Centro diurno a rischio, volontari associazione Adasam non pagati da oltre un anno ma comunque a lavoro

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Ammonta ad oltre 25 mila euro la somma che la Asl Foggia sta chiedendo a titolo di rimborso all’associazione Adasam (Associazione Dauna per la salute mentale) di San Severo. La vicenda ha dell’incredibile ed è stata raccontata a l’Attacco dai volontari che dal 2007, tramite convenzione, prestano servizio nell’unico centro diurno pubblico di San Severo che ha in carico ragazzi con disabilità mentale, in tutto 14 al momento.

Poco più di un anno fa il direttore del centro salute mentale di San Severo, San Marco in Lamis e Vico del Gargano, Claudio Massaro, mette a conoscenza l’associazione di aver intrapreso una attività di controllo “retrospettiva” sulle richieste di rimborso spese che dal 2017 la Adasam ha inoltrato all’Asl e che sono state regolarmente liquidate. Ebbene, il dirigente avrebbe rilevato delle anomalie nel conteggio delle ore, determinando un’erronea quantificazione del dovuto, tale da giustificare la richiesta di restituzione della somma. In altre parole, l’associazione avrebbe dichiarato prestazioni per il massimo di monte ore previsto dalla convenzione, mentre a detta del dirigente queste non sarebbero state effettivamente prestate ma comunque pagate.

Nel frattempo sono stati sospesi i pagamenti anche per ciò che riguarda l’attuale attività. “Le accuse nei nostri confronti sono assolutamente infondate”, la replica secca della presidentessa di Adasam Oriana Ripoli, affiancata dagli associati.

“Parliamo di cifre irrisorie corrisposteci a fronte del grande lavoro svolto dai volontari in favore di quelli che sono veri e propri membri di una grande famiglia, anche ben oltre gli orari fissati dalla convenzione. E che non ci siano interessi legati al lucro lo dimostra il fatto che continuiamo a prenderci cura dei ragazzi anche senza rimborso spese. Anzi, capita spesso che di tasca nostra facciamo acquisti per poter fare le attività con gli utenti del centro. Quindi è del tutto irricevibile la ricostruzione fatta dal direttore Massaro”.

Irricevibile ed anche irrituale dal punto di vista burocratico e amministrativo, considerato che le determine delle liquidazioni “incriminate” recitano tutte: “le suddette richieste di rimborso sono state emesse dall'associazione, per le quali la referente del Csm di San Severo delle attività riabilitative presso il centro diurno psichiatrico di San Severo, Rita Biancardino, ha attestato l'effettiva esecuzione delle prestazioni da parte dei volontari e dei maestri d'arte”. Le stesse, vidimate dalla dottoressa Biancardino, sono state controfirmate anche da Massaro, che oggi le contesta.

“Ci dicono che si è trattato di errori fatti in fase di controllo; ma in buona fede - evidenziano dall’associazione -. Ma per quanto ci riguarda siamo certi che non ci siano stati pagamenti non dovuti, non solo perché la dottoressa Biancardino, oggi in pensione, era particolarmente meticolosa e attenta ma dal canto nostro siamo sempre stati maniacali nel rendicontare spese, attività e prestazioni”.

A conti fatti la Asl chiede 5 mila euro per ciascun anno oggetto di controllo, come detto una cifra irrisoria, a fronte del servizio che i volontari effettuano, non solo per il valore terapeutico a vantaggio dei pazienti ma soprattutto sociale. Il fatto che oggi la Asl chieda la restituzione di spese che sarebbero dovute già essere sottoposte a controllo e che a chiederla sia lo stesso soggetto che avrebbe dovuto effettuare il controllo non può che sollevare perplessità. Anche circa le responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire la regolarità delle procedure di liquidazione.

Complessivamente i volontari dell’associazione sono sette: Paola Marino, Gerolama Milione e Giancarlo Angelicchio in veste di maestri d’arte; Giovanna Marcucci e Concetta Adriani, volontarie e familiari di utenti; la presidentessa Oriana Ripoli, volontaria e Giovanni Cera, socio sostenitore. Tutti in qualche modo noti in città per il loro impegno e coinvolgimento nel sociale. Con la loro attività hanno portato la struttura al centro di iniziative di ampio respiro ottenendo in svariati contesti riconoscimenti e premi.

“Se l’obiettivo è quello di farci mollare, avvisiamo che questo non accadrà mai, indipendentemente dal destino del centro diurno ma la vera perdita sarà a danno di questa comunità, i ragazzi che frequentano la struttura non avrebbero più la possibilità, gratuita, di avere uno spazio in cui passare qualche ora con al fianco persone affettuose che si prendono cura di loro. La stessa città perderebbe l’ennesimo servizio pubblico con il conseguente impoverimento dell’offerta sanitaria già fin troppo sofferente. Purtroppo l’attenzione per le disabilità viene sempre messa in secondo piano, ancora più in basso quella per le disabilità psichiatriche, il che la dice lunga sulla civiltà di una comunità”, ricordano dall’associazione.

Il rischio che il contenzioso, la cui soluzione non sembra per ora vedersi all’orizzonte, possa portare alla chiusura del centro diurno è concreto ed è quello che principalmente vogliono evitare i soci della Adasam, ecco perché chiedono l’intervento del direttore generale della Asl Antonio Nigri, affinché possa dirimere una questione di cui si era occupata anche la deputata sanseverese Carla Giuliano: “L’attività rischia di bloccarsi – ebbe modo di sottolineare la parlamentare a novembre scorso a seguito dell’incontro col dg -, a causa della carenza di alcune figure professionali di competenza della Asl, quali educatori, tecnici della riabilitazione mentale e psicologi, e di alcune problematiche che involgono l’associazione di volontariato, che dal 2007 si occupa di proporre attività di supporto ludico-ricreativo agli utenti del centro. Tale centro costituisce una vera eccellenza a livello regionale, oltre che un esempio virtuoso di positiva cooperazione tra realtà territoriali complementari, coinvolgendo la Asl, una associazione locale ed una cooperativa di tipo B che si occupa dell’inserimento socio-lavorativo dei pazienti del centro. Ho evidenziato l’importanza di garantire la continuità operativa del centro, che serve il territorio di San Severo e numerose città limitrofe, fornendo sostegno a ragazzi e adulti con problemi psichici e alle loro famiglie. Ho peraltro prospettato l’opportunità di utilizzare, per valorizzare ed implementare ulteriormente le attività del centro diurno, la struttura sita a San Severo di proprietà della Asl, chiamata Art Village, attualmente inutilizzata, cosa che determinerebbe anche un risparmio di spesa, non dovendo corrispondere alcun canone di locazione”.

Trapela che l’ipotesi di usare la struttura che un tempo accoglieva Art Village sia però tramontata, anche se, a quanto sembra, era piaciuta allo stesso Nigri.

Resta da raffreddare la controversia tra Asl e associazione, uno scontro che sta assumendo tutti i connotati della vicenda di Davide e Golia.

“Ci è stato suggerito di trovare un compromesso per chiudere la questione con una transazione ma il nostro è un no categorico, negoziare significherebbe in qualche modo ammettere di esserci illegittimamente appropriati di denaro pubblico; questo per noi è inaccettabile e va contro ogni nostro principio. Anche il legale a cui ci siamo rivolti non ci consiglia di accordarci. La speranza è che si possa trovare una soluzione, che sia la migliore in primis per gli utenti del centro”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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