Potito Salatto: “Per evitare la catastrofe del sistema occorre concertazione e ascolto da parte della Regione”

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Autonomia differenziata, risorse al lumicino, tira e molla tra pubblico e privato sulla revisione di tariffe e tetti di spesa e su tutto lo spettro del commissariamento della sanità pugliese: questi i temi oggetto dell’intervista de l’Attacco a Potito Salatto, player di spicco della ospedalità privata e presidente dell’Aiop Puglia.

Il ministro per gli affari regionali Roberto Calderoli ha presentato in sede di Conferenza delle Regioni una bozza di legge sull’autonomia differenziata, che ne pensa?
Si sapeva che la Lega sarebbe tornata su questa scandalosa richiesta, un tema che riguarda le basi della nostra Costituzione e su cui dovrebbe esprimersi anche il Presidente Mattarella. E’ quasi come dire: voi morite e noi sopravviviamo.

C’è poi anche l’ipotesi commissariamento della sanità pugliese.
Siamo in piano di rientro da molti anni, diciamo che mio nonno si è comportato male e io ne pago le conseguenze, mi chiedo: quante generazioni debbono scontare ancora questa colpa? Un po’ quello che sta succedendo alla sanità pugliese, si dice che non ci sono risorse ma nel frattempo si chiede di incrementare il personale, di ammodernare le strutture, di fare prestazioni, migliorare l’offerta, accrescere gli standard. Tutto sempre con gli stessi soldi. A questo punto due sono le cose: o lo Stato riteneva e ritiene che con quei mezzi la Regione ce la possa fare oppure si tratta di un vero e proprio definanziamento. Io cittadino, io imprenditore, io chiunque pensi che la salute sia un diritto non ci stiamo più a questo gioco del “non ci sono soldi” di fronte alle nostre richieste. In questi anni il nostro interlocutore è stato il direttore del dipartimento salute, Vito Montanaro, lui si è sempre attenuto alle leggi vigenti per prendere le sue decisioni, giustamente; è invece mancato l’input della politica per superare gli ostacoli. Solo la politica può “forzare” l sistema e provare ad imporsi su Roma quando si tratta di spendere più soldi. In pandemia è successo, mai mi sognerei di accusare qualcuno dei soldi spesi per il Covid, a mio avviso andavano spesi tutti, se bene o male questo lo devono decidere gli organi preposti ai controlli. Ma era inconcepibile che in presenza di centinaia di persone malate e che morivano si parlasse di patto di stabilità o di ragioneria.

Ora che sembra che l’emergenza sia rientrata che succederà?
Premesso che a mio avviso i commissariamenti non hanno mai portato né a correttezza della spesa né al miglioramento della salute dei cittadini, ci deve dire la Regione perché si è ancora in piano di rientro e se ancora non è riuscita ad uscirne ci spieghi perché. Non è più il momento però di dire: è colpa del pubblico, del privato, della carenza dei medici o altro, in altre parole, se i presidenti di Regione si spogliano delle proprie responsabilità, è chiaro che si spiega la necessità del commissariamento. In pandemia il Sud è riuscito ad ottenere qualche risorsa in più, ora sembra si voglia ritornare indietro di un secolo ma così sarà la catastrofe. E non parlo degli ospedali privati ma del sistema sanitario del Mezzogiorno. I soldi del Covid sono serviti per assumere qualche infermiere in più, qualche medico. Abbiamo assistito ad una deregulation che ha consentito ai medici di lavorare di più, la prestazione a gettone per il medico in pensione, che ha complessivamente aiutato il sistema. Se invece torniamo al vecchio assetto di regole, ci saranno ripercussioni negative. E’ chiaro (e comprensibile) che il direttore del dipartimento non si assumerà la responsabilità di uscire dall’alveo delle regole e si tornerà a quel sistema di calcolo per posti letto, prestazioni e così via, del pre Covid. Ma con una differenza: si sta chiedendo alle strutture di alzare il livello della qualità volendo applicare un regolamento che risale al 2007 e che mai è stato attuato, che ad esempio per la riabilitazione prevede una tariffa leggermente più alta ma che comunque è insufficiente.

Cosa chiede l’Aiop?
Che si ritorni alla concertazione, che prima delle delibere ci consultino, ci ascoltino. Non è possibile pensare che senza l’ascolto le cose possano andare bene. Mi spiego: c’è un problema di differenza di servizi erogati tra Nord e Sud, non solo in Italia, c’è anche nella stessa Puglia. Un problema che risale nei decenni. Basti pensare che dagli anni Novanta ad oggi il numero degli ospedali è sempre lo stesso. Il sistema funziona se funzionano tutti gli ingranaggi: ci sono i muri, i posti letto, le dotazioni tecnologiche e il personale. Se manca uno solo di questi elementi la filiera non può essere efficiente. Abbiamo 100 posti letto ma mancano gli operatori, abbiamo le tecnologie ma mancano i posti, in questi casi vengono meno i servizi e la qualità. Questo strabismo di visione, come accade in alcuni ospedali anche di Capitanata, non porta da nessuna parte.

Quali potrebbero essere le conseguenze?
L’Aiop non può fare altro che mettere tutti in guardia. Tra un paio di anni il sistema privato verrà portato o al collasso oppure ad una situazione che abbiamo già visto: solo i grandi gruppi del Nord potranno fare sanità in Puglia e le “riserve indiane” degli imprenditori locali si estingueranno. Questo significa anche l’impoverimento intellettuale di questo territorio, le risorse umane del Sud andranno a ramengo e, perché no, la mobilità passiva potrebbe anche aumentare. Con il Covid però abbiamo dimostrato che il sistema si tiene, che ad esempio riusciamo a fare emergenza urgenza negli ospedali del territorio ma servono progetti e controllo dell’attuazione degli stessi. I controlli sono previsti ma spesso non vengono fatti oppure si cambia la norma dopo un anno. Accanto a questo è necessario l’ascolto. La Regione ascolti i direttori sanitari, i Sindaci e poi stili un programma. In questi ultimi 20 anni è cambiato qualcosa? Ci sono più ospedali? Ci sono stati cambiamenti nelle risorse umane e nelle tecnologie? Quali territori si sono avvantaggiati di più per questi cambiamenti? Se sono sempre gli stessi, vogliamo fare in modo che, ad esempio, anche Gargano e Monti Dauni, abbiano altro oltre ad ambulanze ed elisoccorso? Ad esempio sfruttando le risorse del Pnrr sanità e sperando che non sia solo edilizia senza un piano per la gestione delle eventuali nuove strutture.

Chi sono gli altri attori della partita?
Andrebbe, a mio avviso, restituito un ruolo guida all’università, che non si limiti solo all’insegnamento. Non possiamo intasare la facoltà di medicina di colecisti, unghie incarnite e obesità, altrimenti si limiterebbe a fare solo docenza, tralasciando la ricerca. Vanno quindi rinforzati gli ospedali del territorio in modo tale che ai Policlinici, a Casa Sollievo, ai grandi centri della sanità privata vada l’alta specialistica. In altre parole, ridiamo significato a quello che esiste già, verifichiamo quello che c’è e se non funziona attiviamo percorsi per la specializzazione e lasciamo all’università i grandi interventi. Non possiamo pensare però di fare l’alta specializzazione e lasciare che l’intervento di colecisti vada a Termoli o la risonanza alla gamba in Campania.

E sul tema delle liste d’attesa cosa ne pensa?
Partendo dal presupposto che io condivido la necessità di finanziare Casa Sollievo della Sofferenza e che è importante avere un Irccs sul territorio ma non basta. Non basta San Giovanni e non basta il Policlinico. Tutti hanno liste d’attesa, anche le “catapecchie”, ci poniamo una domanda? Vuol dire che le risorse non bastano, oppure che abbiamo bassa qualità. E poi, come dice lo stesso assessore Rocco Palese, 700 milioni (di prestazioni pagate dalla Regione, ndr) se li vengono a prendere e li portano via. Di chi è la responsabilità? Io non credo che siano gli ospedali privati a portar fuori regione gli ammalati. Magari qualcuno sì ma non 700 milioni di euro. E comunque, perché il privato dovrebbe far entrare il paziente nella propria clinica e poi portarlo fuori? Il calcolo è presto fatto: prendiamo ad esempio un ricovero per ischemia del cuore, 20 casi, dove vanno? Se in quel periodo i centri del territorio sono pieni e con liste d’attesa si comprende perché gli altri vadano fuori regione, se hanno posto vuol dire che qualcosa non va. Noi come Aiop ci mettiamo a disposizione ma se si pensa che la sanità privata possa tornare alle tariffe e ai budget del 2009 si sta commettendo un errore. Quand’anche dovessero mettere 20 milioni di euro sul tavolo, vanno distribuiti a tutti. Se ad esempio si assegnano alla cardiochirurgia che a Foggia non c’è, a chi andranno in prevalenza? Di recente la Regione ha assegnato 13 milioni in base al fatturato di ciascun operatore, un parametro che non tiene conto liste d’attesa. Una differenza di risorse che serve quale territorio? Se viene finanziato un servizio che a Foggia non c’è come si potranno esaurire le liste d’attesa dei pazienti di questa provincia? Questa diseguaglianza nel campo della salute, sia nazionale che intraregionale, noi la denunciamo raccogliendo il grido di dolore delle persone che devono spostarsi per l’ascesso così come per la visita cardiologica.

C’è poi nodo sui tetti di spesa.
L'università, le cliniche private attirano pazienti da fuori ma ci mettono un tetto alle spese, il risultato è che il paziente della Regione Puglia può partire quando vuole, mentre noi non possiamo accogliere oltre un certo numero di pazienti che vogliono essere curati da noi. E’ una legge dello Stato, ok ma la sanità privata si è messa a disposizione della collettività in tempo di pandemia e adesso saluti e baci e torniamo al budget del 2009? Impensabile.

Anche il vescovo Franco Moscone (presidente di Casa Sollievo) ha manifestato alcune perplessità sulla gestione dei tetti di spesa.
Forse si è svegliato troppo tardi, purtroppo questa barca non potrà andare avanti così per molto, non si possono ridurre i finanziamenti e pretendere che si garantisca lo stesso standard, bisogna chiarirsi e capire che assistenza vogliamo e quali sono le priorità. Fino a poco tempo fa Casa Sollievo riusciva a cavarsela, oggi non ce la fanno più neanche loro e se sono in difficoltà a San Giovanni, figurarsi tutti gli altri. Il momento è adesso: se noi pugliesi e tutti i cittadini del Meridione non alziamo la testa e chiediamo dei fondi per l'emergenza Sud, dopo potrebbe essere troppo tardi, non possiamo subire regole di questo tipo, senza dimenticare poi l’ipotesi delle autonomie regionali sul tavolo del Governo. Penso serva a questo punto una disubbidienza civile di tutti i presidenti delle Regioni del Sud e penso che il popolo li sosterrebbe. Noi non facciamo politica, facciamo politica sanitaria e riteniamo che i nostri territori debbano essere trattati alla stessa maniera e garantire uguale assistenza ai cittadini, quale che sia la formula, con la telemedicina o con medici in prestito, si trovi una soluzione perché così non si può andare avanti. Il mio è un invito a fare una riflessione più complessa perché complessa è la situazione.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet