Mancano pochi giorni al ballottaggio e il clima politico sangiovannese si è fatto sempre più pesante: se nelle ore successive al primo turno l’attenzione era concentrata soprattutto sui numeri usciti dalle urne, adesso lo scontro si è spostato apertamente sul terreno identitario, quello che spesso precede le ultime ore di una campagna elettorale. C’è chi prova a trasformare il ballottaggio in una scelta politica nazionale, come il Partito Democratico cittadino, che - come ampiamente prevedibile (e previsto) - in un messaggio ha invitato gli elettori del centrosinistra a sostenere Rossella Fini ricorrendo alla contrapposizione tra gli ideali progressisti e i riferimenti nazionali del centrodestra. Si parla apertamente di una scelta tra modelli politici opposti e si richiama il rischio di dare forza a quella che viene definita una destra fondata sulla divisione e sulla contrapposizione, con riferimenti a esponenti del calibro di Meloni, Salvini, Vannacci, La Russa e Calderoli. Un’ impostazione che non poteva e non è certo passata inosservata, ma non solo agli avversari “diretti”. Pio Cisternino, candidato di Casa Riformista e tra i protagonisti della competizione elettorale appena conclusa, in un intervento lungo, durissimo nei contenuti, contesta proprio la strategia comunicativa impiegata dal PD nella dialettica politica: “Una sinistra che non propone ma divide, che non argomenta ma etichetta, che non ascolta le persone ma le classifica”, scrive Cisternino, accusando una parte del centrosinistra sangiovannese di aver trasformato il confronto politico in una contrapposizione morale tra cittadini considerati “giusti” e cittadini ritenuti “sbagliati”. Non accenna a sanarsi, dunque, la frattura nel centrosinistra. Secondo Cisternino il tentativo di leggere il ballottaggio attraverso le categorie tradizionali della politica nazionale rischia di produrre un effetto opposto rispetto a quello dichiarato. Nel suo ragionamento il problema non sarebbe la legittima differenza tra culture politiche, ma la tendenza a delegittimare chi compie una scelta diversa: “Esistono persone perbene a destra, al centro e a sinistra”, scrive ancora, aggiungendo che una comunità non cresce quando metà città viene ridotta a una caricatura.

A sei giorni dall’appello pubblico con cui aveva invitato la Sindaca Lidya Colangelo a prendere atto della situazione politica e a rassegnare le dimissioni, la posizione della presidente del Consiglio comunale di San Severo, Rosa Caposiena, rappresenta l’ago della bilancia nella crisi che sta paralizzando Palazzo Celestini. È attorno alla sua scelta, infatti, che si concentra ormai l’intero destino dell’amministrazione. Il tentativo di chiudere la partita già nella serata di giovedì scorso, quando dodici consiglieri si sono presentati dal notaio per sottoscrivere la sfiducia, non è fallito per l’assenza dei numeri o per ripensamenti di oppositori e dissidenti. A bloccare tutto è stata la decisione di Caposiena di non schierarsi immediatamente. Una scelta motivata dalla necessità di compiere tutti i passaggi istituzionali ritenuti opportuni per il ruolo super partes che ricopre. Da qui la richiesta di ventiquattro ore di tempo e, il giorno successivo, l’appello rivolto direttamente alla Sindaca. Un invito chiaro a prendere atto dell’ingovernabilità dell’ente e a compiere un passo indietro senza trascinare ulteriormente la città in una crisi che appare irreversibile. La richiesta formulata da Caposiena, però, è rimasta senza effetti concreti. Colangelo non si è dimessa e l’amministrazione continua a trovarsi senza una maggioranza politica e senza una Giunta pienamente operativa. Per questo motivo, negli ambienti politici cittadini, cresce la convinzione che la presidente del Consiglio sia ormai arrivata al punto in cui non esistono più margini per ulteriori rinvii. Secondo quanto filtra da più fonti, la stessa Caposiena sarebbe adesso pronta a compiere il passo che giovedì scorso aveva deciso di rinviare. Una prospettiva che viene considerata quasi naturale da quanti ritengono esaurita la fase dell’appello istituzionale. Poiché la Sindaca non ha raccolto l’invito alle dimissioni, sostengono diversi protagonisti della crisi, l’unica conseguenza politica sarebbe quella di accodarsi agli altri dodici consiglieri e consentire la formalizzazione della sfiducia. In questo percorso avrebbe avuto un peso significativo anche il confronto con il padre, Fernando Caposiena, figura considerata da tutti uno dei politici più esperti e navigati della città. Negli ambienti politici sanseveresi viene attribuito proprio a lui un ruolo importante nelle valutazioni compiute dalla presidente del Consiglio negli ultimi giorni. Un confronto che avrebbe contribuito alla scelta iniziale di non compiere mosse affrettate e di privilegiare, prima, una soluzione istituzionale attraverso la richiesta di dimissioni. Proprio per questo motivo, un’eventuale decisione diversa da quella attesa rischierebbe oggi di essere difficilmente comprensibile sul piano politico. Dopo aver certificato pubblicamente l’impossibilità di proseguire l’esperienza amministrativa, un ritorno all’interno del perimetro della maggioranza verrebbe inevitabilmente letto come una contraddizione rispetto alla posizione assunta appena pochi giorni fa. Nel frattempo, continua a produrre effetti anche il durissimo Consiglio comunale che ha preceduto il tentativo di sfiducia.

“Non c’è alcun pacchetto di voti da spostare” - Aldo Ragni legge così il risultato ottenuto da Giuseppe Siena e dalle liste che lo hanno sostenuto al primo turno delle Comunali. Un risultato che definisce “un grande successo politico e personale”, accompagnato da un dato che, secondo il vice commissario regionale di Italia Viva, merita attenzione: “Rossella Fini ha preso meno voti della somma delle liste che la sostengono, a differenza di quanto accaduto per Floriana Natale e per lo stesso Siena”.

"Per la seconda volta la giustizia amministrativa conferma la bontà e la fondatezza delle ragioni sostenute da “Lesina Futura”. Dopo la sentenza del TAR Puglia, anche il Consiglio di Stato ha respinto tutti gli appelli, confermando integralmente la necessità di tornare al voto nelle sezioni 1, 2, 3 e 4 del Comune di Lesina", riporta la nota di Alessandra Matarante, candidata Sindaca.

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