Rettore, Sevi rinuncia in favore di Sinigaglia ma la situazione non si sblocca

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Colpo di scena in Unifg, dove sono in corso intense manovre e trattative in vista del voto del 15 marzo prossimo per l’elezione del rettore per il sessennio 2023-2029. Il nome del prorettore ed ex direttore di Agraria Agostino Sevi aleggiava anche per questa tornata: dapprima l’intenzione di candidarsi, poi un passo di lato per favorire un nome unitario, successivamente il ritorno in campo.

Ebbene, le ultime notizie che trapelano dall’Ateneo daunio indicano il ritiro di Sevi dalla competizione, per lasciare il posto alla professoressa Milena Sinigaglia, attuale direttrice del Dafne (Scienze agrarie, alimenti, risorse naturali e ingegneria), nonché presidente del DARe Puglia, il Distretto agroalimentare regionale di cui fanno parte tutte le Università pugliesi a partire proprio da Unifg.

Sinigaglia ha da poco potuto festeggiare il riconoscimento del Dafne quale dipartimento di eccellenza, uno dei 180 premiati a livello nazionale e per questa ragione destinatario di un super finanziamento ministeriale da ben 8 milioni di euro. Non si conoscono le ragioni che hanno spinto Sevi a rinunciare, come già fece nel 2016 quando scelse di appoggiare Pierpaolo Limone contro Lorenzo Lo Muzio.

Qualcuno ipotizza questioni personali o la volontà di evitare polemiche legate alla sorella Marta, responsabile dell’area legale di Unifg. Quello che i beninformati garantiscono è che Sevi godeva di alcuni consensi nel personale tecnico amministrativo e che l’idea era quella di trasferire il proprio bacino elettorale in capo alla professoressa Sinigaglia. Ma non sembra che la disgregatissima situazione in Unifg si sia in qualche modo sbloccata dopo tale novità, ovvero che Sinigaglia vada al momento oltre i confini del Dafne.

Nell’Area medica il nodo non si scioglie rispetto ai due contendenti interni, vale a dire Gaetano Serviddio, direttore del dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche, e Lorenzo Lo Muzio, ex direttore di Medicina clinica e sperimentale. Nessuno dei due intende cedere in favore dell’altro, ritenendo di essere più forte. Il più giovane Serviddio, a differenza di Lo Muzio, potrebbe provarci anche la prossima volta ma sa bene che se l’Area medica esprimesse ora il Magnifico assai inverosimilmente potrebbe riprovarci pure tra sei anni. La compattezza tra i due dipartimenti è fondamentale e stando ai rumors c’è un inutile pressing in atto per convincere Lo Muzio a lasciar perdere.

Quest’ultimo rischia, inoltre, di essere vittima dell’accordo che avrebbe stretto con la direttrice di Giurisprudenza Donatella Curtotti, che anziché favorirlo potrebbe sottrargli qualche voto al primo turno proprio a Medicina tra i “ricciani”, ovvero i docenti legati – come la giurista sanseverese - all’ex rettore Maurizio Ricci, e tra quanti sono collegati al marito di lei, il professor Nappi. Inoltre l’alleanza sembra precludere ulteriori accordi con altri dipartimenti, specie quelli che hanno sostenuto Limone, poiché incolpano Curtotti di aver rotto l’asse, cercando di imporre la propria candidatura per la successione.

Perde peso l’ipotesi di candidatura dell’Area economica, i cui due dipartimenti (Economia e Demet) non appaiono uniti nemmeno stavolta. L’intenzione di provarci della professoressa Barbara Cafarelli, svelata su queste colonne la scorsa settimana, si sarebbe scontrata con una reazione non entusiastica da parte del dipartimento e dunque la docente figlia dell’ex parlamentare Franco starebbe per rinunciare. Non ha avuto successo, secondo fonti interne, nemmeno il tentativo dell’ex deputato Nunzio Angiola (prima M5S, oggi Azione), docente di Economia aziendale.

Quanto al Distum, dipartimento di Studi umanistici, c’è chi giura che il direttore Sebastiano Valerio non intenda davvero candidarsi ma che non possa nemmeno, al momento, allearsi con Medicina finchè i nomi saranno lì due. La sensazione degli addetti ai lavori è che una candidatura unica dell’Area medica farebbe desistere tutti tranne Curtotti. Se si candidassero, invece, Curtotti, Lo Muzio e Serviddio, il Distum e il Dafne andrebbero con quest’ultimo mentre l’Area economica si dividerebbe equamente tra i tre sfidanti. 

Quello che appare evidente è l’inutilità di candidature volte solo a pesarsi e farsi valere al momento degli accordi per un ballottaggio che appare sempre più probabile.

“Con l’approssimarsi della scadenza per la presentazione delle candidature gli scenari in Unifg sono ancora molto fluidi”, spiegano a l’Attacco alcune fonti. “Da un lato Medicina non riesce a sciogliere il nodo della scelta di un unico candidato, dall’altro maturano possibili candidature di bandiera o “identitarie” come le definiscono in Ateneo.

Le cosiddette candidature identitarie sono banalmente finalizzate a pesare i dipartimenti al fine di conquistare un posto al sole nel nuovo assetto di governo. La mossa pare ingenua e disvela la debolezza politica di tutti gli attori. Se si sa già di non poter aspirare concretamente al rettorato è più onesto e coraggioso schierarsi in favore di un candidato credibile, piuttosto che candidarsi sapendo di perdere. Le alleanze prima del primo turno, inoltre, avrebbero il vantaggio di orientare con maggiore concretezza le candidature.

Non va dimenticato che il futuro rettore dovrà fare i conti con un cda e un senato accademico che non sono sua espressione. Ora più che mai servirebbero alleanze larghe, chiare e trasparenti”. Viene da pensare che se i direttori non fanno alleanze prima è perché sono deboli all'interno dei dipartimenti e temono di perderne il controllo. Corrono, però il rischio che la loro debolezza sia dimostrata dai numeri che verranno fuori dalle urne.

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