Palazzo Dogana, il rinvio della Consulta dei disabili fa infuriare tutti: Meda e Psi contro Nobiletti e Pd

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Trentottomila persone con disabilità (di cui dodicimila grave), secondo le stime dei promotori, e una Consulta provinciale ancora senza regolamento. Da questa distanza ha preso forma in questi giorni la polemica seguita alla seduta di due giorni fa a Palazzo Dogana. Il rinvio deciso dal Consiglio provinciale ha innescato la protesta di Meda e Psi. Nel frattempo, l’associazione Solidea ha consegnato all’amministrazione comunale 266 firme per chiedere un organismo analogo a Palazzo di Città. Due questioni distinte, ma accomunate dalla richiesta di rendere stabile il confronto tra istituzioni e persone con disabilità. La reazione più dura è stata quella di Miriam Ventura, responsabile regionale di Meda. L’avvocata foggiana ha definito "mortificante" il rinvio e attribuito al Pd la responsabilità politica di non aver sostenuto il passaggio in aula. "La Consulta non è una poltrona, un gettone o un organismo di partito, ma uno strumento per superare una logica assistenziale e rendere effettivi i diritti delle persone con disabilità", ha attaccato la responsabile. A sostegno della propria contestazione, Ventura richiama due situazioni concrete. La prima riguarda il costo del parcheggio per chi accompagna un familiare ricoverato presso Casa Sollievo della Sofferenza. La seconda è quella del Comune di Carpino, che avrebbe anticipato 600mila euro per garantire il trasporto scolastico degli alunni con disabilità. "Sono esempi di difficoltà che richiedono risposte istituzionali coordinate, non soltanto dichiarazioni di principio", tuona la responsabile. Ventura, però, ringrazia il consigliere provinciale Tonio De Maio per avere illustrato il regolamento e averne sostenuto l’approvazione. "Avere la Consulta provinciale per la disabilità della Capitanata è un atto di civiltà giuridica e di amore", conclude la professionista. I socialisti spostano invece il fuoco della contestazione direttamente sul presidente Nobiletti e sulla sua maggioranza consiliare. Giovanni Alfonzo definisce la Consulta "un atto dovuto e non più differibile" e domanda perché la Capitanata sia ancora priva di questo organismo. "Come pensano di giustificare il prosieguo di un ritardo che dura da oltre vent’anni?", attacca il dirigente socialista, richiamando la situazione dell’accessibilità scolastica, le difficoltà di inserimento lavorativo e il numero limitato di Comuni dotati del Piano di eliminazione delle barriere architettoniche.

Il Psi propone dunque un osservatorio permanente, una rete di referenti nei sessantuno Comuni della provincia e tavoli tematici sui diversi ambiti della disabilità. "Senza un luogo di ascolto, i diritti restano sulla carta", sostiene Alfonzo. Durante l’assise provinciale, il rinvio dell’accapo era stato motivato dalla richiesta di ulteriori approfondimenti avanzata dalla consigliera dem Anna Rita Palmieri, che aveva spiegato di non voler procedere senza un testo adeguatamente definito. "Trattandosi di un argomento delicato che tocca i diritti reali di tante famiglie, non dobbiamo illudere nessuno", aveva detto. Dopo la sospensione dei lavori e il confronto tra i capigruppo, era stato concordato di aggiornarsi per completare il regolamento e riportarlo in aula.

Parallelamente, anche a Palazzo di Città si è riaperta la discussione sulla Consulta per la disabilità, attraverso un iter autonomo. Solidea ha consegnato a Episcopo 266 firme raccolte durante la Festa del Volontariato, chiedendo alla Sindaca di dare seguito alla previsione dell’articolo 47 dello Statuto comunale. L’associazione riferisce di aver già presentato un’istanza il 27 marzo, sottoscritta da diverse realtà cittadine e rimasta finora senza riscontro.

"La Consulta non rappresenta una mera formalità amministrativa, ma uno strumento concreto di democrazia partecipativa e di dialogo tra istituzioni e cittadini", afferma Solidea, che propone un tavolo di lavoro con associazioni, famiglie e terzo settore per condividere il regolamento prima del passaggio formale in Consiglio comunale. Se in Provincia, dunque, dove il regolamento deve tornare all’esame del Consiglio, il rinvio ha aperto una discussione sulle ragioni e sui tempi dell’approvazione, in Comune la consegna delle firme da parte di Solidea riporta l’attenzione su una richiesta che attende risposte da anni. Due percorsi distinti, entrambi ancora aperti, sui quali le prossime mosse delle rispettive amministrazioni diranno se e come le richieste di partecipazione troveranno spazio nelle istituzioni. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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