“Progetto insostenibile per il Riuniti”, il nuovo dg trova soldi pubblici per completare il Deu

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Addio al progetto di finanza per completare il Deu del Policlinico Riuniti di Foggia: ora c’è l’ufficialità, con la pubblicazione della delibera che revoca tutta la procedura. Nei giorni scorsi l’Attacco aveva anticipato la notizia relativa al tanto controverso Ppp, il partenariato pubblico privato che aveva messo in piedi l’ex direttore generale Vitangelo Dattoli. Nell’atto appena adottato, il nuovo manager, Giuseppe Pasqualone e il suo entourage (in primis la fidata direttrice amministrativa, Elisabetta Esposito, arrivata come il dg dalla Asl Brindisi) mettono a nudo tutte le criticità di una operazione che sin da subito aveva destato non poche perplessità, tutte analizzate su queste colonne, con dovizia di particolari e con l’aiuto di addetti ai lavori e osservatori autorevoli.

Come è noto, fu l’Attacco in esclusiva a rivelare i termini della procedura, che spuntò come un fulmine a ciel sereno circa due anni fa e che rivelò quale fosse il disegno per quel pezzo di ospedale: i privati avrebbero dovuto investire 21 milioni di euro per allestire gli ultimi due piani del Deu, in cambio della gestione dei servizi connessi per 10 anni e 8 mesi.

21 milioni oltre ai 65 che sono stati stanziati per realizzare il nuovo padiglione ospedaliero da 250 posti letto, ovvero un quarto del valore complessivo della spesa pubblica li avrebbe dovuti mettere il privato. La proposta è stata presentata all’Azienda ospedaliera dal Raggruppamento temporaneo di imprese (proponente), Althea Italia spa (mandataria) con Steritalia spa (mandante).

Fu lo stesso Dattoli a dichiarare su queste colonne che il Ppp si era reso necessario perché ab origine non erano state previste le coperture finanziarie (pubbliche) per allestire il quinto e sesto piano del dipartimento dell’emergenza urgenza, che ospiterà le sale operatorie ipertecnologiche. Nessuna dotazione neppure per la (prevista) centrale di sterilizzazione. Per questa ragione nel 2017 si sarebbe avviato l’iter amministrativo per attivare l’istituto del partenariato pubblico privato attraverso cui sopperire a tale mancanza. Mancanza della quale nessuno invero sapeva niente e che ha destato particolare stupore considerato che è a dir poco strano non prevedere le risorse per dotare il Deu di reparti che rappresentano, insieme al Pronto Soccorso, il cuore di un dipartimento dell’emergenza urgenza.

Ma pur ammettendo che la ricostruzione fatta dal manager barese fosse corretta, più di un osservatore ha fatto notare che una cifra simile, 21 milioni, sarebbe stata facilmente recuperabile, senza dover ricorrere all’intervento dei privati.

10 anni e 8 mesi di erogazione dei servizi sarebbero valsi circa 160 milioni (oltre Iva) agli appaltatori, soldi che avrebbe dovuto sborsare l’ospedale (vale a dire circa 15 milioni l’anno) a fronte di 21 milioni di investimento.

L’operazione sembrò controversa sin da subito, come detto e oggi l’analisi svolta dalla nuova direzione strategica dell’ospedale conferma sostanzialmente la fondatezza di tutti i dubbi emersi in questi anni.

Pasqualone aveva annunciato, su queste colonne, di voler capire meglio i termini della questione ed in effetti emerge dalla delibera che l’Azienda ha proceduto a fare una valutazione volta a verificare “la permanenza dei presupposti motivazionali di fatto e di diritto alla luce dell’odierno contesto in cui l’attuale direzione generale è chiamata ad operare, atteso il gravoso onere finanziario da porre a carico del bilancio della Azienda Policlinico di Foggia che seguirebbe l’eventuale approvazione della proposta di aggiudicazione avanzata dalla commissione giudicatrice” e “nell’arco temporale intercorso dalla proposta ad iniziativa privata risultano essere mutate le premesse organizzative, economiche e finanziarie poste alla base delle strategie aziendali e, conseguentemente, gli elementi di valutazione della fattibilità, convenienza, sostenibilità e della permanenza dell’interesse pubblico a ricorrere allo strumento del partenariato ad iniziativa privata, nonché al progetto proposto dall’operatore economico”.

L’elemento che pare essere stato il più dirimente nella scelta della revoca è strettamente legato alla difficile situazione economica e finanziaria “in cui versa il Policlinico di Foggia, così come la sanità nella Regione Puglia”.

La direzione ha analizzato i conti nel triennio 2022-2020 (il dg era lo stesso Dattoli, ndr) a seguito di cui sono emersi “chiari elementi di criticità economica e soprattutto finanziaria tali da compromettere, in caso di aggiudicazione del progetto di partenariato in esame, il pagamento degli stipendi e il rispetto dei tempi medi di pagamento a tutti i fornitori”, si legge nell’atto.

Nel periodo dal 2020 al 2022 si registra un MOL (Margine Operativo Lordo) pari -15,3% (-8,6% nel 2020), da ritenersi indicativo di un peggioramento della performance dell’Azienda. “I fattori che hanno determinano tale peggioramento sono da individuare essenzialmente nell’incremento del costo del personale (la cui incidenza sui ricavi passa dal 60% al 65%) per effetto del processo di stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato nel periodo pandemico, nonché dei rinnovi contrattuali e nell’incremento dei costi per servizi non sanitari (la cui incidenza sui ricavi passa dal 21% al 24%) per effetto del sensibile aumento delle spese di energia elettrica e gas. Pur essendo state adottate nel corso dell’anno 2022 numerose misure di contenimento e razionalizzazione dei costi (acquisto di beni sanitari e non sanitari, servizi sanitari e non sanitari, manutenzioni, godimento beni di terzi) per l’esercizio 2022 si prevede una perdita di 78.223.241 euro”.

Sono dunque risultati chiari le circostanze per le quali la proposta di partenariato è stata ritenuta “non sostenibile”.

Rinunciare al partenariato però non significherà rinunciare a completare il Deu, Pasqualone ha infatti nel frattempo ha avviato apposite interlocuzioni con i competenti uffici regionali al fine di verificare la possibilità di specifici finanziamenti pubblici per il completamento del comparto operatorio.

Anche il dipartimento Salute ha rappresentato la piena condivisione dell’interesse prioritario manifestato dal Policlinico e considerando altresì il finanziamento pubblico già concesso per la realizzazione del plesso Deu, ha autorizzato la direzione ad avviare le procedure necessarie, nelle more dell’attivazione della selezione a valere su finanziamenti pubblici vincolati del programma regionale POR 2021-2027, con l’invito ad “inserire l’intervento proposto nella programmazione triennale dei lavori, approvare il progetto di completamento degli interventi con esplicita attestazione della dichiarazione di assenza di doppi finanziamenti e assenza di sovrapposizione di finanziamenti, attivare il relativo codice unico di progetto”.

Insomma, i soldi ce li mette Emiliano, come anticipato da l’Attacco. A questi si aggiungono anche le risorse del Pnrr: il Riuniti partecipa infatti ai bandi per l’aggiornamento tecnologico delle strutture sanitarie, grazie ai quali sono in corso procedure per l’acquisizione di nuove dotazioni strumentali attraverso fonti di finanziamento pubblico, tra queste talune già previste nella proposta di partenariato (2 angiografi, sistemi endoscopici per chirurgia, lampade scialitiche, tavolo operatorio, pensili chirurgici/per anestesia ed altro).

Quanto alla centrale di sterilizzazione, la direzione fa presente che essendo necessario “conseguire la massima efficienza allocativa delle scarse risorse finanziarie a disposizione di questa Azienda, la realizzazione di una unica centrale di sterilizzazione a servizio di tutti i reparti operatori operanti all’interno del Policlinico, nonché, qualora fosse richiesto, di altre strutture sanitarie terze, non costituisce esigenza indifferibile e conveniente, considerato che attualmente ogni blocco operatorio è servito da efficienti sistemi di sterilizzazione”.

Non sono state ritenute condivisibili neppure le controdeduzioni dell’operatore privato, di conseguenza non è parsa “percorribile, né opportuna, la proposta rimodulazione degli investimenti e del progetto genericamente paventata dal Rti, poiché ciò comporterebbe, tra l’altro, sostanziali modifiche al progetto stesso e variazioni tali da configurare modifiche significative ai documenti di gara, suscettibili di incidere sulla possibile platea di operatori economici potenzialmente interessati alla procedura indetta. […] Nemmeno appare condivisibile l’(indimostrata) affermazione secondo cui l’acquisizione dei servizi previsti nella concessione mediante il ricorso al libero mercato comporterebbe necessariamente un aumento dei costi di gestione”.

E così si chiude una vicenda su cui è stato detto tutto e il contrario di tutto, in un modo che pare essere (finalmente) condivisibile: un ospedale pubblico, il più importante del nord della Puglia, verrà ultimato e messo in funzione con soldi pubblici.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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