L’accorpamento tra il Circolo Didattico San Giovanni Bosco e la scuola secondaria di primo grado Leonardo Murialdo si farà, almeno secondo il Piano provinciale di dimensionamento scolastico per il 2027/2028. La Provincia di Foggia ha confermato la propria linea nonostante la contrarietà espressa dalla Giunta Episcopo, che aveva chiesto di mantenere separate le due autonomie. Ma dietro una decisione che ufficialmente risponde a criteri di razionalizzazione della rete scolastica si muove una partita più complessa, nella quale entrano in gioco la gestione delle dirigenze, gli equilibri sindacali e la sorte del personale amministrativo e ausiliario. La questione, infatti, non riguarda soltanto la salvaguardia delle autonomie scolastiche, ma anche le conseguenze che la fusione avrebbe sulle figure apicali dei due istituti. Con un unico comprensivo verrebbe meno una posizione da dirigente scolastico e una da direttore dei servizi generali e amministrativi, il Dsga. È proprio la prospettiva di un trasferimento delle attuali figure dirigenti verso altre sedi uno degli elementi che avrebbe alimentato la mobilitazione sindacale, chiamando in causa in particolare la CGIL e la FLP, alle quali sono riconducibili le iscrizioni delle persone direttamente interessate. Un intreccio tra tutela delle posizioni professionali e rappresentanza sindacale che merita di essere considerato nella lettura delle contrapposizioni emerse sul dimensionamento. La questione presenta però un'altra faccia, quella del personale scolastico meno tutelato. Se da una parte l'accorpamento comporterebbe la perdita di una dirigenza e di un posto da Dsga, dall'altra il mancato riordino della rete, in una fase di progressiva diminuzione degli alunni, potrebbe esporre a ulteriori riduzioni soprattutto il personale ATA, gli assistenti amministrativi e i collaboratori scolastici. Il calo delle nascite e lo spopolamento stanno modificando strutturalmente la consistenza della popolazione scolastica. In questa prospettiva, la razionalizzazione delle autonomie viene letta come una misura che potrebbe consentire di governare una trasformazione destinata comunque a incidere sugli organici.
Un altro elemento è rappresentato dal precedente dell'accorpamento tra Bovio e San Pio X. Una fusione che ha prodotto una realtà scolastica con numeri analoghi, se non superiori, a quelli prospettati per il nuovo istituto Bosco-Murialdo. In quel caso non si sarebbe registrata una mobilitazione paragonabile. La differenza, nella lettura delle dinamiche sindacali, sarebbe legata proprio alla mancata coincidenza tra le figure interessate e le appartenenze sindacali. Resta un interrogativo sui diversi criteri adottati nel valutare operazioni di dimensionamento simili, soprattutto se si considera che il parametro numerico non sembra essere stato un ostacolo nel precedente caso foggiano. La partita coinvolge anche le famiglie della Murialdo. Una parte dei genitori sarebbe favorevole all'accorpamento perché vedrebbe nella San Giovanni Bosco una continuità organizzativa e didattica più funzionale. A sostegno di questa posizione c'è un dato, superiore al 90 per cento, relativo agli alunni che dalla primaria della Bosco proseguirebbero il percorso alla Murialdo. Un flusso che rafforzerebbe la logica della verticalizzazione del primo ciclo, uno degli argomenti utilizzati dalla Provincia per motivare la propria scelta. Tra le ragioni del malcontento di alcune famiglie viene indicata anche la gestione della dirigenza della Murialdo, con riferimento alla prolungata assenza della preside. Un elemento che contribuisce a spiegare perché una parte della comunità scolastica guardi all'accorpamento come a un possibile cambiamento organizzativo.
Sul piano politico, la contrapposizione è già emersa con l'intervento del consigliere comunale Antonio De Sabato, che ha contestato apertamente la decisione di Palazzo Dogana. "L'accorpamento produrrebbe un unico istituto di circa 1.400 alunni, oltre la soglia ordinaria di 1.200 indicata dalle linee regionali, con conseguenze importanti sull'organizzazione scolastica, sulla sicurezza, sulla qualità dei servizi e sui posti di lavoro", sostiene De Sabato, che chiede alla Regione Puglia e all'Ufficio scolastico regionale di non recepire la proposta provinciale e di salvaguardare le due autonomie. Il consigliere richiama anche il precedente del TFA Sostegno dell'Università di Foggia, con il trasferimento di parte delle attività formative a Troia nel 2025 e il successivo superamento di quella scelta. La sua posizione si aggiunge a quella già espressa dalla Sindaca Episcopo e dall'Amministrazione comunale, che il 29 settembre aveva deliberato per il mantenimento delle due autonomie. De Sabato contesta inoltre la disparità di trattamento rispetto ad altri comuni della provincia, dove sarebbero state salvaguardate autonomie con numeri inferiori.
La partita, dunque, non è ancora conclusa. Il Piano provinciale dovrà passare al vaglio della Regione Puglia e dell'Ufficio scolastico regionale, ai quali spetterà la valutazione definitiva. Nel frattempo, dietro il confronto istituzionale sulla dimensione degli istituti e sulla continuità didattica, resta aperta una questione meno visibile ma altrettanto rilevante, quella degli effetti del dimensionamento sugli organici e sulle posizioni professionali coinvolte. È su questo terreno che si intrecciano gli interessi delle scuole, delle famiglie e delle organizzazioni sindacali, in una fase in cui la diminuzione degli alunni rende sempre più difficile conservare l'attuale assetto della rete scolastica.
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