E’ previsto per stasera il terzo incontro della nascitura coalizione giallorossa di Foggia, dopo il rinvio della scorsa settimana per varie assenze. Solita sede, quella del Pd, per continuare a imbastire la trama che reggerà il fronte a guida dem-5 Stelle- civici emilianisti che proverà a vincere le comunali attese a novembre prossimo. Ancora nessun candidato sindaco all’orizzonte, dopo che – come preannunciato su queste colonne – l’europarlamentare e coordinatore provinciale pentastellato Mario Furore ha declinato l’invito rivoltogli direttamente dal presidente Giuseppe Conte. L’intenzione di Furore è restare a Bruxelles, come ha chiaramente detto anche alla base del M5S nei recenti incontri. Ma l’europarlamentare punterebbe anche a cercare di recuperare il rapporto con Giuseppe Mainiero, interrottosi dopo la fuga in avanti del fondatore della civica Resto a Foggia.
Il problema sarà fargli capire che è necessario un passo indietro e, magari, accettare di rivestire il ruolo di vicesindaco in quota anche al M5S. Uno scenario che si scontra col secco no di Mainiero a stare in coalizione col Pd piemontesiano.
C’è anche un altro pezzo di civismo, ma di sinistra, che appare scollegato dal costituendo campo largo e va coinvolto: sono quelle associazioni che venerdì terranno l’incontro “Foggia al centro, noi ci siamo”, previsto in piazza Giordano a partire dalle ore 18.00. Si tratta della Società civile (presente con Lucia Aprile e Francesco Strippoli), della Comunità Politica (per cui interverrà il professore Unifg Luciano Beneduce), di Equa (con l’ex parlamentare pentastellata Rosa Menga), di Capitanata.Neo (con Pasquale Cataneo, ex consigliere comunale) e Libertà civile (con Alessio Lusuriello).
In più Furore sta scontando le responsabilità e le tensioni connesse al ruolo di coordinatore provinciale, che l’ha reso destinatario di ogni lagnanza o dissenso interno del MoVimento, come confermato da recenti scontri verbali con attivisti critici sulla gestione di Conte e dei suoi referenti sui territori.
La debolezza dei contiani, che avrebbero dovuto capitanare la coalizione esprimendo con forza anche il proprio candidato sindaco, la si sta vedendo nei rapporti col Pd e con Michele Emiliano, del resto, anche rispetto alla partita delle nomine dei vertici ASP.
Sono diversi coloro che ritengono che il M5S, che vanta l’assessora regionale al welfare Rosa Barone, avrebbe dovuto imporsi e non accontentarsi solo della postazione nell’Azienda di servizi alla persona più piccola e priva di risorse, quella dell’Addolorata, dove dopo le dimissioni di Patrizia Lusi (fedelissima del governatore e nome della sua civica CON) è attesa la nomina del nuovo presidente.
Le titubanze e ingenuità dei 5S fanno da contraltare alla maniera nettissima con cui Emiliano e quelli di CON nelle scorse ore hanno definitivamente fatto capire che ogni accordo è possibile per allargare la coalizione e andare oltre le novecentesche distinzioni tra destra e sinistra.
Dapprima ci hanno pensato quelli di CON, dichiarandosi pronti ad una alleanza con la Lega. Poi, ieri l’altro, è intervenuto direttamente Emiliano, salutando l’approdo nella sua civica dell’ex senatore azzurro Michele Boccardi (che ne sarà il coordinatore regionale dopo esser stato fino alle scorse ore berlusconiano) e di altri otto forzisti.
Pur dichiarandosi al fianco del Pd e dei 5S, il presidente della Regione e leader del centrosinistra pugliese ha chiarito: “Non siamo quello schema politico nazionale che divide il mondo in maniera antica e che vedo presente a destra e sinistra. CON è il frutto maturo di un modello di governo moderno: rappresenta un blocco sociale che descrive un luogo, il blocco che ha mi ha consentito di vincere e che ha bisogno di rinforzi. Se qualcuno racconta che la storia di Emiliano e Decaro è in via di esaurimento, sbaglia. A sinistra c’è qualcuno che pensa questo: dopo la parentesi di Emiliano e Decaro si torna agli schieramenti degli anni ‘90. Eppure queste persone avrebbero dovuto capire che con questo schema il centrosinistra perde e basta. La sinistra è più attenta alla testimonianza che alla tattica elettorale. CON spariglia non per meri fini di gestione ma per realizzare contenuti o visioni. La destra invece aspetta molto la lettura dei testamenti e lavora poco per guadagnarsi la stima degli italiani”.
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