La Regione ha bloccato l’adeguamento delle tariffe per le ex cliniche psichiatriche ‘Don Uva’ di Bisceglie e Foggia.
La notizia, emersa per via sindacale, è collegata con le verifiche avviate a gennaio dopo l’inchiesta giudiziaria che ha fatto emergere gli abusi su 25 pazienti della sede foggiana da parte di 30 dipendenti (tra infermieri, Oss, ausiliari e pulitori) avrebbero compiuto violenze e (in due casi) anche atti sessuali: il sospetto – per quello che riguarda gli aspetti amministrativi – è che nelle strutture non ci fosse il personale previsto contrattualmente per l’assistenza agli ex pazienti ortofrenici.
Lo stop riguarda tutte le nuove tariffe concordate per l’ex Don Uva, comprese quelle applicabili alla riabilitazione. Universo Salute ha così informato i sindacati che la sospensione dell’applicazione delle nuove tariffe congela, a cascata, anche il ritorno al contratto delle case di cura private, che garantirebbe ai dipendenti stipendi più alti di circa il 30 per cento.
Dopo lo scandalo dei maltrattamenti (i dipendenti che non si sono dimessi volontariamente sono stati licenziati), la Regione ha acceso un faro sulla gestione del Don Uva e soprattutto sui controlli che dovevano essere effettuati (dalle Asl Bat e Foggia) sull’adeguamento strutturale delle ex cliniche ortofreniche.
La Regione ha specificato che anche le autorizzazioni all’esercizio rilasciate fino ad ora devono essere considerate provvisorie. Ciò che deve essere accertato è il numero di unità di personale in servizio nelle ex cliniche psichiatriche rispetto a quello previsto contrattualmente. Soprattutto all’indomani dell’allontanamento dei 30 dipendenti ritenuti responsabili dei maltrattamenti che l’azienda ha comunque già assicurato di aver regolarmente rimpiazzato.
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