Soldi, bracciali e telefonini in cambio di case e assunzioni: la seconda inchiesta che scuote Foggia

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Oltre a quella sul presunto voto di scambio, c’è anche una seconda inchiesta pesante per la quale le indagini sono state concluse a luglio 2022 e si aspetta la fissazione dell’udienza preliminare. E’ l’inchiesta, finora ignota nei suoi contenuti, che l’Attacco ha svelato nell’edizione di ieri, portata avanti dai pm del Tribunale di Foggia Enrico Infante e Roberta Bray (gli stessi dell’inchiesta sulle possibili tangenti). Un’inchiesta che confermerebbe – qualora i fatti fossero riscontrati – quale situazione fuori dalle regole si vivesse negli scorsi anni rispetto alla gestione delle politiche abitative e dell’assegnazione discrezionale di alloggi di edilizia residenziale pubblica. L’indagine ruota attorno alla intimidazione ai danni di Antonio Bove, che era nel settembre 2019 assessore comunale alle politiche abitative oltre che al bilancio quando subì il danneggiamento della propria auto.

Gli indagati sono il 56enne Luigi Napolitano, il figlio 29enne Domenico Napolitano e l’amico trentenne Giovanni Ferrazzano, lo stesso Bove (che al contempo è anche persona offesa insieme alla moglie) con la sua segretaria Silvia Pacello, Landella, le funzionarie del Servizio Politiche abitative Rosanna De Nisi e Ida Paranzino (quest’ultima oggi in pensione), Lucia Livrieri (che nel 2018 occupò abusivamente lo spogliatoio del campetto San Paolo, nel quartiere Cep) e due foggiani residenti a Borgo Mezzanone, Luigi Cappuccio e Raffaella Ziccardi.

Sia Luigi Napolitano che Livrieri sarebbero recidivi. Luigi Napolitano è indagato perché il 12 o 13 settembre 2019, dopo aver avvicinato Bove presso il centralissimo bar Ideal di corso Cairoli (dove l’ex assessore abita), lo avrebbe minacciato, inveendo contro di lui e dicendogli che gliel’avrebbe fatta pagare.

Questo – secondo gli inquirenti - per costringere Bove a compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio e in maniera particolare a far assegnare un alloggio di edilizia popolare al proprio figlio Domenico Napolitano, in violazione della disciplina di settore.

Luigi Napolitano attraverso tali minacce avrebbe posto in essere atti idonei diretti in maniera non equivoca a procurare al figlio Domenico l'ingiusto profitto dell'assegnazione di un alloggio edilizia popolare, con danno ingiusto per gli aventi diritto. Domenico Napolitano e Ferrazzano, che all’epoca erano il primo 25enne e il secondo 24enne, in concorso tra di loro e con azioni con cui violavano più disposizioni di legge avrebbero minacciato Bove: i due, unitamente al minorenne Michele Napolitano, distruggendo nella notte del 17 settembre i finestrini e i vetri dell'auto Toyota Yaris in uso all'assessore e di proprietà della moglie Maria Teresa Caione, avrebbero minacciato Bove di ulteriori pregiudizi per costringerlo a compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio e segnatamente a far assegnare un alloggio edilizia popolare a Domenico Napolitano.

Un fatto aggravato dall’esser stato commesso, a detta di chi ha indagato, avvalendosi di un minore di 18 anni, vale a dire Michele Napolitano.

Se questa è la parte intuibile della vicenda, che conferma le indiscrezioni circolate già negli scorsi anni, era invece finora ignoto il coinvolgimento degli altri indagati e il motivo per cui sono implicati. Ipotesi di reato tutte da verificare, sia chiaro, e persone che ad oggi non sono nemmeno rinviate a giudizio.

Stando a quanto emerso dalle indagini, a giugno 2019, dunque alcuni mesi prima dell’atto intimidatorio ai suoi danni, Bove, abusando del proprio ruolo di assessore con delega alle politiche abitative, avrebbe richiesto a Domenico Napolitano 1.500 euro per fargli conseguire la disponibilità di un appartamento di Arca Capitanata (Agenzia Regionale per la Casa e l'Abitare) e poi consegnandogli le chiavi di un appartamento dell’ente lo avrebbe indotto a consegnargli tale somma.

Domenico Napolitano avrebbe effettivamente consegnato i 1.500 euro a Bove, quale corrispettivo della disponibilità di un appartamento di edilizia residenziale pubblica. Silvia Pacello, che era allora segretaria dell’assessore comunale, sfruttando le relazioni esistenti con Bove, indebitamente si sarebbe fatta dare dalla signora Lucia Livrieri – il 2 novembre 2019 e il 19 febbraio 2020 - un bracciale di marca Trollbeads e un telefono cellulare modello LG K20 Dual sim, quale prezzo della mediazione illecita di Pacello verso l'assessore.

Insomma, avrebbe fatto da tramite affinchè l'assessore orientasse illecitamente l'azione amministrativa in modo che Livrieri conseguisse la disponibilità di un alloggio di edilizia residenziale pubblica.

Livrieri è indagata per l’appunto per aver consegnato, a tal fine, bracciale e telefono cellulare alla segretaria di Bove. Ci sarebbe stato un concorso di reato tra Bove, Rosanna De Nisi e Ida Paranzino, Livrieri, Pacello e Landella.

Pacello e Livrieri avrebbero istigato l'assessore affinché si adoperasse per far assegnare l’alloggio a Livrieri, che non ne aveva diritto.

Bove avrebbe chiesto agli uffici municipali di formare un provvedimento di assegnazione di alloggio di edilizia residenziale pubblica a favore della donna, che era priva dei requisiti di legge (giacché in precedenza assegnataria di alloggi di ERP nonché già proprietaria o avente diritto all'uso di un'altra abitazione) e quindi in violazione normativa regionale, che prevede l'obbligo di verifica dell'esistenza dei requisiti per l'assegnazione di un'abitazione.

Il primo cittadino Landella avrebbe adottato due provvedimenti (del 21 e del 24 febbraio 2020) di assegnazione di un alloggio di ERP in favore di Valeria Nunziada Vagnoni, figlia di Lucia Livrieri, in violazione della regola di condotta espressamente posta dalla legge, che riserva esclusivamente ai dirigenti degli enti locali, e non agli organi politici, gli atti amministrativi e di gestione, nonché in violazione della legge regionale sull’obbligo dei requisiti per l'assegnazione di un'abitazione.

I due atti sarebbero stati predisposti, per la firma del sindaco, dalla funzionaria De Nisi, nota anche come madre di Carmela Catalano, che si candidò nel 2019 in una civica di Landella e fu nominata poi nei cda delle partecipate Ataf e AM Service.

L’allora funzionaria delle Politiche abitative Paranzino avrebbe illegittimamente adottato e firmato un atto, il 30 maggio 2019, di autorizzazione all'occupazione straordinaria e temporanea in favore di Livrieri dell'alloggio di via Kennedy n. 4, in violazione delle regole che individuano i requisiti necessari per ottenere l'assegnazione di un alloggio di ERP, tra cui rientrano il non avere proprietà di altre abitazioni e il non essere già stato beneficiario di un'assegnazione analoga, nonché in spregio della legge regionale.

Una situazione che avrebbe procurato a madre e figlia gli ingiusti vantaggi patrimoniali consistenti nel conseguire la disponibilità di un'abitazione ERP e il danno ingiusto a chi aveva titolo, o comunque aveva diritto di essere preferito alle due, per l'assegnazione dell'abitazione popolare.

In più, Paranzino e De Nisi avrebbero formato due atti falsi attestando la circostanza difforme dal vero della presenza di una relazione istruttoria sul particolare stato di disagio sociale di Livrieri e Vagnoni nei provvedimenti del 30 maggio 2019 e del 21 febbraio 2020 di autorizzazione all'occupazione straordinaria e temporanea di un immobile (per la madre) e di assegnazione di un alloggio (per la figlia), questo al fine – per chi indaga – di eseguire il delitto di abuso d'ufficio.

Ci sono poi, come indagati nel medesimo procedimento penale, Luigi Cappuccio e Raffaella Ziccardi, che il 30 gennaio 2020 occuparono abusivamente l’immobile di viale Mazzini n. 29 di proprietà di Arca Capitanata e destinato ad edilizia residenziale pubblica.

C’è infine un’ultima ipotesi di reato ed è relativa a Bove, che intorno al 13 gennaio 2020 avrebbe posto in essere atti idonei e diretti in modo inequivoco ad indurre Pietro Cataneo a versare indebitamente una cifra compresa tra i 10.000 euro e i 30.000 euro, rappresentandogli che tale somma era necessaria per far sì che sua figlia, Roberta Cataneo, avvocata, fosse assunta come dipendente del Comune o di una società controllata dall’ente. Pietro Cataneo è persona offesa, insieme ai coniugi Bove, Comune e Arca Capitanata. Dirigente di Trenitalia, è il suocero del deputato di FdI Giandonato La Salandra. Difficile pensare che Bove (peraltro imparentato con un big di FdI quale Giannicola De Leonardis) non conoscesse la parentela, o meglio l’affinità, tra la famiglia Cataneo e La Salandra, che in quel momento era presidente della partecipata Ataf dopo la nomina nel 2019.   L’ex assessore continua oggi ad essere di Forza Italia, pur non rivestendo ruoli, ma alle regionali 2020 fece campagna elettorale per la fittiana Annamaria Fallucchi, oggi senatrice meloniana.Bove si dimise da assessore ad agosto 2020 e il sospetto che c’entrasse l’inchiesta è sempre rimasto. Oggi come allora i più sono convinti che la mancata condivisione rispetto al passaggio in Lega di Landella e dunque la motivazione politica non siano mai state reali. Di certo l’ipotesi che Bove possa aver mai chiesto denaro sorprende enormemente considerato che rappresentava nell’amministrazione Landella il collegamento con l’alta borghesia cittadina, cui appartiene la moglie, che fa parte della nota e ricca famiglia di latifondisti e agricoltori Caione.

Pacello è difesa dall’avvocato Alfonso Buono, che fu nominato da Landella presidente della partecipata AM Service e che si dimise a febbraio 2021.  Anche in questo caso c’è chi ha ipotizzato un collegamento tra l’incarico legale e quello di amministratore della srl.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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