Sono tanti i punti dirimenti circa le scelte o le non scelte di talune politiche dell’amministrazione Episcopo, uno di essi è quello relativo all’installazione dei cosiddetti e ormai arci noti cassonetti intelligenti. Il nuovo sistema di raccolta rifiuti, gestito da Amiu Puglia e dal Comune di Foggia, è stato collaudato nello scorso maggio, ma sin dalle prime battute iniziali di questa esperienza, civica o meno, a seconda dei punti di vista, non ha soddisfatto la platea degli utenti, costituita da cittadini, ma anche dalla stessa classe politica che da più parti ha attaccato la vice Sindaca, Lucia Aprile. Nela riunione dei capigruppo in Consiglio, tenutasi nel pomeriggio di martedì, si è palesato un diffuso malcontento tra le fila della stessa maggioranza circa l’andamento del nuovo sistema di conferimento dei rifiuti in città. Certo, i presupposti per scontentare i cittadini c’erano tutti, ma i primi mesi sarebbero dovuti diventare tempo prezioso per la messa a punto di un sistema meglio concertato e collaudato. Secondo quanto afferma ai microfoni de l’Attacco Mino Di Chiara, in maggioranza sarebbero stati un pò tutti contrariati verso Aprile. Il motivo resta tra gli altri, proprio questo relativo all’installazione dei cassonetti intelligenti, le cui criticità sono legate soprattutto alla presenza di griglie di superficie troppo piccole per contenere i rifiuti. Per il segretario cittadino del Partito Socialista Italiano, tutti i nodi sono venuti al pettine e le problematiche connesse ai cassonetti sono ormai troppe per poter continuare a sostenere la tesi che il problema siano sempre i cittadini, rei di mal utilizzare i contenitori o di abbandonare a ridosso dei cassonetti i rifiuti.

“L'aula consiliare non è uno studio televisivo al servizio di uno spot politico, tanto più quando i temi in discussione - per quanto delicati e sentiti - non rientrano nelle competenze amministrative di un Comune”. Così la sindaca Maria Aida Episcopo e i capigruppo di maggioranza Achille Capozzi (CON), Mario Dal Maso (M5S), Pasquale Dell'Aquila (PD), Antonio De Sabato (Gruppo Concittadino), Mino Di Chiara (PSI), Antonello Di Paola (Gruppo Misto) e Nicola Formica (Insieme per Foggia) motivano l'assenza dai lavori del Consiglio comunale convocato per oggi pomeriggio. “Diciamo con chiarezza che la salute delle foggiane e dei foggiani è una priorità assoluta di questa amministrazione. Conosciamo le difficoltà che tante famiglie affrontano ogni giorno, tra liste d'attesa e servizi da potenziare, e proprio perché questo tema ci sta a cuore non accettiamo che venga trasformato in un palcoscenico.

Nelle ultime settimane, sulla sanità regionale e sull'aumento dell'aliquota IRPEF, il centrodestra ha messo in scena una polemica costruita a tavolino, che il presidente Decaro ha già smontato punto per punto. Replicare quello spettacolo anche nell'aula consiliare di Foggia non porterebbe nulla di utile ai cittadini e finirebbe per mortificare il ruolo del Consiglio e le sue funzioni. La mozione, del resto, è approdata con lo stesso testo in tutti i comuni e province pugliesi, non un atto di indirizzo pensato per Foggia, ma un'operazione da campagna elettorale premeditata e permanente, orchestrata da chi dovrebbe piuttosto spiegare ogni giorno ai cittadini le scelte di un governo nazionale responsabile di una situazione socioeconomica pesantissima e anche dei tagli alla sanità pugliese.

Lo stesso vale per la mozione sullo spostamento del CCR, la cui collocazione fu decisa durante il commissariamento ed è vincolata a un finanziamento PNRR. Sostenere che una ricollocazione dipenda soltanto dalla volontà politica dell'ente significa raccontare ai cittadini una cosa non vera, e non intendiamo prestarci ad amplificarla, soprattutto dopo aver ricevuto cittadine e cittadine e comitati di ogni sorta. Per questo, compatti e unanimi, abbiamo scelto di non presentarci alla seconda convocazione del Consiglio comunale. Non è stata una decisione presa a cuor leggero, su questi temi siamo e restiamo accanto alla cittadinanza. Ma proprio il rispetto che dobbiamo alle persone ci impedisce di trasformare la loro salute in una pantomima. Continueremo a occuparcene ogni giorno, nelle sedi opportune, con serietà e senza passerelle”.

Un’assemblea pubblica, programmata per la seconda metà di settembre, per analizzare, cinque anni dopo, lo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Foggia. E’ quella che stanno preparando le segreterie cittadine delle forze di centrodestra, che ha già svolto due riunioni organizzative al riguardo. Al centro di questa operazione, svelata ieri da l’Attacco, c’è una relazione tecnico-giuridica sull’insussistenza, a loro dire, dei presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale di Foggia. Si esaminano criticamente i presupposti del provvedimento, assumendo quali termini di comparazione gli scioglimenti del Comune di Manfredonia, nel 2019, e del Comune di Reggio Calabria, nel 2012, considerati atti “dal fondamento non seriamente discutibile”. La tesi che si intende dimostrare è che il provvedimento adottato nei confronti del Comune di Foggia non soddisferebbe il triplice requisito di concretezza, univocità e rilevanza degli elementi richiesto dall’articolo 143 Tuel, “perché: muove da vicende corruttive comuni, prive di qualsivoglia qualificazione o aggravante mafiosa e ancora allo stadio delle indagini preliminari; valorizza relazioni personali episodiche, in parte travisate e in parte processualmente smentite, riferite a figure prive di reale capacità di incidere sulla formazione della volontà dell’ente; converte in indici di condizionamento mafioso ordinarie criticità gestionali ascrivibili, per espresso riconoscimento della stessa relazione prefettizia, all’apparato burocratico; omette, infine, di considerare la pronta reattività dell’ente alle interdittive antimafia sopravvenute e la costante azione pubblica di contrasto alla criminalità organizzata promossa dagli organi elettivi”. 

“L'idea del centrodestra locale di promuovere un evento pubblico finalizzato a ridiscutere e, in ultima analisi, ad autoassolversi dalle cause dello scioglimento per mafia del Comune di Foggia nel 2021 è un errore di metodo e di prospettiva”, commenta a l’Attacco dal campo largo Francesco Strippoli, consigliere comunale M5S. “Invece di imbastire processi farsa in piazza, in cui la parte politicamente accusata si erge a giudice di sé stessa in una dinamica priva di qualsiasi terzietà, la politica dovrebbe fare uno sforzo di maturità. La strada da percorrere è un'altra: avanzare e condividere in modo trasversale una seria riforma legislativa per ammodernare una legge approvata nel lontano 1991. Come ogni strumento normativo, dopo 35 anni di applicazione questa legge ha mostrato limiti evidenti e la necessità fisiologica di essere riformata e migliorata per adattarsi alle nuove sfide del nostro tempo”, continua il contiano. “La realtà del nostro territorio smentisce categoricamente l'idea che l'emergenza criminale sia un capitolo chiuso. La criminalità organizzata continua a condizionare la vita economica e sociale con estorsioni, violenze e infiltrazioni. In questo scenario si colloca la recente e scioccante inchiesta giudiziaria che vede coinvolto l'ex sindaco di Cerignola, di centrodestra, indagato per favoreggiamento nei confronti dei clan dediti agli assalti ai blindati e ai portavalori”, è il riferimento al meloniano Antonio Giannatempo

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