Riunione rovente M5S, base vuole nome identitario e dice no a Pd. Richiesta di deroga per Barone o Pellegrini

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E’ stata “rovente” l’atmosfera nel corso della riunione che il M5S ha tenuto lunedì sera a Foggia per discutere delle elezioni comunali del 22 e 23 ottobre prossimi. A riferirlo sono gli stessi pentastellati, specificando di non fare riferimento (solo) alle temperature meteo torride, bensì al tenore del dibattito. Il coordinatore provinciale ed europarlamentare Mario Furore ha dovuto constatare che la linea maggioritaria espressa dalla base degli attivisti, se non quella totalitaria, è contraria all’alleanza col Pd di Raffaele Piemontese. Un bel problema per i contiani, visto che mancano ormai soltanto tre mesi alle urne e che il perimetro della coalizione va definito al più presto.

L’auspicio del campo giallorosso, così come alle provinciali di gennaio scorso, pare dunque adesso scontrarsi con la netta posizione degli attivisti, che non tollerano l’idea di correre sin dal primo turno insieme ai dem ma soprattutto non ritengono immaginabile che il M5S possa rinunciare alla prerogativa di esprimere un proprio candidato sindaco. L’unica possibilità è, così stando le cose, che Furore porti al tavolo della coalizione un nome fortemente identitario – dunque un pentastellato – oppure una o più opzioni comunque espressione del M5S. Una situazione che crea non pochi problemi, alla coalizione come allo stesso MoVimento. C’è infatti da capire se il Pd abbia maturato l’intenzione di sostenere, insieme ad altri pezzi del centrosinistra, il candidato sindaco in pectore più forte finora palesatosi, ovvero l’imprenditore delle rinnovabili Marcello Salvatori.

E quest’ultimo sarebbe disposto a scendere in campo anche laddove la coalizione fosse orfana del M5S? A l’Attacco, l’ingegnere era stato chiaro la scorsa settimana nella propria prima intervista sulla decisione di correre per Palazzo di città: serve allargare per poter pensare di imprimere un vero cambiamento. Dopo l’invito rivolto a Furore e all’assessora regionale Rosa Barone di visitare la sua impresa e di conoscerne le attività, Salvatori aveva capito che i tempi del M5S erano ancora lunghi, tanto da dire su queste colonne: “Ho avuto la possibilità di ragionare con persone di provenienza politiche diverse. Molti hanno ancora la necessità di fare approfondimenti nelle rispettive formazioni politiche. Del resto è una novità recente la mia intenzione di candidarmi ed è più che legittimo che alcuni abbiano bisogno di capire chi sono. Lo comprendo perfettamente. Al contempo penso che questo percorso vada fatto velocemente, visto che manca poco tempo alle elezioni. Al momento siamo ancora in una fase iniziale e di approfondimento, è in corso una riflessione di alcuni sulla mia posizione. Poi si vedrà se la mia disponibilità si potrà trasformare in una candidatura. Quel che è certo è che io seguo una logica inclusiva e che la mia nasce come operazione civica”.

Ora che la base 5S rivendica con forza un nome identitario, senza valutare neppure l’ipotesi Salvatori, per Furore si apre la via di un tentativo col leader Giuseppe Conte: gli attivisti l’hanno infatti sollecitato a chiedere una deroga per Barone o per il parlamentare Marco Pellegrini.

Furore – che era il nome preferito da Conte - si è da tempo chiamato fuori e ora sente con serenità di poter correre per un secondo mandato a Bruxelles l’anno prossimo. Invece sia Barone che Pellegrini sono già al secondo mandato.

Ma se si trattasse del secondo bisognerebbe tornare al voto nel collegio uninominale e di questi tempi al M5S non converrebbe, giacchè sarebbe molto probabile ritrovarsi con un parlamentare in meno. “Il problema non è dato da Salvatori, ottima persona”, spiegano alcuni fonti del M5S a l’Attacco. “Gli attivisti vogliono un nome nostro e molti lunedì hanno detto che non si candidano se ci alleiamo col Pd. Dovremmo andare al tavolo con più opzioni e vedere che succede, ma prima serve parlare col presidente Conte”. “Se il candidato sindaco non è uno tra Furore, Barone o Pellegrini, è a rischio l’impegno degli attivisti in campagna elettorale in caso di alleanza col Pd. Ci sono seri dubbi che il M5S possa ottenere un buon risultato, che deve essere attorno al 20-25% visto che a Foggia Conte è di casa, è un suo feudo”, dicono altri pentastellati.

Dalla riunione è emerso con chiarezza anche come sia da considerarsi del tutto archiviata ogni ipotesi di riavvicinamento dei 5S al candidato sindaco di Resto a Foggia Giuseppe Mainiero, che coi suoi ultimi post Fb sta prendendo fortemente di mira il MoVimento e i suoi dirigenti.

“Anche chi, tra gli attivisti, era tra i più fervidi sostenitori non ne parla più. Peraltro, a quanto trapela Mainiero starebbe interloquendo con pezzi di centrodestra e avrebbe anche cercato di riallacciare i rapporti con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, leader del suo ex partito vale a dire Fratelli d’Italia, per farle capire che è lui a rappresentare il nome migliore. Quanto a noi non va perso altro tempo, entro fine mese è necessario definire la coalizione e decidere chi sarà il candidato sindaco”, rivelano alcuni partecipanti alla riunione pentastellata riferendo di rumors giunti dal centrodestra.

Ma Mainiero da anni ha condotto una guerra quotidiana contro il centrodestra foggiano, che lo vede ormai come fumo negli occhi. Meloni scelse la linea dei landelliani anziché la sua nel 2019, perché dovrebbe agire diversamente oggi?

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testatina dillo al direttore WEB

 

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