La conferenza stampa convocata ieri mattina dalla Asl Foggia non è bastata a stemperare la tensione. Anzi, si è trasformata in un boomerang che ha messo in evidenza, ancora di più, la fragilità di un sistema che negli ultimi mesi ha scelto di affidarsi a società interinali per assumere personale. Una strada che segna una discontinuità netta rispetto alla gestione di Massimo Russo, quando le assunzioni erano gestite direttamente da Sanitaservice. Allora la responsabilità era tutta interna, senza intermediari. Oggi, invece, la catena di comando si spezza tra Asl, società in house e agenzia esterna, con le inevitabili zone d’ombra che questo comporta. Il direttore generale della Asl, Antonio Nigri, ha aperto l’incontro senza giri di parole: “La posizione della Asl è chiara: noi siamo parte lesa. Abbiamo prodotto comunicati asciutti ma chiarissimi: Sanitaservice ha affidato la selezione del personale a una società multinazionale, che ha contrattualizzato in autonomia i lavoratori. Queste persone non hanno alcun rapporto diretto né con Sanitaservice né, tantomeno, con la Asl Foggia”. Parole nette, quasi un atto di autoassoluzione. Nigri ha poi ricostruito i passaggi che hanno portato allo scoppio del caso: “Quando il sindacato Usb ci ha segnalato questa vicenda, ci siamo subito attivati. Abbiamo imposto l’acquisizione dei casellari giudiziari e chiesto agli uffici competenti i certificati di tutti gli assunti. Dai primi trenta certificati sono emerse irregolarità: per questo abbiamo ordinato la sospensione dei rapporti di lavoro interessati. Non è escluso che nelle prossime ore si arrivi a fermare temporaneamente l’intero servizio”. Una sospensione che, se confermata, rischia di paralizzare il 118 proprio in una fase critica, con turni estivi già sotto pressione. La domanda che circola con insistenza è semplice: chi doveva controllare prima? Al suo fianco, il presidente di Sanitaservice Angelo Tomaro ha rivendicato la regolarità del percorso seguito: “La selezione non è stata improvvisata. È partita già dalla scorsa primavera con una gara pubblica alla quale hanno partecipato otto società. La commissione, presieduta dal direttore dell’area personale della Asl, ha individuato l’aggiudicataria. Sanitaservice ha seguito tutti gli atti previsti dalla legge. Dopo la segnalazione abbiamo richiesto autocertificazioni e certificazioni formali. Parlare di complicità o di opacità significa travisare la realtà”. La linea difensiva è questa: Sanitaservice si sarebbe limitata a rispettare le regole. Ma proprio qui emerge la differenza con l’epoca Russo. Allora, senza l’intermediazione delle agenzie, era la stessa società in house a prendersi la responsabilità delle scelte, con procedure interne che, pur più rigide, evitavano lo scaricabarile tra più soggetti.
A rendere ancora più incandescente il clima ci ha pensato la politica. Pochi minuti dopo la conferenza stampa, è arrivata la presa di posizione del deputato di Fratelli d’Italia Giandonato La Salandra, componente della Commissione Antimafia: “Esprimo totale incredulità rispetto a quanto sta emergendo. Denuncio la totale assenza di controlli da parte di Sanitaservice e dell’Assessorato regionale competente, che si limitano a lavarsi le mani con comunicati stampa. È l’ennesima dimostrazione di una gestione oscura e vergognosa del sistema sanitario. Ho richiesto un’audizione in Commissione Antimafia per fare piena luce su fatti e responsabilità”.
Parole durissime, che colpiscono tanto Tomaro quanto la Regione. E che mettono in risalto una convinzione ormai diffusa: con Russo non sarebbe successo. È la chiave che molti sottolineano, sindacalisti in primis: con le assunzioni dirette, la responsabilità ricadeva tutta su Sanitaservice. Oggi, invece, con l’esternalizzazione, il rischio è che nessuno risponda davvero di quanto accade. Il confronto tra passato e presente, inevitabile, diventa anche politico. Da un lato c’è chi difende la scelta dell’interinale, definendola un atto di trasparenza perché basata su una gara pubblica. Dall’altro c’è chi denuncia l’opacità di un meccanismo che, di fatto, sposta le decisioni fuori dal perimetro dell’azienda pubblica, consegnandole a società che possono diventare terreno fertile per pressioni e clientele.
La conferenza stampa, più che chiarire, ha quindi alimentato nuove domande. Non si tratta soltanto di qualche nome finito in graduatoria senza i requisiti: lo scandalo tocca l’intero modello gestionale, quello che ha sostituito la responsabilità diretta con l’esternalizzazione. Ed è proprio qui che si consuma la frattura con la stagione di Russo. Allora Sanitaservice era un presidio di controllo interno, oggi è una scatola che affida a terzi un compito delicatissimo. La vicenda, intanto, resta aperta. I certificati dei restanti assunti sono ancora in fase di verifica. I sospetti di infiltrazioni non sono stati fugati. E sullo sfondo si fa strada un’idea che rimbalza con sempre più forza: riportare dentro Sanitaservice la gestione delle assunzioni, così com’era prima, evitando filtri e scorciatoie che rischiano di trasformarsi in porte spalancate alla politica.
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