“Ho deciso di scendere in campo per essere vicino alla mia città, a tutti voi. Scegli, partecipa, cambia”. E’ il messaggio audio che sta circolando nelle chat WhatsApp in questi giorni roventi di campagna elettorale foggiana e a parlare è, in purissimo Berlusconi style, il cerignolano di adozione Marco Trombetta, candidato nella lista di Forza Italia. Giornalista, avvocato e politico da molto tempo, il 51enne genero del patron di Iposea Masiello è un veterano delle urne. Quando non è in campagna elettorale indossa i panni del cronista politico, come da inviato a Montecitorio per Giornale Radio, ma è anche vicepresidente dell’Associazione giornalisti pubblicisti italiani uniti per l’Europa PIUE e, da luglio scorso, presidente nazionale dell’Osservatorio giuridico ed economico sul Made in Italy. Era ancora berlusconiano nel 2018, quando la famiglia Masiello (partita nel 1927 inscatolando le olive cerignolane e oggi con export attuale di conserve alimentari di ogni tipo in 42 Paesi di tutto il mondo, quarta generazione di un’impresa che dà lavoro a ben 190 persone, nome di punta dell’agroalimentare di Capitanata) ospitò a Cerignola lo stato maggiore di FI.
Avvenne a poche settimane dalle elezioni politiche di marzo, quelle che videro il clamoroso enplein del M5S al Sud e in Capitanata. Un disastroso terremoto politico. Qualche sentore era nell’aria e questo spiega il discorso tenuto in azienda, nell’incontro coordinato da Trombetta.
“Il vero rischio è che vinca il M5S. Immaginate come andrebbe l’impresa in cui ci troviamo se al posto del Cavalier Masiello diventasse presidente l’ultimo degli assunti, l’ultimo arrivato. Stareste tranquilli sul futuro di questa impresa?”, fu la provocazione dell’ex parlamentare molfettese e candidato al Senato Sergio Silvestris (superato poi dal 5S Quarto). “Non si può affidare il Paese a gente che non ha esperienza”, fu il commento a l’Attacco del patron Giusto Masiello, che dichiarò di aver rinunciato alla candidatura al Senato nel collegio uninominale Puglia 3 (andato a Silvestris), proposta da Vitali su diretta indicazione di Silvio Berlusconi, per dedicarsi all’impresa. Fu un totale sfacelo per i partiti tradizionali di ogni tipo, ovunque furono eletti i pentastellati.
Subito dopo avvenne il passaggio in Lega, con cui nel 2020 Trombetta arrivò sesto nella lista della Lega alle elezioni regionali, ottenendo 1.579 voti e piazzandosi dopo i foggiani Joseph Splendido (eletto) e Luigi Miranda, il sipontino Cristiano Romani, l’ex sindaco di Torremaggiore Costanzo Di Iorio e la peschiciana Camilla Tavaglione.
Ma in compenso Trombetta incassò un primato: fu il primo dei candidati di Capitanata per spesa in pubblicità elettorale su Facebook, oltre 9mila euro in tre mesi. Un importo più che doppio rispetto a quello impegnato, nello stesso periodo, dalla fittiana Anna Maria Fallucchi e dall’allora UdC Napoleone Cera, fermo a quasi mille euro.
Nel 2021 nuova competizione elettorale per Trombetta alle comunali di Cerignola: tra i nomi della Lega quando si tentò di far tornare il centrodestra a Palazzo di città dopo il biennio di commissariamento per infiltrazioni mafiose.
Ottenne 160 voti e non fu eletto, ma del resto Trombetta opera ormai soprattutto negli ambienti romani (tra comunicazione, impresa e giornalismo) sebbene l’impegno politico lo veda sempre attivo anche nelle dinamiche di Capitanata.
Tramontato il sogno della Lega partito nazionale e col Capitano Matteo Salvini scalzato dalla imperiosa crescita di Fratelli d’Italia (oggi dato al 29,1%), il cerignolano è poi tornato alla casa d’origine, quella berlusconiana.
Ed è con le note dell’inno di FI che ha accompagnato lo scomparso leader per decenni, e con uno stile che ricalca quello del Cavaliere di Arcore, che Trombetta firma il vocale che da ultimo, assieme al santino elettorale, ha invaso le messaggerie telefoniche. Il suo modello è sempre rimasto Berlusconi ma oggi decanta le doti dell’attuale presidente Antonio Tajani e vanta una vicinanza al coordinatore regionale e deputato Mauro D’Attis, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia.
Poco potrà fare, però, rispetto ai campioni di consenso della lista azzurra a sostegno della candidatura a sindaco di Raffaele di Mauro: i pronostici scommettono sui risultati dell’ex assessore Paolo La Torre, dell’ex consigliere comunale meloniano Gino Fusco, dell’ex delegato del sindaco Landella alla pubblica illuminazione Pasquale Rignanese, dell’avvocato Alfonso Buono (che fu nominato da Landella presidente della partecipata AM Service e che si dimise a febbraio 2021), dell’ex primo cittadino Mimmo Verile.
A completare la lista la sanseverese Soccorsa Chiarappa, Valentina De Cesare, Antonio Pio De Ninno, Pietro Di Biase, Giuseppina Di Brisco, Antonia Dota, Debora Gitto, Giorgia Graziani, Alessia Mariapia Inneo, Michele Pio Lombardi, Emanuele Martino, l’ex leghista Maria Morelli, Pietro Pepe, Raffaele Pepe, Michele Russo, Raffaele Sarcina, Giusy Sciarappa, Massimo Sireno, Angelo Carmelo, Luigi Stefania, Adriana Vallario, Antonio Veneziano e Stefania Vurchio.
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