In Puglia, ormai, si respira da tempo aria di campagna elettorale. E, come spesso accade in politica, la battaglia più accesa non si gioca solo contro gli avversari, ma anche dentro la stessa coalizione. Il 23 e 24 novembre i pugliesi saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente della regione, chiudendo un ciclo lungo dieci anni che ha visto Michele Emiliano al vertice. Il testimone, con ogni probabilità, dovrebbe passare ad Antonio Decaro, ex Sindaco di Bari e oggi eurodeputato del Partito Democratico. Tutto appare già scritto, almeno nei sondaggi e nelle percezioni diffuse. Ma dietro le quinte del centrosinistra il clima è tutt’altro che sereno. Il rapporto tra Emiliano e Decaro si è progressivamente logorato, fino a trasformarsi in una sorta di guerra fredda combattuta con manovre sottili, veti incrociati e candidature che diventano pedine su una scacchiera più ampia. Emiliano, che fino a poche settimane fa sperava ancora in una ricandidatura o almeno in una presenza ingombrante nelle liste, è stato costretto a fare un passo di lato. Un passo solo apparente, però, perché il governatore uscente non ha alcuna intenzione di scomparire dalla scena politica regionale. Il nodo centrale è proprio il controllo del futuro Consiglio. Decaro vuole mani libere per governare, costruendo una maggioranza coesa e autonoma dal peso politico di Emiliano. Quest’ultimo, al contrario, punta a mantenere un’influenza significativa attraverso la rete di fedelissimi che in questi anni ha saputo coltivare in tutta la Puglia. Il terreno di scontro è quello delle liste civiche, da sempre serbatoio di voti e potere nel centrosinistra pugliese. Dopo la rinuncia forzata di Emiliano alla candidatura e la conseguente cancellazione della lista del suo movimento Con, si pensava che i suoi uomini confluissero nella compagine civica a sostegno di Decaro, Per la Puglia. Ma il processo si è rivelato tutt’altro che lineare. Nel Foggiano, in particolare, la tensione è altissima. Qui corrono figure molto forti dal punto di vista personale ed elettorale come il consigliere regionale Antonio Tutolo, che nel 2020 raccolse oltre settemila voti, il presidente di Azione Sergio Clemente e il docente universitario Nunzio Angiola, ex deputato e leader del movimento Cambia. Tutti nomi di peso, abituati a giocare da protagonisti. Eppure, il vero centro del conflitto è un altro. Un nome che da settimane agita gli equilibri interni della lista. Quello di Rosario Cusmai.
Cusmai, storico esponente del movimento Con e uomo molto radicato nel territorio, è considerato una potenza a livello di preferenze. Proprio per questo nessuno sembra volerlo davvero in lista. Da un lato Decaro teme che la sua presenza possa trasformarsi in un cavallo di Troia per l’influenza di Emiliano, dall’altro gli stessi Tutolo, Clemente e Angiola non gradiscono la competizione interna che un candidato così forte porterebbe con sé.
Il risultato è un balletto di indiscrezioni, voci e minacce velate di rinunce. I tre avrebbero fatto sapere che, in caso di candidatura di Cusmai, potrebbero rivedere le loro posizioni. In realtà nessuno di loro rinuncerà, ma il messaggio politico è che l’equilibrio nella lista è precario e la regia di Emiliano continua a farsi sentire.
Il governatore uscente, secondo diverse fonti del centrosinistra pugliese, starebbe infatti conducendo una vera e propria guerriglia silenziosa contro Decaro. Non apertamente, ma con mosse strategiche tese a mantenere un controllo indiretto sul futuro assetto di potere. Ogni candidato che si accredita come vicino a lui diventa un tassello di una rete che, seppur ridimensionata, potrebbe costringere Decaro a fare i conti con la sua ombra. Il sogno, raccontano alcuni suoi alleati, sarebbe quello di ottenere addirittura un posto da assessore o una posizione che gli consenta di restare al centro delle decisioni.
La sua strategia sarebbe quella di far eleggere più fedelissimi possibile, così da pesare nella formazione della futura giunta e nelle scelte programmatiche. Una sorta di garanzia di continuità politica, anche in un’era che si preannuncia segnata dal marchio Decaro.
Questo scontro tra due figure che per anni hanno condiviso progetti, alleanze e percorsi istituzionali rappresenta l’emblema della politica pugliese contemporanea. Emiliano e Decaro sono stati legati da un rapporto complesso, fatto di fiducia, collaborazione e ambizione. Decaro è cresciuto politicamente nell’alveo di Emiliano, ne ha ereditato la leadership a Bari e per anni ne è stato considerato l’erede naturale. Oggi però il rapporto si è ribaltato. L’allievo ha superato il maestro e il maestro non è disposto ad accettarlo completamente.
Mentre Decaro prosegue la sua campagna elettorale con l’immagine di uomo del fare, pragmatico e vicino ai cittadini, Emiliano muove le sue pedine in silenzio. Le candidature nei territori, soprattutto quelle che possono sembrare secondarie, diventano strumento di pressione. Un consigliere eletto con cinquemila voti può contare più di un assessore, se risponde a un altro centro di potere. E questo Emiliano lo sa bene.
Il risultato di questa partita si vedrà dopo il voto, quando inizierà la vera sfida, ovvero la composizione della giunta. È lì che si capirà se Decaro riuscirà davvero a liberarsi dall’abbraccio del suo predecessore o se sarà costretto a governare con un equilibrio fragile, continuamente condizionato dai numeri e dai rapporti di forza interni. Per ora la campagna procede su due binari paralleli. In superficie un centrosinistra compatto intorno al suo candidato. Nel sottosuolo una lotta per il controllo del futuro politico della Puglia.
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