Quanti cittadini si prendono la briga di leggere i programmi elettorali presentati dai candidati sindaci? Pochi, forse nessuno. Deve essere quello che hanno pensato alcuni dei cinque sfidanti a Foggia. La palma del minore impegno e della massima sintesi spetta al centrodestra di Raffaele di Mauro, che ha liquidato in nove pagine i propri propositi, affidandosi anche a un estensore che avrebbe necessitato di un correttore di bozze visti i numerosi incidenti grammaticali. Una semplice revisione avrebbe almeno evitato che apparisse raffazzonato e chiuso alla bella e meglio. Ancora berlusconiano fino al midollo, il 41enne avvocato e segretario provinciale di Forza Italia rievoca in esordio “il patto con gli Italiani” e lo tramuta nel suo “patto per Foggia”. Una scelta che sa di antico, specie nel più giovane dei candidati sindaci, il quale potrebbe e dovrebbe invece, sul piano comunicativo e della propria immagine, sfruttare la carta anagrafica molto meglio. Vedere di Mauro sempre elegantemente vestito nelle sue mise completo&cravatta, perfetto dalla testa ai calzini e alle scarpe (come un politico d’antan), sarà sì rassicurante per l’elettorato moderato ma lo fa apparire lontanissimo rispetto alle giovani generazioni, che invece in lui potrebbero trovare un volto fresco su cui puntare. I cinque macro punti del suo programma sono sicurezza, bellezza, legalità, sviluppo economico e connessione.
Dopo aver subito chiarito che ci sono “criticità che nel corso degli ultimi decenni si sono stratificate”, allontanando le responsabilità del declino sulle sole due ultime consiliature di centrodestra, il programma del centrodestra snocciola idee quali postazioni fisse dei vigili urbani nei quartieri, potenziamento della videosorveglianza, “realizzazione di due grandi aree a parcheggio sotterraneo in grado di collegare la stazione con la cattedrale avvicinando il Parco delle Diomedee, la Cittadella dell’economia e la Fiera e il suo parcheggio. Un collegamento delle aree vitali della città agevolato da nastri trasportatori per percorsi in assoluta sicurezza, ma anche funzionali allo sviluppo commerciale della città”.
Quanto ad Amiu Puglia spa e dunque al servizio di igiene urbana di Mauro include “tra le soluzioni possibili, la stessa scissione d'azienda con il ritorno ad un controllo diretto da parte di Foggia”. Rispetto alla legalità, “per rendere tangibile il costante riferimento alla trasparenza sarà utile l’istituzione dell’Osservatorio sugli atti amministrativi degli organi comunali con un rendiconto periodico alla città, affidandone la presidenza ad una ridisegnata figura di Difensore civico”. Si propone anche “un Osservatorio del mercato del lavoro”, mentre per ciò che concerne la macchina amministrativa comunale no a graduatorie pregresse, sì invece a nuovi concorsi per le nuove professionalità, oltre alla valorizzazione di quelle esistenti ma “sopite”.
Il più prolisso è il docente Unifg Nunzio Angiola, ben 43 pagine preparate da tempo. L’impronta accademica del candidato sindaco civico e di alcuni suoi candidati si nota sin da subito nell’impostazione a mo’ di libro. E’ quello che sciorina più di tutti numeri e statistiche (compresi i dati della CGIA di Mestre sulla fuga dei cervelli), che propone “l’APPEA (Area Produttiva Paesaggisticamente ed Ecologicamente Attrezzata) che in Puglia il Comune di Bitonto sta brillantemente realizzando con obiettivi straordinari e molto condivisi dalle imprese”.
Capitolo rifiuti con riferimento polemico al rivale Mainiero: “Il rinnovo novennale della convenzione con AMIU è stato un atto dovuto, indifferibile e necessario, adottato dai commissari, dopo diverse decine di proroghe. Noi non saremo mai i talebani che disfano le carte e i modelli gestionali solo per pescare qualche voto in più o per soddisfare la smania di grandezza di alcuni”. Berlusconiana la promessa finale: “Vareremo nei prossimi 5 anni un programma assunzionale senza precedenti, bandendo diversi concorsi a partire da 50 nuovi vigili urbani”. Ma il piano delle assunzioni previsto per l’ente è ben diverso e non certo perché non si voglia incrementare la polizia municipale.
Nelle 24 pagine depositate dal civico Antonio de Sabato le sue “sette idee capitali per Foggia”, affidate alla grafica più povera e meno leggibile dei cinque programmi. L’ex consigliere comunale lancia la trovata del “sindaco della notte con finalità di coordinamento e gestione di tutte le attività notturne che coinvolgono varie figure, sulla falsariga di città evolute come New York, Londra, Amsterdam e Trento”. Sul fronte mesto dell’occupazione, de Sabato vola alto proponendo “la scuola dei mestieri dove insegnare, per esempio, le basi della cultura cinematografica, dei mestieri del cinema, ovvero dei ruoli che oggi l’industria cinematografica locale e non solo richiede”. L’ormai morta Fiera dell’agricoltura di Foggia va trasformata da “un’esposizione di oggetti a uno spazio di esperienze”.
Capitolo sviluppo sostenibile: nulla si dice del “piano strategico cittadino” previsto per “promuovere la riconversione della città verso settori industriali innovativi e in crescita”. E poi la “Consulta del commercio e dell’artigianato”, un “documento strategico” per gli stessi comparti, “il riutilizzo di spazi e di grandi contenitori urbani dismessi”, un sogno di ispirazione vendoliana chiamato “laboratorio urbano Cittadella della musica”. Sul fronte turistico “un laboratorio per valorizzare l’immagine di Foggia come città di Federico II”. Piacerà sicuramente agli adolescenti, qualora se venissero a conoscenza, l’idea di uno “Skate park, tanto agognato dai giovanissimi”. Rispetto ai rifiuti “si può pensare di tornare a costituire un’azienda municipalizzata su cui esercitare un controllo politico diretto”, con sede a Foggia.
Di più: de Sabato immagina una “spa a totale capitale pubblico, una multiservizi pubblica foggiana” che si occupi di tutto (dalla pubblica illuminazione alle strade, dai rifiuti al verde pubblico, dai parcheggi alla videosorveglianza). Infine una “TARI sociale” ovvero uno sconto sulla tassa dei rifiuti, un “Disability manager” per l’inserimento lavorativo dei diversabili, un servizio di taxi sociale e la già nota proposta di candidatura di Foggia a capitale italiana del libro 2025.
Ventisei le pagine del programma di Marida Episcopo, candidata sindaca del campo largo progressista con lo slogan “Tutta un’altra storia” fin troppo simile a quello di Leo di Gioia di alcuni anni fa (“Un’altra storia”). Uno slogan che viene declinato in dieci modi diversi (come il numero di liste della coalizione) per un risultato in cui domina l’aspetto pubblicitario dell’agenzia di comunicazione (una Red Hot ormai spompa) mentre rispetto ai contenuti ci si aspettava molto di più, considerato che si tratta dello schieramento con le possibilità di vittoria di gran lunga maggiori. Proposte concrete non se ne leggono.
Nel capitolo “cultura come motore economico” c’è la suggestione del progetto “Foggia città turistica” mediante eventi che rendano la città più visitata e internazionale, una frase che stride col giudizio dato da Episcopo alle politiche culturali di Giuliani e Dicesare (“l’offerta culturale degli scorsi anni mi è sembrata molto eventistica, avrei fatto più filiera culturale e meno eventi”). Fa persino sorridere leggere poi “Un nuovo sistema di affidamento delle strutture e di assegnazione dei fondi: superare il metodo dell’affidamento diretto sostenendo, invece, l’idea di voler affidare gli spazi comunali in modo trasparente attraverso bandi”. Peccato che proprio Parcocittà resti da anni affidato, con concessione scaduta, al gruppo dello storico amico piddino Peppino D’Urso senza che nessuno nel centrosinistra si sia mai sognato di chiederne conto. Si ripropone la vecchia idea del bilancio partecipato e si promette una città diversa entro il 2050. Nulla di memorabile, insomma. Basti una frase per far capire la vacuità del programma di chi rivendica competenza e maggiori virtù rispetto agli altri schieramenti: “Ci impegniamo a trasformare i servizi pubblici, dai trasporti comunali fino alla gestione dei rifiuti, per rendere la vita dei cittadini più comoda e sostenibile”. Se non altro c’è la certezza che Episcopo è sicuramente migliore di chi ha buttato giù il testo del programma.
Il programma del civico Giuseppe Mainiero, 30 pagine, è quello che più somiglia al candidato: diretto e senza fronzoli. Spicca la parte dedicata alla “città digitale”, dimenticata da altri. Mentre un “evento annuale che ricordi Giordano” appare ben poca cosa rispetto a quanto fatto negli scorsi anni con rilievo anche sovraregionale. Poi l’attuazione, finalmente, del Peba (Piano di eliminazione delle barriere architettoniche) e il disability manager, l’istituzione di un microcredito sociale per nuclei indigenti, l’attivazione dei “condomini solidali sulla scorta dell’esperienza di Milano”, la costruzione di un nuovo Palazzetto dello Sport.
Ma soprattutto Mainiero è quello che più si sofferma sulla partecipata Amiu e sulle imprese controllate, sebbene nella tecnostruttura comunale non ritengono possibile la realizzazione della proposta di totale “internalizzazione del servizio tributi attraverso l’assunzione a tempo pieno, in capo alla società AM Service, dell’attuale personale in servizio presso la società di assistenza tecnica Andreani” e soprattutto escludono che si possano risparmiare davvero gli 800mila euro stimati dal commercialista ed ex consigliere comunale. AM Service è immaginata dall’ex meloniano come una multiservizi. “Il primo passaggio da compiere è evidentemente quello di rideterminare i contenuti contrattuali con AMIU, con l’istituzione di una seria raccolta porta a porta che lasci quella stradale eventualmente solo per alcuni rifiuti. Senza escludere una rivalutazione del rapporto con la spa”, scrive. Infine, “almeno il 70% dei vigili dovrà tornare nelle strade e nelle piazze” e “la ricostituzione del Nucleo di Polizia annonaria”.
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