Roberto D’Angelo e l’asse tra Foggia e Napoli: “Sono cresciuto a pane e Pino Daniele e Gigi Finizio”

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Tra i percorsi decisamente riusciti e affermati del “neomelodico” foggiano, quello del 35enne Roberto D’Angelo, nato e cresciuto nel capoluogo dauno ma ormai adottivo napoletano, come testimonia il suo “rinnovato” accento durante la chiacchierata con l’Attacco. Roberto D’Angelo muove i suoi primi passi artistici a Foggia, a cavallo tra gli anni ’90 e i ‘2000, quando a 15 anni eseguiva per lo più cover di noti interpreti della canzone napoletana.

“A Foggia – racconta - ho fatto tutto ciò che c’era da fare in campo artistico. Fin da bambino mi sono esibito in piccole feste tra amici. Ho fatto le feste di piazza: all’epoca quelle più importanti erano la Festa di San Luigi e quella di Sant’Anna. Sono l’unico cantante napoletano (di origini foggiane) ad essere stato l’ospite, 8 anni fa, in quella che si può definire l’ultima Festa di Sant’Anna allestita in grande stile. Con la mia band, in quell’occasione, eseguimmo un’ora e mezza di spettacolo”.

D’Angelo racconta anche dei circuiti da club e balera che andavano per la maggiore vent’anni fa a Foggia, quanto a promozione di live “neomelodici”.

“All’Alta Marea si facevano cene e pranzi spettacolo. Oppure in Quelli della Notte, che fu uno dei primi locali ad ospitare tutto il panorama dei cantanti napoletani, tra cui me, Rosario Miraggio e tanti altri amici e colleghi. So che questi club esistono ancora ma non penso che ospitino ancora eventi ‘neomelodici’. Probabilmente perché la cultura di settore si sta un po’ perdendo, e a me dispiace tanto. Sarei l’uomo più felice del mondo – sottolinea Roberto D’Angelo - se potessi tornare a cantare a Foggia e dare un contributo artistico alla mia città e ai miei concittadini, che amo tanto. Mi dispiace molto, inoltre, che il capoluogo dauno non stia passando un bel periodo ultimamente”.

Poi la decisione della vita: “Fino all’età di 22-23 anni ho fatto la spola tra Foggia e Napoli. Poco dopo ho deciso di trasferirmi nel capoluogo partenopeo. Dove nasco come autore e pubblico, qualche annno fa, il mio primo disco. La canzone napoletana si fa a Napoli, che si riesca a sfondare oppure no. Puoi cantarla in tutto il mondo, ma se non la vivi a Napoli non è la stessa cosa”.

Da allora tanti i traguardi raggiunti da D’Angelo, che a tutt’oggi può vantare una intensa attività artistico-professionale, forte del grande seguito di cui gode il genere neomelodico in Campania.

“A Napoli c’è una cultura musicale di settore ancora molto forte, essendo la mamma della canzone napoletana. Siamo abituati a fare anche 5-6 eventi-concerto in una sola giornata. Spostandoci pure nell’entroterra. Perché, per esempio, soltanto tra Bosco Tre Case e Bosco Reale ci sono più di cento ristoranti, con cui lavoro continuamente. Nel tempo – continua a rievocare l’artista – a Napoli mi sono esibito non solo in feste private ma anche in grandi eventi di piazza. Ho collaborato con diversi interpreti di rilievo, come Giusy Attanasio, tra le cantanti più in voga oggi nel capoluogo partenopeo. E poi, ancora, ho duettato con altri artisti importanti, non ultimo con Enzo Caradonna, colonna portante del genere che negli anni ha fatto cantare tutta Napoli”.

E sull’etichetta (spesso affibbiata con accezione negativa) di “neomelodici”, Roberto D’Angelo cosa ha da dire?

“Io mi reputo un cantante ‘napoletano’. Oggi veniamo chiamati ‘neomelodici’ perché la ‘nuova melodia’ è nata agli inizi degli anni ’90 con Gigi D’Alessio, che rivoluzionò tutto il panorama della musica partenopea. Il primo ‘neomelodico’, all’epoca neppure classificato come tale ma soltanto come ‘nuovo cantante emergente’, fu Nino D’Angelo, perché a quei tempi – spiega – non esisteva ancora una tale classificazione linguistica. Che, in punta di significato, indica soltanto una ‘nuova melodia’. Anche Laura Pausini o Eros Ramazzotti, per fare esempi in altri contesti musicali, hanno tirato fuori, nel tempo, canzoni che esprimevano ‘nuove melodie’ rispetto al passato.  Il ‘neomelodico’ spesso viene bollato come ‘trash’ ma esiste tanta bella musica in questo campo. Penso che, indipendentemente dal genere, esista solo musica fatta bene o, al contrario, fatta male”.

Quale la poetica artistica di Roberto D’Angelo? “Racconto sempre e solo di amore semplice e popolare.  Ma va altrettanto detto che nel cosiddetto ‘neomelodico’ esiste ‘la canzone di giacca’, una vera e propria branca musicale i cui storici interpreti sono stati Mario Merola, Nino Mauro, in qualche occasione anche il maestro Enzo di Domenico. Le loro sono canzoni da classica sceneggiata napoletana. Infine, altra cosa ancora, è la canzone contemporanea che va ad evocare la malavita, cosa che a me non appartiene e non mi interessa sinceramente. Non ho mai realizzato testi che inneggiano a quel mondo”, precisa l’artista cresciuto a pane e Pino Daniele, Edoardo De Crescenzo, Gigi D’Alessio e Gigi Finizio. Infine, un commento sul panorama canoro di genere che attualmente esprime la Capitanata: “A Foggia ci sono tanti amici con una voce strepitosa, che potrebbero fare grandissime cose. L’importante è allontanare ‘le imitazioni’, le ‘cover’ in sostanza, e costruire, invece, una personalità artistica distintiva e unica, dalla poetica autoriale all’outfit”.

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