Come viene vista l’arte contemporanea italiana fuori dai confini nazionali? Sempre meno, a giudicare dai numeri. Questa mattina, nella sala “Rosa del Vento” della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, Christian Caliandro ha presentato “Noi nel mondo. Indagine sulla percezione estera dell’arte contemporanea italiana” (Marsilio Arte) davanti a oltre 30 studenti dell’Accademia di Belle Arti, che ha organizzato l’incontro.
Il libro, co-promosso dalla Direzione generale Creatività contemporanea del Ministero della Cultura e dalla Quadriennale di Roma, si regge su 40 interviste a 42 esperti del settore, tra direttori di museo e di fiere, critici, curatori, artisti e galleristi.
I dati hanno lasciato poco spazio ai dubbi: la presenza degli artisti italiani nelle grandi manifestazioni internazionali, dalla Biennale di Venezia a documenta e Manifesta, è calata negli ultimi vent’anni “fino quasi a zero”. La nota positiva, citata da quasi tutti gli intervistati, è stata l’Italian Council del Ministero.
A margine dell’incontro, Caliandro ha precisato a l’Attacco che il quadro non è univoco: “Ci sono luci e ombre”. Il nodo, ha spiegato, è arrivare: “Laddove si riesce ad arrivare, dove c’è una visibilità delle opere degli artisti italiani, questa risposta è sempre comunque molto positiva”.
Agli studenti la presidente dell’Accademia Michaela Di Donna ha parlato chiaro: “Non è il titolo a darvi il talento”. Per il direttore Antonino Foti la formazione non basta se poi mancano le possibilità di esporre: “Non è vero che con l’arte non si mangia, però è evidente che bisogna crederci”.
(Luca De Marco - l’Attacco)
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