Così come a Bari anche a Foggia Fratelli d’Italia non ha alcuna intenzione di convergere su candidati sindaci proposti da altre forze dello schieramento di centrodestra. Spetta ai meloniani la paternità del nome di colui che tenterà di riportare ancora una volta Palazzo di città al centrodestra, pur dopo il marasma che l’ha travolto a partire dal 2021, alle urne che stando a fonti del Viminale dovrebbero tenersi il 12 e il 13 novembre prossimo. Questo spiega, a detta di fonti interne a FdI, l’impossibilità di farsi star bene una personalità pur valida e competente quale l’ex assessore regionale Leo di Gioia, che piace a FI e Lega ma ha fatto capire chiaramente di voler essere della partita solo qualora gli venisse chiesto dall’intero schieramento.
In realtà ciò che trapela è che dopo le titubanze del 2019, quando rinunciò a correre come candidato sindaco, stavolta ci sia una volontà da parte di Fabio Porreca, ottimo imprenditore con la propria Svicom – leader nazionale nella gestione dei centri commerciali - ed ex presidente di Camera di commercio e Confcommercio, ma anche marito della senatrice meloniana Annamaria Fallucchi.
Un professionista che ha già dimostrato spessore istituzionale, che gode di ottime relazioni in Puglia come nel resto d’Italia, i cui risultati sono stati celebrati a livello nazionale e che ha solidità economica, il che non guasta in vista della campagna elettorale. Ma il binomio senatrice-sindaco imbarazza qualcuno e potrebbe danneggiare in primis Fallucchi.
Come anticipato su queste colonne martedì scorso, molte settimane fa c’è stata una presa di distanze del ministro Raffaele Fitto, cui la senatrice è da sempre legatissima, il quale avrebbe detto chiaramente di volerne stare fuori perché lo scenario ricorderebbe troppo il modello familiare Landella-Di Donna (con tutti i distinguo del caso). Fallucchi, peraltro, rischierebbe non solo polemiche di tale tenore ma anche di diventare il parafulmine in caso di eventuale sconfitta di Porreca alle urne. La soluzione possibile, secondo qualcuno, vedrebbe la proposta di Porreca – su cui molto si sta lavorando a Roma – venire non dall’ala fittiana del partito bensì dalla corrente opposta, quella di Marcello Gemmato cui appartiene l’altro parlamentare, Giandonato La Salandra. Sarebbero proprio Gemmato e Melchiorre a sondare il terreno in tal senso, confermando i rumors di movimenti di vari settori tra Roma e Foggia.
Porreca avrebbe, dunque, ottenuto un sostanziale via libera da tutte e tre le componenti di FdI a Foggia, compreso il consigliere regionale Giannicola De Leonardis che in tal modo evita di vedersi tirare in ballo quale candidato sindaco, opzione da lui seccamente scartata. Rappresenterebbe la dimostrazione plastica di una ritrovata coesione interna, un fattore che darebbe al partito una qualità maggiore dell’azione politica e una più forte immagine all’esterno.
Ma se davvero Porreca fosse il nome di FdI al tavolo della coalizione che possibilità ci sarebbero che gli alleati principali – Lega e Forza Italia – diano il proprio benestare?
Nel partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni non si fidano pienamente dei salviniani, sia per l’antagonismo con Salvini che per la necessità della Lega di rafforzarsi. Non si esclude, tra quelli di FdI, che l’ipotesi Porreca possa rappresentare il pretesto per la Lega per rompere la coalizione.
Per quanto strano possa sembrare il corteggiamento fatto dai meloniani all’ormai 80enne ex procuratore capo Vincenzo Russo – che ha rifiutato – c’è chi sostiene che col nome di Russo al tavolo la Lega e FI non avrebbero avuto nulla da dire in contrario. “Inoltre la candidatura di Russo si sarebbe collegata a un accordo in base al quale sarebbero stati suo diretto appannaggio i quattro principali assessorati, quelli chiave come bilancio e lavori pubblici”, dicono a l’Attacco fonti interne al partito. “Ad ogni modo, ci interessa scegliere una persona che possegga una chiara visione: al ballottaggio dovrà essere ben evidente alla comunità cittadina la differenza che c’è tra la visione del nostro candidato e quella degli altri schieramenti”.
E se in casa Lega c’è il segretario cittadino Antonio Vigiano, ex consigliere comunale, che coltiva ancora l’ambizione di essere il candidato sindaco, sogno già inseguito nel 2019 – mentre il plenipotenziario Raimondo Ursitti lavora per di Gioia, c’è chi afferma che tra i forzisti sia tornato a circolare il nome dell’avvocato Tonio Ciarambino, candidato alle politiche di settembre 2022, al quale i meloniani potrebbero opporre – come soluzione di riserva rispetto a Porreca – l’avvocato Vincenzo De Michele, che dà garanzie di competenza e di determinazione rispetto alla gestione della macchina amministrativa comunale. Non preoccupa, invece, la fronda degli 11 cespugli rivelata su l’Attacco giorni fa. “Non sono nemmeno definibili quali sigle minori, eccezion fatta per l’UdC”, dicono dai partiti di governo, riferendosi a partitini quali Nuovo PSI, Italexit, l’Altra Italia. “Si tratta in realtà di 11 persone che non riuscirebbero nemmeno a mettere in piedi una sola lista”. L’unico elemento che appare rilevante, oltre all’UdC, è Massimiliano Di Fonso, che fu il più suffragato di tutti alle comunali del 2019 e che mantiene ancora un proprio significativo bacino di consensi. E’ slittato alla prossima settimana l’incontro a Roma sul voto di Foggia: era previsto per i giorni scorsi ma fonti parlamentari spiegano che le continue votazioni in aula non l’hanno reso possibile.
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