Il pezzo della scorsa settimana su queste colonne circa la realizzazione, in via Nedo Nadi, di una pista ciclabile a scapito del verde pubblico ha suscitato, da parte di realtà associative cittadine che si occupano di mobilità sostenibile, reazioni e voglia di segnalare il mancato ascolto da parte del Comune commissariato di Foggia rispetto a reiterate richieste degli stakeholder del territorio di pianificare, in modalità condivisa e partecipata, così come previsto dalla normativa in materia, la mobilità, compresa quella dolce, di Foggia. La cronistoria dell’indifferenza mostrata dall’ente municipale sul tema arriva da Luciano Beneduce, docente Unifg, presidente dell’associazione D!Vento, nonché portavoce di quella comunità politica che concorrerà con una lista alle prossime amministrative del capoluogo dauno.
Il focus che Beneduce ha sottoposto a l’Attacco riguarda da un lato la mancata adesione del Comune al progetto “Via Libera - progettare e vivere la mobilità sostenibile con la comunità” (con D!Vento capofila di una cordata di 4 scuole, cioè Foscolo-Gabelli, Dante Alighieri, Catalano-Moscati e Santa Chiara-Pascoli-Altamura, insieme alle associazioni Fiab Foggia Cicloamici, Funny Bike, iFun, Fondazione Monti Uniti, Aps Sacro Cuore), che, in presenza di una pronta risposta di Palazzo di Città, avrebbe potuto essere ammesso a finanziamento regionale; dall’altro la richiesta di accesso pubblico agli atti del Pums (Piano urbano di mobilità sostenibile), la cui progettazione tecnica, in seguito a bando di gara, è stata affidata, nel 2021, dal Comune al Cns (consorzio di Bologna).
Per ciò riguarda la prima questione, il progetto “Via Libera” è stato presentato dalla rete di scuole e associazioni cittadine al bando della Regione Puglia “Processi partecipativi da ammettere a sostegno regionale nell’ambito del Programma annuale della partecipazione della Regione Puglia ai sensi della legge regionale n. 28/2017- Legge sulla Partecipazione”, rivolto a enti locali, scuole o università, associazioni, fondazioni, associazioni di categoria e soggetti privati previsti dalla medesima normativa. Su tale versante, dunque, D!Vento&Co avevano redatto l’idea progettuale, che avrebbe potuto essere finanziata con 20mila euro, con l’obiettivo di realizzare, attraverso il contributo di centinaia di cittadini, un processo partecipativo mirato all’incentivo dell’uso della bicicletta per la mobilità urbana. Il bando regionale a sportello si è aperto il 30 settembre 2022.
La prima di una serie di richieste (tutte disattese dal Comune) in merito all’auspicata adesione dell’ente municipale all’idea di D!Vento&Co era stata inoltrata dalla rete associativa l’8 ottobre, tramite pec, alla commissione allora presieduta da Marilisa Magno e agli uffici comunali preposti. E non ha mai avuto seguito neppure la pec del 20 novembre scorso, in cui si rinnovava a Palazzo di Città l’invito a partecipare al bando, pena, in caso contrario, la messa a rischio del punteggio finale dell’idea progettuale, con il conseguente pericolo di non poter accedere al finanziamento regionale.
Nella vana attesa di una risposta da corso Garibaldi, la cordata associativa si è dovuta ridurre al mese di dicembre per presentare il progetto (ormai senza l’adesione del Comune) nell’alveo dell’avviso emesso dalla Regione. Troppo tardi, perché i fondi erano già esauriti. “L’idea – analizza Beneduce a l’Attacco – non è stata finanziata, e non solo per il ritardo occorso nella presentazione della domanda. Anche se l’avessimo presentata prima, infatti, probabilmente non avremmo avuto ugualmente speranze, perché, per questo tipo di iniziative, l’adesione di Palazzo di Città è fondamentale per il punteggio con cui il progetto sarebbe stato valutato, essendo l’ente comunale l’organo istituzionale titolare del processo di pianificazione su questi temi. Va bene le infiltrazioni mafiose e la cautela con il territorio – riflette il docente circa l’atteggiamento di chiusura mostrato dalla commissione prefettizia a guida Magno – ma non credo che scuole, parrocchie, associazioni, cicloamatori e cittadini attivi debbano essere trattati come presunti ‘infiltrati’”.
Risposte negate dal Comune di Foggia pure sul versante della richiesta di accesso pubblico al Pums, “non recuperabile dal sito web dell’amministrazione cittadina, tanto che ne abbiamo scoperto l’esistenza, per puro caso, soltanto attraverso la piattaforma Traspare”, evidenzia Beneduce. Una richiesta - inviata a fine dicembre a Magno e alla segretaria generale D’Ambrosio - cui Palazzo di Città avrebbe dovuto rispondere, per legge, entro 30 giorni.
Le realtà associative ci hanno riprovato meno di un mese fa con lo stesso, rammaricante, esito. Quello avuto dalla pec del 13 aprile con cui con D!Vento&Co hanno chiesto nuovamente ai commissari e all’Ufficio municipale al Traffico e mobilità un incontro in materia, segnalando la permanente inaccessibilità ai documenti del Pums di Foggia. L’intento era reperire informazioni sulla gara espletata nel maggio del 2021, con l’affidamento al Cns di Bologna, del servizio tecnico di aggiornamento del Piano urbano del traffico e della mobilità sostenibile (rimasti fermi anche a causa del commissariamento). “Piani di cui non si avevano notizie di attuazione. Così, per capirne qualcosa in più, abbiamo dovuto contattare l’azienda emiliana – racconta Beneduce – ed ora siamo in rapporto diretto con essa per accreditarci come stakeholder nella progettazione. La redazione tecnica, che, come da avviso pubblico, prevede il processo partecipativo, dovrebbe prendere il via a brevissimo. Dal canto nostro, vorremmo ragionare, insieme a Palazzo di Città, alla società appaltata e alla comunità locale, di ‘bici in fitto’, ‘bike to work’, ‘bike to school’, ‘collocazione urbana dei parcheggi per biciclette’, e tanto altro. Senza un iter di pianificazione condivisa le piste ciclabili possono diventare persino un ostacolo per la mobilità sostenibile, proprio come sta accadendo a Foggia, piuttosto che uno strumento per migliorare la vivibilità urbana. Per fortuna il Cns – conclude sul punto Beneduce – è stato lieto di aprirci le porte per la condivisione del Pums. La società è abituata ad operare in tal modo perché, tra l’altro, ha sede in Emilia Romagna, che, insieme alla Puglia, è l’unica regione italiana ad annoverare una legge che promuove la partecipazione attiva dei cittadini nei processi organizzativi dei servizi pubblici”.
Se il Cns ha mostrato apertura, manca, però, ancora il Comune per evolvere lo stato dell’arte della mobilità foggiana, che Beneduce definisce “per certi versi ancora fermo agli anni ‘70”. La sfida partecipativa è rivolta, allora, al nuovo commissario Cardellicchio, chiamato a dare discontinuità, anche su tale versante, rispetto a quanto (non) fatto dalla precedente gestione commissariale a firma Magno.
Nel frattempo D!Vento ha avviato un laboratorio di mobilità sostenibile nella scuola Foscolo, in cui sono stati raccolti, tra le altre cose, dati statistici che parlano di una popolazione scolastica in cui solo l’1% di discenti va in bici, a dispetto di quanto vorrebbe fare almeno il 50% del campione studentesco analizzato.
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