
Anche gli assessori sono sotto esame, visto che “bisognerebbe interrogarsi per verificare se sono adeguati, rispetto ai compiti loro assegnati”. Sembra che un’idea e un giudizio li abbia e, partendo dalla considerazione che “quando un amministratore detta un indirizzo politico, il dirigente deve seguirlo e realizzare ciò che gli viene chiesto, fatte le debite verifiche di legge, osserva che “invece la macchina amministrativa non risponde, in particolar modo quando si tratta di qualcosa che si pone in discontinuità con il passato”.
A questo punto, in virtù della comune provenienza dalle fila dei meloniani di cui sono entrambi ex, si ferma sull’assessora al Welfare Grazia Pennella. “Visto che partecipa agli incontri della lista Strada Facendo, dovremmo capire: Pennella in quota a chi è?”, la sua domanda. “Potrei anche condividere la risposta, però bisogna che mi venga comunque data. Qualunque essa sia”.
Una risposta che è comunque già nota, come abbiamo raccontato su queste pagine da marzo scorso. L’assessora ha costituito in gruppo Noi per Manfredonia, che è rappresentato nella massima assise cittadina dagli ex forzisti Antonia Vera Chiara Facciorusso e Ciro Campanella.
“Attendo che il Sindaco Gianni Rotice mi chieda le ragioni della mia uscita dall’aula – riprende il consigliere Carbone-. E, quando lo farà, gli dirò che non sono più disponibile ad andare in aula e alzare la mano tanto per farlo. Non vivo di politica e non ho mai chiesto niente a nessuno. Perciò potrei starmene anche a casa e occuparmi a tempo pieno della mia professione. In fin dei conti, la maggioranza passerebbe da 16 a 15 e, quindi, non cambierebbe niente”.
Sorride e ci tiene a specificare che se davvero si arrivasse a tanto “non mi unirei comunque all’attuale minoranza. Piuttosto, farei un’opposizione diversa”.
La sua “non è una posizione polemica, piuttosto è un primo bilancio. Siamo arrivati al punto che o ci chiariamo per capire dove vogliamo andare, come vogliamo farlo e con quale squadra, altrimenti…”.
Ma non continua la frase. Né la termina.
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