Ogni volta che si tira fuori l’argomento con buona parte dei Sindaci dei Monti dauni (e del Gargano), è come toccare un nervo scoperto, come aprire ulteriormente una ferita che avrebbe bisogno di una cura medica. Ma il medico, letteralmente, succede che non c’è. E’ quanto denunciano in maniera sempre più frequente, e drammatica, le popolazioni del Comuni più lontani dai centri più popolosi, alle prese con quella che anche alla Asl Foggia chiamano tecnicamente “carenza” di professionisti in grado di assicurare la prima assistenza sanitaria ai residenti di un territorio orograficamente e anagraficamente difficile.
Lo spiega ancora meglio il dottor Gaetano Maiorano, responsabile dell’ufficio Convenzioni della Asl che si occupa proprio della gestione del personale in questo delicatissimo settore. “Qui ogni giorno siamo costretti ad affrontare un caso specifico – risponde subito alla sollecitazione del cronista – perché si tratta di una questione che ormai ha assunto le caratteristiche della quotidianità".
"Eppure non stiamo mai fermi, nonostante quello che si possa dire o pensare, anzi la direzione strategica sta profondendo ogni sforzo per colmare una situazione generata da due grosse problematiche iniziali: la scarsa disponibilità di medici, che è sia numerica ma per qualcuno anche materiale, e pure la poca attrattività salariale".
"Sul primo versante c’è proprio penuria, e per giunta siamo costretti a mandarne alcuni a coprire anche i turni delle guardie mediche, cittadine o turistiche, e dopo un po’ si stancano, si scoraggiano e se ne vanno. Non ne parliamo poi di tutto il fronte 118, forse ancora più doloroso”.
Maiorano sul suo computer tiene praticamente sempre aperto il file davanti a sé con le tabelle che riportano lo stato quasi in tempo reale della distribuzione dei medici tra i cosiddetti “Ambiti”, con particolare attenzione a quelli maggiormente disagiati. Solo che quelle cifre non sono solo numeri, ma sono soprattutto persone, e quindi pazienti che hanno bisogno di un punto di riferimento sanitario, magari fondamentale se abitano a decine di chilometri da un ospedale o da un ambulatorio, per cui è chiaro che il medico di base spesso sia il terminale iniziale a cui rivolgersi per qualsiasi necessità".
"E il funzionario Asl allarga le braccia, descrivendo un’attività di quasi equilibrismo tra le forze in campo, evocando una teoria che assomiglia ai vasi comunicanti: “Quando si apre un buco noi dobbiamo subito coprirlo in qualche modo ma è sempre più complesso farlo – ha aggiunto Maiorano – anche perché la circostanza più frequente che incontriamo è quella delle dimissioni e delle rinunce, prima che dei pensionamenti".
E’ vero che i medici più anziani ormai tendono a uscire, per non dire scappare, il prima possibile dal servizio perché sono esausti, specie dopo l’epoca Covid, ma almeno possiamo programmarli. Il problema è: con chi li sostituiamo?”. Maiorano sembra un vigile che smista un traffico a un incrocio però sempre meno affollato, e in questi giorni sta affrontando l’incognita principale che proviene da Carlantino, dove va trovato un medico che sia pronto, e sarà una nuova impresa farlo, ma si intravede la criticità anche a Pietramontecorvino o a Motta Montecorvino, e pure a Vico del Gargano c’è una qualche fibrillazione.
A parlare con qualche giovane professionista, viene fuori anche un aspetto già evidenziato a Foggia, vale a dire la poca appetibilità economica. In parole più concrete, per prendere in carico un Comune con così pochi abitanti, si può arrivare a percepire un paio di migliaia di euro di stipendio, ritenuti fin troppo pochi se si considera la quanto mai probabile trasferta quotidiana, la peculiarità dell’utenza quasi tutta anziana e la scarsa proiezione in termini di formazione e miglioramento professionale.
Del resto un collega di pari grado, ma “titolare” con i suoi 1.500 assistiti (il massimo consentito, salvo qualche lieve deroga numerica), può arrivare a superare il triplo di quel compenso, anche se poi le voci che compongono materialmente la busta paga di un medico di base sono uno dei misteri meglio custoditi dalla sanità regionale.
“Con una decisione che caratterizza solo la nostra Asl – ha precisato Maiorano – e che dimostra l’attenzione per il settore, l’azienda ha introdotto degli incentivi proprio per le aree disagiate di diverse centinaia di euro, a cui si aggiungono altri per gli adempimenti burocratici e informatici a cui bisogna attenersi, così da aumentare l’attrattiva”.
Ma sembra che tutto ciò non sia sufficiente, perché poi le situazioni concrete sono quelle descritte da chi le vive giornalmente. “La nostra è una vicenda piuttosto preoccupante per noi che siamo abbastanza lontani dai maggiori centri di cura – ha riferito il Sindaco di Carlantino, Graziano Coscia – e dai servizi essenziali".
"Io voglio augurarmi che si trovi una soluzione all’interno del ginepraio di norme esistenti, altrimenti qualcuno dovrà pur dirci se queste comunità devono continuare a esserci o se le dobbiamo chiudere, perché in questo momento la popolazione, specie anziana, è nel pieno dello sconforto”.
Nei giorni scorsi una presa di posizione era arrivata anche dalla Sindaca di Roseto Valfortore, Lucilla Parisi, che aveva evidenziato qualcosa di molto simile: "E' assurdo come un paese già lontano da comunità con servizi ospedalieri non debba avere un medico di base anche solo per poco tempo, visto che gli anziani non hanno assistenza". La denuncia era arrivata in occasione della paradossale inaugurazione della piccola Casa della Salute, riferendosi alle problematiche subite dagli anziani del borgo durante giorni di grande caldo.
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