“Combattiamo per i nostri diritti. La disabilità non è una scelta, ma aiutarci ad affrontarla è un vostro dovere. Sono la mamma di un bambino disabile che sta combattendo per i suoi diritti, se anche tu hai bisogno di supporto sono qui per te. Insieme si fa la differenza. Email:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ”. E’ il messaggio contenuto nei volantini affissi ieri mattina, davanti alla scuola di suo figlio, dalla siciliana Nunziata Melanie Lo Castro, residente a Foggia e giovane mamma di un bambino autistico (che chiameremo G. in rispetto della privacy sui dati sensibili), esasperata dal disservizio comunale che si verifica, a sua cognizione da almeno 2 anni, all’interno del plesso scolastico Montessori (primaria e infanzia) del IX Circolo didattico Manzoni in via Nannarone, Rione Martucci.
Qui, secondo i numeri raccolti dalla stessa Lo Castro, attraverso le informazioni ricevute da personale interno alla “Montessori”, i bambini disabili che frequentano il plesso sarebbero 58. Ma, solo nella scuola primaria, mancherebbero circa 35 educatrici, che sarebbero necessarie, dunque, a coprire il fabbisogno scolastico presente. Per integrare, cioè, la fascia pomeridiana (dalle ore 13.00 alle ore 16.00) prevista dal modulo a 40 ore settimanali (ovvero la possibilità di frequenza dalle ore 08.10 alle ore 16.00 dal lunedì al venerdì) offerto da quel plesso.
In sostanza, il numero di educatrici attualmente in servizio alla Montessori è così esiguo (rispetto alle esigenze) che riuscirebbe a coprire soltanto 54 ore settimanali per la totalità di bambini che, invece, ne avrebbero bisogno o per le famiglie che vorrebbero usufruire del tempo pieno per i propri figli “fragili”.
La scuola è statale, ma la falla atterrebbe al Comune di Foggia, secondo quanto la stessa mamma ha confermato, perché si tratterebbe di un servizio che dovrebbe fornire l’Ufficio istruzione municipale attraverso l’intermediazione di cooperative di settore.
Lo Castro abita al Salice ma ha scelto di iscrivere suo figlio G. di 7 anni, che ora frequenta la 2° elementare, alla Montessori (a chilometri di distanza da dove abita) non solo perché al Martucci è presente anche il centro di sostegno Il Girasole della psicoterapeuta Cristina Bubici, ma proprio per la qualità del metodo montessoriano applicato nell’istituto scolastico in questione, dove, grazie alle ore curriculari mattutine svolte da maestre e insegnanti di sostegno che la mamma definisce “sensibili e competenti”, Lo Castro ha potuto constatare in G. “notevoli progressi in termini educativo-relazionali”, secondo quanto lei stessa racconta a l’Attacco.
Ma il buco scolastico pomeridiano resta. Creando non pochi disagi a Lo Castro, dal momento che, avendo un altro figlio normodotato di 5 anni (il secondo dei suoi 3 bambini) che frequenta la scuola dell’infanzia nello stesso plesso e che usufruisce del tempo pieno, è costretta fare due viaggi da 40 minuti l’uno, nel giro di poche ore, per prelevare da scuola prima G. (alle ore 13.00) e poi il figlio più piccolo (alle ore 16.00).
Una situazione complicatissima che non le permette di trovare un lavoro stabile.
“E’ già molto pesante combattere quotidianamente contro il ‘mostro’ dell’autismo – afferma, sconfortata, la mamma a l’Attacco –. Se poi bisogna lottare anche contro le istituzioni, non per ‘chiedere la luna’, ma semplicemente per ottenere servizi che alle famiglie spetterebbero di diritto, ebbene, allora il tutto diventa straziante”.
E così Lo Castro, per cercare di risolvere il problema scolastico, per lei e per le altre famiglie nella sua stessa condizione, negli scorsi giorni si è recata dapprima ai Servizi all’Istruzione comunali in via Fuiani e poi, martedì scorso, direttamente all’Ufficio di Gabinetto di Palazzo di Città, per cercare un’interlocuzione diretta con i commissari. Un’azione vertenziale di cui anche la dirigente scolastica della Montessori è stata messa al corrente proprio dalla stessa mamma.
Lo Castro ritiene che l’attività scolastica pomeridiana a servizio dei bambini disabili sia loro “utile per un ulteriore percorso di crescita didattico-formativa, nonché sociale”. “Potenzia - evidenzia la giovane madre - ancor più l’aspetto ludico/relazionale dei bimbi disabili. E, anche grazia all’attività con dispositivi tecnologici di cui la scuola è fornita, evita loro di restare troppe ore a casa ad annoiarsi”.
Ma senza la figura dell’educatore tutto questo si rende impossibile. “In via Fuiani – racconta la mamma rispetto al tentativo di interlocuzione con il Comune –, senza darmi troppe spiegazioni, mi hanno fornito la pec istituzionale a cui scrivere. Anche se qualche impiegato ha ipotizzato un’eventuale risoluzione del problema in una data che non sarà prima del prossimo anno scolastico, perché, mi è stato detto, ‘ormai siamo ad anno scolastico avviato’”, racconta Lo Castro, che, non paga, si è recata in corso Garibaldi. E’ stata, così, portata fin davanti alla stanza commissariale. “Ma poi un funzionario mi ha comunicato che il commissario era impegnato in una serie di appuntamenti e, dunque, anche in questa circostanza mi è stato consigliato di inviare una pec, questa volta all’indirizzo dell’Ufficio di Gabinetto. Cosa che sicuramente farò”, anticipa la giovane madre, che, però, nel frattempo, con l’affissione dei volantini di denuncia sta cercando di aggregare intorno alla vertenza tutte le famiglie dell’istituto che vivono lo stesso problema. “Perché - sostiene Lo Castro - solo facendo massa critica potremo creare una pressione tale nei confronti dell’istituzione comunale da sperare di ottenere finalmente qualcosa”. Il “volantinaggio” ha riguardato anche l’inciviltà che spesso provoca ulteriori disagi alla giovane siciliana nel portare il figlio a scuola. “C’è costante abuso di persone che, ogni giorno, dinanzi alla scuola, parcheggiano nel posto auto riservato ai disabili. E così - spiega - sono spesso costretta a parcheggiare a decine di metri dalla scuola, con il pericolo che, nel tragitto a piedi dalla macchina all’ingresso d’istituto, mio figlio possa scapparmi di mano da un momento all’altro perché, nelle sue condizioni, non avverte il senso del pericolo. I problemi sono davvero troppi”.
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