Fughiamo subito ogni dubbio, scaturito dopo la visione della locandina di presentazione dell’evento. Domani sera al giornalista moderatore Ciro Dattoli non toccherà arbitrare un incontro di pugilato, quando, a partire dalle ore 18, sul ring della Festa dell’Unità di Torremaggiore saliranno l’assessore regionale e dominus del Partito Democratico di Capitanata Raffaele Piemontese e il padrone di casa Enzo Quaranta. Niente scazzottate, dunque. Ci si augura, almeno. Piuttosto un duello leale e soprattutto vero, di quelli che raramente si vedono negli imbalsamati confronti pubblici dell’agone politico di oggi. Un uno contro uno che si fa tanto più interessante perché fu proprio Quaranta, in tempi non sospetti e molto prima delle regionali del novembre 2025, a lanciare attraverso un’intervista su queste colonne il guanto di sfida al plenipotenziario di Monte Sant’Angelo, aprendo una discussione sulla necessità di un Pd più aperto, plurale e capace di restituire centralità ai territori. Insomma, un partito meno arrotolato attorno alla figura di Piemontese. Dichiarazioni che sono valse all’allora assessore torremaggiorese un posto in grassetto nell’agenda nera del suo rivale. Agenda sulla quale sono finiti, nel corso del tempo, numerosi esponenti di spicco del Pd di Capitanata, poi costretti ad abbandonare il partito o a rimanerci con disagio. Da Elena Gentile a Paolo Campo, fino ai sangiovannesi Peppino Marcucci, Michele Crisetti e Giuseppe Siena. Ma, soprattutto, quell’intervista e la successiva guerra guerreggiata di Raf sono costate a Quaranta, con ogni probabilità, anche un posto in Consiglio regionale, appannaggio di candidati certamente meno incardinati nella storia del Partito del Nazareno in Capitanata, come la viestana Rossella Falcone. Il faccia a faccia di domani, dal titolo "Il quadro politico attuale: analisi e prospettive", arriva così nel momento più delicato della discussione interna ai circoli dem della provincia, al termine del viaggio che l’Attacco ha condotto per tutta l’estate raccogliendo quattordici voci tra dirigenti, amministratori, militanti, dissidenti ed ex esponenti. Intervista dopo intervista è emerso il malessere sui metodi di selezione della classe dirigente, sul rapporto tra circoli e vertici, sul peso dei leader, sulla gestione delle ultime competizioni elettorali e sul doppio incarico del segretario provinciale Pierpaolo d’Arienzo. Quattordici puntate hanno restituito un partito attraversato da una sorta di rivolta interna, spesso silenziosa e raramente organizzata, che domani arriverà sul palco di Torremaggiore. Quaranta avrà l’occasione di tornare sulle questioni da cui tutto è partito. Piemontese quella di rispondere, direttamente, alle domande che da mesi circolano dentro e fuori i circoli dem della Capitanata.

Antonio Potenza ha fatto ammainare la bandiera rossa dalle mura della “Stalingrado rossa”. Dopo decenni di amministrazioni di sinistra, Apricena ha deciso di svoltare a destra. Avremmo titolato così sulla prima pagina de l’Attacco dell’8 maggio 2012. Sono trascorsi oltre quattordici anni da quando la lista civica “Uniti per Cambiare”, guidata dall’allora trentenne Potenza, espressione di Forza Italia, si impose alle elezioni amministrative del maggio 2012. Un anno più tardi, però, Potenza rassegnò le dimissioni a causa delle tensioni interne alla coalizione, alimentate da alcuni esponenti della sua stessa maggioranza. Seguì poco meno di un anno di commissariamento, affidato alla dottoressa Daniela Aponte. Ristabiliti gli equilibri interni alla coalizione, Potenza tornò alla guida della Città della pietra, che amministrò per i successivi cinque anni. Nel frattempo, arrivò anche il passaggio da Forza Italia alla Lega, che lo rese il primo Sindaco leghista della Puglia. Alla ricandidatura per un nuovo mandato seguì la riconferma, con Potenza che si impose con il 71,52% delle preferenze. Un mese più tardi, però, fu arrestato e posto ai domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura di Foggia su presunte irregolarità nelle gare per l’aggiudicazione di commesse pubbliche. Dopo sei anni di vicende giudiziarie, e nel frattempo il ritorno in Forza Italia, appena un anno fa è stato assolto da ogni accusa. Due anni fa si è ricandidato per il terzo mandato consecutivo, uscendo nuovamente vincitore dalla sfida con il candidato Sindaco Alfonso Zuccarino. Potenza ha ottenuto circa il 6,5% di preferenze in meno rispetto alla precedente tornata elettorale, ma ha comunque stravinto la competizione, confermandosi saldamente alla guida della città. Lo scorso 3 settembre era stato annunciato il programma della grande festa per i 15 anni della lista civica “Uniti per Cambiare”, in programma oggi e domani. Due giornate aperte a tutti e completamente gratuite, dedicate alla musica, alla comunità, alla politica, alle imprese e al futuro. È proprio per questo che l’Attacco si è recato ad Apricena, per toccare con mano il consenso che, a distanza di oltre quattordici anni, non sembrerebbe essersi affievolito, almeno a giudicare dai commenti che continuano a circolare sui profili social ufficiali del Sindaco. Eppure, il quadro emerso dalle conversazioni con i cittadini di Apricena è tutt’altro che favorevole a Potenza. Prima di entrare nel merito, tuttavia, è necessario fare alcune premesse. Il lavoro svolto nella mattinata di giovedì scorso non nasce con l’intento di delegittimare Antonio Potenza, né tantomeno di favorire l’opposizione, ma rientra nella più autonoma espressione dell’attività giornalistica: ascoltare il territorio e raccogliere direttamente le voci dei cittadini. È evidente, inoltre, che intervistare oltre 12.000 residenti sarebbe pressoché impossibile. Per questo abbiamo scelto di ascoltare un campione, seppur necessariamente ridotto – circa venti persone –, con l’obiettivo di raccogliere impressioni, opinioni e punti di vista differenti. Si tratta, dunque, di una fotografia parziale del sentiment raccolto sul territorio, che può comunque offrire spunti di riflessione e prestarsi a un’analisi di natura politica. Giunti nella Città della pietra intorno alle ore 10.30, Apricena si presenta quasi come una città spettrale. Il ritorno a scuola, gli adulti al lavoro e il rientro degli emigrati contribuiscono a restituire uno scenario desolante. Alcune serrande sono ancora abbassate, i bar della piazza centrale sono completamente vuoti e per le strade del centro cittadino si incontrano soltanto poche, sporadiche presenze.

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