Tutto nasce da una provocazione, a tratti visionaria, di Paolo Amorico, designer per esterni, come giardini e dehors, nonché appassionato di urbanistica, il quale si è divertito a ripensare Foggia in stile Manhattan a partire dai Quartieri Settecenschi. Così nei rendering immaginifici prodotti da Amorico, al posto dell’esteso (e malconcio) abitato situato dirimpetto al Comune e alla cosiddetta “testa di cavallo” (ad indicare la forma perimetrale del centro storico del capoluogo daunio) nonché alle spalle di Piazza XX Settembre, si stagliano avveniristici grattacieli, palazzoni di vetro sviluppati in verticale e circondati da un grande polmone verde, in sostanza, un parco urbano.
Il gioco grafico di Amorico è solo uno dei tanti pretesti per riprendere l’annosa e ultradecennale questione che parla della necessità di riqualificare quella zona cittadina che, dopo il devastante terremoto che colpì il capoluogo dauno nel 1731, fu ricostruita alla meno peggio dai suoi residenti, spesso utilizzando materiali di risulta per la necessità di di continuare ad avere un tetto sopra la testa.
Quei Quartieri Settecenteschi, che, in verità, di settecentesco oggi hanno ben poco: sono da molti definiti, invece, “una baraccopoli a cielo aperto”, costituita in molta parte da “bassi”, stradine e viuzze carenti di servizi, dove spesso vengono a mancare, quindi, le condizioni basilari per una vivibilità dignitosa.
Il Piano regolatore Benevolo, nei primi anni ‘90, provò a dare risposte anche per quell’area, immaginandone una riqualificazione per così dire “armonizzata” con il tessuto urbano già esistente. Ma, in effetti, non se ne fece nulla.
Laspeculazione edilizia ha invece dirottato, a partire da allora e fino ai giorni nostri, gli interessi di costrutori e politica locali ad abbandore il centro cittadino al suo destino (e al suo galloppante degrado) preferendo, al contrario, estendere a dismisura il volto del capoluogo dauno. Edificando, cioè, ex novo, tante nuove abitazioni su suoli agricoli alla periferia della città (in molti casi senza restituire alla comunità opere di compensazione). Ciò a partire dal più grande Piano di edilizia residenziale pubblica che l’Italia abbia mai annoverato. E così, a Foggia, nel corso dei decenni, la geografia urbana è stata totalmente sovvertita: la periferia è diventata il centro, e viceversa.
Sottoponendo la suggestione lanciata da Amorico, l’Attacco, allora, ne ha approfittato per rilanciare il dibattito a tema ascoltando due addetti ai lavori, ognuno nel proprio campo di competenza: Giuseppe Mainiero (favorevole), ex consigliere comunale, leader del movimento politico Resto a Foggia nonché tra i probabili candidati Sindaco alle amministrative d’autunno; Pietro Fatigato (contrario), architetto ed ex assessore all’Urbanistica nel governo cittadino di larghe intese che portò - proprio agli inizi degli anni ‘90, dopo l’arresto del Sindaco Domenico Verile - all’adozione del Piano Benevolo, uno dei cui effetti fu lo sblocco, in termini di realizzazione, della prima Zona 167 di Foggia (sorta alle spalle del quartiere Macchia Gialla).
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