“Mia madre è una donna anziana, gravemente ammalata, allettata. Ha pagato le tasse per tutta una vita e oggi non le viene garantita l’assistenza sanitaria che le serve? Questo è inaccettabile”, è questo lo sfogo che Maria Libera Russi, cittadina di San Giovanni Rotondo ha consegnato a l’Attacco dopo aver ricevuto risposte poco edificanti dal sistema sanitario del territorio. “In questi giorni mi accorgo che mia madre non sta bene, sospetto abbia una infezione alle vie respiratorie che forse richiede una terapia antibiotica e così chiamo il medico di famiglia che la assiste. Non ottengo però nessuna risposta. Vengo richiamata dopo due giorni dal medico che mi chiede se fosse successo qualcosa, una domanda senza senso. E’ ovvio che avessi bisogno del suo aiuto, non si chiama il dottore per fare due chiacchiere. A parte questo, gli spiego che mia madre non sta bene e che forse è il caso di visitarla. Mi risponde che non può passare da casa se prima non fissiamo un appuntamento. Questa risposta mi ha fatto impazzire. E’ un sistema che non ha senso, come posso prevedere di stare male e quindi prendere appuntamento con il medico di medicina generale? E come può un medico non venire a controllare una persona ultraottantenne, immobilizzata, che sta male e che forse ha bisogno di farmaci? Che ne è del diritto alle cure delle persone?”.
Ma non basta, la donna viene a sapere che anche per una visita in ambulatorio il medico richiede previo appuntamento. “E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A quel punto a che serve il medico di famiglia? Tanto c’è internet che ormai dà tutte le risposte. E così ho comunicato a muso duro di voler cambiare medico, essendo insoddisfatta di quello attuale. Pensavo che fosse una operazione facile ed invece mi ritrovo in presenza di pochi professionisti tra cui scegliere e peraltro tutti con liste al completo. In altre parole corro il rischio di restare senza medico di medicina generale, per me e soprattutto per mia madre. La mia preoccupazione è ora relativa all’assistenza domiciliare integrata a cui mia madre ha diritto e le cui trafile burocratiche passano necessariamente dal medico di famiglia. Sarebbe davvero un enorme problema se dovesse venir meno per una qualche ragione l’Adi”.
Ma Russi non si da per vinta ed è pronta a dare battaglia per far valere i diritti delle persone più fragili. “Mia madre ha me, io mi prendo cura di lei, sto attenta a tutto e cerco di non farle mancare niente ma mi chiedo quale può essere il destino di quegli anziani o malati soli che non possono fare affidamento su nessuno e ai quali vengono negate le cure. Questo episodio mi ha convinta a impegnarmi per smuovere le coscienze e le istituzioni affinché questo sistema cambi e venga data la giusta attenzione a chi ne ha bisogno. Voglio quindi costituire un comitato ad hoc, mi sto rivolgendo a cittadini e associazioni per avere il loro supporto e accendere un riflettore sulla questione affinché ci siano controlli e si faccia chiarezza. La sanità va ricostruita, io stessa aspetto un intervento chirurgico ormai da un anno. Non ci sono parole per descrivere la situazione e per questo voglio lottare”.
La carenza dei medici di medicina generale è stata evidenziata nelle scorse settimane anche dalla fondazione Gimbe, secondo la quale mancano oltre 3.100 medici di medicina generale. I dati si riferiscono al primo gennaio 2023. I calcoli di Gimbe si basano sul rapporto di 1 medico di medicina generale ogni 1.250 assistiti (valore medio tra il massimale di 1.500 e l'attuale rapporto ottimale di 1.000) e utilizzano le rilevazioni della struttura interregionale sanitari convenzionati. Inoltre, secondo i dati forniti dalla Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale, tra il 2023 e il 2026 sono 11.439 i medici di medicina generale che hanno compiuto o compiranno 70 anni, raggiungendo così l'età massima per la pensione.
“L'allarme sulla carenza dei medici di base - afferma Nino Cartabellotta presidente della fondazione - oggi riguarda tutte le regioni ed è frutto di un'inadeguata programmazione che non ha garantito il ricambio generazionale in relazione ai pensionamenti attesi. Così oggi spesso diventa un'impresa poter scegliere un mmg vicino a casa, con conseguenti disagi e rischi per la salute, in particolare di anziani e fragili”.
Tenendo quindi conto dei pensionamenti attesi e del numero di borse di studio finanziate per il corso di formazione in medicina generale, evidenzia Gimbe, è stata stimata la carenza di medici di famiglia al 2026, anno in cui dovrebbe decollare la riforma dell'assistenza territoriale prevista dal Pnrr. Considerando l'età di pensionamento ordinaria di 70 anni e il numero borse di studio messe a bando per gli anni 2020-2023 comprensive di quelle del Dl Calabria per cui si sono presentati candidati, nel 2026 il numero dei mmg diminuirà in media di 135 unità rispetto al 2022, ma con nette differenze regionali. In particolare saranno tutte le regioni del Sud (tranne il Molise) nel 2026 a scontare la maggior riduzione di mmg: Campania (-384), Puglia (-175), Sicilia (-155), Calabria (-135), Abruzzo (-47), Basilicata (-35), Sardegna (-9,) oltre a Lazio (-231), Liguria (-36) e Friuli Venezia Giulia (-22).
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