A un mese di distanza dall’ultima volta che il caso è stato sollevato da l’Attacco con una visita in loco, la condizione delle oltre 100 famiglie foggiane residenti dal 1998 a Borgo Mezzanone, frazione di Manfredonia, non è mutata. Il Comune di Foggia, che all’epoca assicurò che sarebbero passati appena un paio d’anni prima del trasferimento nel capoluogo, e quello di Manfredonia, che dal canto suo continua a pagare le utenze domestiche a queste persone, continuano a scaricarsi vicendevolmente le responsabilità, per quanto cerchino di camuffarsi dietro un’apparente disponibilità a venirsi incontro. Velo d’ipocrisia che cade nel momento in cui i residenti raccontano di aver ripetutamente chiesto, negli anni, anche con veementi contestazioni e atti ufficiali, di ricevere assistenza sociale e una sistemazione dignitosa, ricevendo indietro sempre totale indifferenza da parte delle istituzioni preposte.
Intanto, donne, uomini, e giovani di ogni età continuano a vivere in un pericoloso stato di abbandono, nel silenzio generale degli organismi amministrativi, quando basterebbe, probabilmente, destinare una parte dei fondi regionali, magari derivanti dal PNRR, come, ad esempio, i 53 milioni di euro ricevuti dal Comune di Manfredonia, per risolvere una volta per tutte questa situazione di degrado che, col passare del tempo, rischia seriamente di diventare una vera e propria bomba sociale complicatissima da gestire, e che alimenta l’astio dei residenti nei confronti della popolazione immigrata.
“Quando ho chiesto aiuto al Comune sono stata schernita dai vertici amministrativi”
Nell’ultimo periodo, anche grazie all’attenzione riservata da l’Attacco nei confronti della vicenda, numerosi riflettori sono stati nuovamente puntati attorno al caso delle oltre 100 famiglie foggiane che, nel 1998, ai tempi dell’amministrazione Agostinacchio, vennero temporaneamente allocate a Borgo Mezzanone, in attesa di una più dignitosa sistemazione all’interno del capoluogo daunio. Alloggi che, nonostante le vane promesse giunte dal mondo della politica locale, non sono mai arrivati, lasciando queste famiglie a marcire in un infernale limbo. Se da una parte, infatti, queste persone risultano elettori a Foggia, dall’altra, le utenze domestiche dei rispettivi appartamenti vengono regolarmente sostenute dal Comune di Manfredonia.
Una possibile soluzione, suggerita anche dal giornale, potrebbe essere quella di riservare parte dei fondi derivanti dal PNRR alla costruzione di nuovi appartamenti popolari all’interno della città di Foggia, e destinarli, tramite regolare bando, a suddette famiglie, in modo tale da disinnescare la bomba sociale che, naturalmente, si è venuta a creare.
L’Attacco, infatti, si è recato nuovamente a Borgo Mezzanone, per cercare di raccogliere ulteriori pareri e testimonianze in merito alla vicenda. Tra i residenti, come era ovvio che fosse, aleggia un generale scoramento, accompagnato da rabbia e rassegnazione, per quanto avvenuto negli anni.
“Continuano a prenderci in giro”, afferma una signora dal balcone, appena giunti sul posto. “Sono 25 anni che ci promettono una casa a Foggia, mentre ci lasciano a morire in questo schifo. Mio figlio è nato qui, nel 2000. E dopo 23 anni ancora non ci è concesso farlo crescere dignitosamente, in un posto migliore. Avete idea di cosa voglia dire per un ragazzo così giovane essere costretto a vivere con il timore costante di essere aggredito? Non poter raggiungere la fermata dell’autobus che lo porta a Foggia perché rischia qualche pestaggio? E dover rimanere tutto il tempo in un degrado del genere, senza avere la possibilità di vivere una giovinezza normale?”.
Poi interviene il marito. “È tutto inutile”, sottolinea. “Sono anni che protestiamo, ma nessuno ci ascolta. Vivere qui è impossibile. Siamo completamente abbandonati a noi stessi. Chi non è munito di automobile è costretto a prendere l’autobus per recarsi in città. L’ultima corsa per tornare a Borgo Mezzanone, però, è alle ore 22.00. Immaginate, adesso, che cosa significhi tutto questo per un ragazzo di vent’anni”.
Dalla palazzina di fronte, un’altra signora in ascolto racconta la propria esperienza.
“In più di un’occasione ho cercato di far sentire la mia voce, recandomi personalmente a Palazzo di Città, persino in compagnia di mio padre disabile, a cui manca una gamba, per spiegare ai vertici istituzionali l’impossibilità per noi di continuare a vivere in quelle condizioni. Per tutta risposta, sono stata addirittura schernita da alcune figure di spicco dell’allora amministrazione e rimandata indietro con un nulla di fatto. In un’altra circostanza, invece, sono stata persino denunciata, perché scambiata per una manifestante violenta dalle forze dell’ordine, durante dei tafferugli in atto qui a Borgo Mezzanone, mentre ero semplicemente in piedi alla fermata dell’autobus per raggiungere Foggia. La mia situazione e quella di mio padre, ad ogni modo, non sono le uniche degne di nota”, sottolinea.
“Questo posto è pieno zeppo di anziani, che hanno serie difficoltà a raggiungere i servizi di base. In più, ogni qualvolta accade un incidente, siamo costretti a vedercela completamente da soli. Di recente, ad esempio, è andato in avaria l’impianto fognario e, nell’indifferenza generale, siamo stati costretti a ripararlo a spese nostre. Cosa non da poco, considerate le condizioni economiche della gente che vive in questo posto”.
Alla luce dei pareri e delle testimonianze raccolte durante questa seconda ricognizione a Borgo Mezzanone delle disumane condizioni in cui versa la gente che ci abita, appare quantomeno fuori luogo che i vertici istituzionali, sia a livello provinciale che a livello regionale, non intervengano direttamente per cercare di arginare, in qualche modo, questa situazione.
I tavoli istituzionali messi a punto per trattare l’argomento, infatti, il più delle volte si sono risolti con un sostanziale nulla di fatto. E a farne le spese, chiaramente, continua ad essere chi, ormai da ben 25 anni, è relegato in questo posto, pur avendo, in quanto foggiano, il sacrosanto diritto ad una sistemazione in città.
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