Foggia verso le elezioni, a cinque mesi dalle urne la politica deve iniziare a riprendersi propri spazi

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Cinque mesi separano i cittadini di Foggia dalle urne. A due anni di distanza dalla caduta dell’amministrazione Landella, dagli arresti e dal commissariamento, l’atmosfera resta incandescente sul tema della mafia, dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni malavitose, della normativa parzialmente inefficace basata sugli strumenti di tutela preventiva. C’è il rischio che la campagna elettorale disdegni le altre questioni cruciali per il capoluogo daunio e si limiti ad un unico tema totalizzante? E’ già evidente da tempo la corsa dei vari costituendi schieramenti a cercare legittimazione nello Stato e nelle sue articolazioni, a rassicurarlo e blandirlo, a tentare addirittura di farsi indicare possibili candidati.

“Ritengo che i partiti non possano continuare a trincerarsi dietro il loro silenzio per non analizzare quanto successo nel recente passato, conditio sine qua non per volgere lo sguardo al futuro politico della città”, commenta a l’Attacco l’avvocato Antonio Vigiano, segretario cittadino della Lega ed ex consigliere comunale. “Nel contempo, fatta questa operazione, che io definirei di verità, dove la politica si assume anche le proprie responsabilità, merce rara in politica, bisogna necessariamente proiettarsi al futuro avendo bene in mente un’idea di città da proporre all'elettorato. Lo scioglimento per mafia del comune di Foggia, per quanto doloroso e, a mio avviso, immeritato, va comunque colto come una opportunità per far rinascere Foggia dalle proprie ceneri e non certamente come un punto di stasi, per continuare a piangerci addosso”, conclude Vigiano.

“Ogni campagna elettorale è uguale a se stessa, non ne esistono due uguali”, afferma a l'Attacco l'ex assessora comunale alla cultura Annapaola Giuliani, sottolineando “una chiamata ad assunzione di responsabilità da parte dei candidati e di tutti”, come pure “l'auspicio che sia messa al centro del dibattito la città, con una visione e un'idea precise per i prossimi anni”. “Dovremmo ricordare tutti che abbassare i toni non significa mettere la testa sotto la sabbia, bensì restituire dignità alla politica”, continua Giuliani.

“Se in Italia cresce il partito dell'astensionismo il motivo è uno solo: i politici hanno grosse quote di responsabilità, probabilmente è stato tradito un patto di fiducia con l'elettorato. Dipenderà dagli attori di questa campagna elettorale se quello della mafia e dello scioglimento sarà l’argomento predominante o unico. Non è prevedibile oggi cosa accadrà, per quanto lo si possa provare a immaginare. Magari i candidati ci potranno stupire, raccontando altro e facendo emergere un'idea diversa di politica, con meno acrimonia e minore ambizione personale”.

La sanseverese, figlia dell’indimenticato ex sindaco Giuliano Giuliani e amica personale del ministro per il Sud Nello Musumeci, non ha ancora deciso se sarà della partita. “Non so se ci sarò attivamente in campo. Ho sempre detto di essere legatissima a questa città, nel mio ruolo ho preso tutto il bello e il buono che mi veniva da Foggia. Per ora osservo, non sto partecipando a riunioni ed incontri politici. Il centrodestra? Lo sto frequentando poco, del resto non ho tessere di partito”, spiega. “Peraltro, si può partecipare ad una campagna elettorale in tanti diversi modi”.

Esiste la preoccupazione per una campagna che potrebbe veder attaccare in blocco gli esponenti della scorsa amministrazione Landella, compresi coloro che uscirono immacolati da quell’esperienza di governo? “Sono trascorsi ormai due anni dallo scioglimento ma quella è una ferita che ancora non si rimargina. Ciò che mi preoccupa è che non ci sia grande rispetto dell’elettorato, il quale ha bisogno di vivere serenamente i prossimi mesi. Non è in dubbio quello che è accaduto e che abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Il gioco delle parti accadeva anche prima dello scioglimento, l'importante è raccontare la verità. Una verità che non deve essere edulcorata”. Nel 2021 il centrodestra foggiano, travolto dagli scandali, era dato per morto. Oggi la partita delle comunali appare più aperta. “Non sono abituata a fare pronostici”, commenta Giuliani.

“Non sempre il vento nazionale positivo ha fatto vincere a livello locale. Illudersi in tal senso sarebbe una banalizzazione irrispettosa per chi ci metterà la faccia a Foggia. Se il centrodestra si è rigenerato? Lo capiremo e vedremo che ci sarà la capacità di tornare ad essere comunità. Di certo non basta dire che si è al governo del Paese. Io non ho risentimenti né acrimonia nei confronti di nessuno, considero le aspettative tutte legittime e degne di rispetto. Chiunque vorrà candidarsi andrà rispettato”. Pacato anche il giudizio sui commissari: “Credo che abbiano fatto quello che si poteva fare, non tantissimo ma i ruoli sono diversi rispetto ad una gestione ordinaria. Quello che si è fatto nel settore delle politiche culturali è andato in continuità col passato, si è vista la prosecuzione dei semi gettati negli scorsi anni”.

“La campagna elettorale sarà basata in gran parte sulla questione mafia sì-mafia no, questo è certo”, dichiara a l’Attacco Bruno Longo, uno degli incandidabili.

“Ho sempre ritenuto lo scioglimento ingiusto a Foggia, in quanto non sufficientemente suffragato. E’ una normativa che andrebbe rivista e basata su elementi concreti e oggettivi, non su meri sospetti. Non si può sciogliere una assise democraticamente eletta da migliaia di cittadini sulla base di puri sospetti. Una normativa che peraltro ritengo andasse bene per alcuni territori ma non per altri. La campagna sui temi di chi è mafioso e chi no è già partita. Alcuni vogliono far apparire il centrodestra come la coalizione degli sciolti per mafia e sé stessi come l'espressione del bene e della legalità. Un becero e falso moralismo”, continua l’ex consigliere meloniano. “Ci sarebbe tanto da dire rispetto alla relazione della commissione di accesso, dove è riportato che io fui deferito nel ‘75 per porto d'armi abusivo perché fermato ad una manifestazione politica con l'asta di una bandiera. Non si dice, però, che per quel fatto l’autorità giudiziaria non ritenne di processarmi né tantomeno di condannarmi. Al contrario, nessuna conseguenza ha interessato persone di centrosinistra che sono pure citate nella relazione. Penso a tutti i soggetti vicini alle batterie che furono fatti entrare, con amministrazioni di centrosinistra, nella partecipata Amica spa, come pure penso a quell'ex consigliere comunale di centrosinistra che era ritenuto punto di riferimento delle cooperative legate alla malavita e che non è mai stato chiamato a risponderne. Nessuno ha ricordato che io e la mia famiglia fummo minacciati da criminali e ci fu data la scorta. Sono convinto che lo scioglimento sia stata una forzatura per delegittimare il centrodestra”.

Per Longo la coalizione in fase di costruzione è forte. “Il centrodestra non ha alcun problema nel fare le liste, anzi c’è una folla dalle parti di Fratelli d'Italia, che avrà diverse liste civiche di accompagnamento per quanto tutti vogliano stare in quella del partito, che sta tirando moltissimo a livello nazionale. Registro che nel centrosinistra per ora c’è solo il prode Mainiero mentre nel centrodestra i nomi di possibili candidati sindaci si stanno sprecando. Il risultato delle urne non è affatto scontato, io e altri riceviamo attestati di stima sia direttamente che indirettamente. Il salto di qualità di Meloni e il vento in poppa di Fratelli d'Italia fanno la differenza. I più, nella comunità cittadina di Foggia, pensano che lo scioglimento sia stato finalizzato a far fuori il centrodestra. Peraltro Cavaliere e Pellegrini, che con i loro pressing ottennero lo scioglimento, ora si ritrovano fuori dei processi decisionali e dalle candidature a sindaco. Sia chiaro: io non metto in dubbio la buona fede degli inquirenti. Quello di cui sono convinto che è siano stati oggetto di un chiaro pressing politico. Nessuno si sogna di negare l'esistenza della mafia a Foggia, esiste qui come in altri territori d'Italia. Questa città è indubbiamente permeata da organizzazioni criminali ma tutt'altra cosa è mettere in relazione questa mafia con la pubblica amministrazione. Non esistono prove che dimostrino il condizionamento operato dalle batterie sugli organi di governo. Per fare un esempio, quando la mafia permea la pubblica amministrazione si accaparra gli appalti e nel caso di Foggia i settori che sono emersi come infiltrati erano bagni e impianti semaforici, che furono appaltati da amministratori precedenti rispetto a noi”, conclude Longo.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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