Un ateneo che aumenta costantemente nel numero di iscritti (+ 67% negli ultimi dieci anni), docenti, ricercatori e corsi di laurea e la “fame di spazi” per ospitarli. Gli sforzi caparbi - avversati da non poche difficoltà - dell’Università degli Studi di Foggia per l’acquisizione e la rifunzionalizzazione di nuove strutture finalizzate a soddisfare le necessità imposte per un verso dalla crescita costante per l’altro dall’innovazione didattica e dalla ricerca. E ancora: la ferrea volontà del rettorato di Pierpaolo Limone di trasformare il capoluogo dauno in una città universitaria a tutti gli effetti, anche attraverso la valorizzazione di aree urbane ad alta valenza simbolica.
Inoltre, la possibilità di tornare a concepire l’Unifg come ateneo di Capitanata, tornando ad imboccare la strada, interrottasi nel 2008, della dislocazione di strutturati avamposti universitari anche nelle principali città della provincia. Infine, la sostenibilità economica ed ambientale verso cui l’ateneo dovrà orientare il suo percorso di ampliamento strutturale. Questi i temi affrontati nel tavolo programmatico “Edilizia e programmazione scolastica” - tenutosi martedì pomeriggio presso il DEMeT di via Alberto Da Zara –, tra i focus del Piano strategico “Università è Territorio” 2022-2025 dell’Unifg aperto alla città.
La sessione (moderata dal prorettore vicario Agostino Sevi) ha contemplato molteplici interventi, non solo sulle linee di sviluppo edilizio poste in cantiere dall’ateneo dauno, ma anche sulle criticità, per certi versi drammatiche, che riguardano lo stato dell’arte, ormai pluriennale, di facoltà come Ingegneria e Scienze motorie. La direttrice generale dell’Unifg, Teresa Romei , accompagnata nel suo intervento da Matteo di Trani (responsabile dell’Area Affari tecnici e negoziali), ha tracciato il quadro degli interventi di riqualificazione (possibili, in alcuni casi, anche grazie ai diritti di superficie e ai fondi concessi dalla Regione Puglia).
Da quelli già effettuati, come per lo stesso DEMeT (fino a qualche anno fa occupato da un collettivo che ne aveva fatto il centro sociale “Scurìa”), a quelli in corso d’opera come sulla ex Palestra di via Galliani, che, tra le altre cose, ospiterà una biblioteca economica-giuridica in fase di allestimento. “Due esempi di riqualificazione del degrado e di rigenerazione urbana, in aree della città marginalizzate ed ora rivitalizzate dalla presenza dell’università”, ha sottolineato Romeo. La quale ha poi posto in evidenza gli sforzi economici a carico dell’ateneo per tali operazioni e il processo affatto facile di rifunzionalizzazione di questi come di altri contenitori nati per altri scopi. Un percorso di ristrutturazione reso ancor più difficile spesso a causa dei vincoli della Sovrintendenza cui gli edifici sono sottoposti.
Una scelta di campo audace, dunque, quella del dal rettorato Limone, ma compiuta per riportare in auge, attraverso una precisa visione di sistema, immobili di valore storico-architettonico e pezzi simbolici della città per anni abbandonati a sé. Stessa cosa dicasi per i progetti a medio termine sull’ex Conventino (in comodato d’uso dall’Asp Istituto dell’Addolorata), che attraverso il bando Residenze universitarie è destinato ad una struttura-alloggio per studenti in pieno centro storico; e sulla Caserma Miale in piazza Italia, che attende di trasformarsi, in condivisione con la Dia, in uno dei nuovi cuori pulsanti dell’ateneo grazie ad un progetto di riqualificazione da 31 milioni di euro (7,5 per l’acquisto dell’immobile avuti con legge regionale; ulteriori 23 milioni per la rifunzionalizzazione).
“Abbiamo chiesto 13 milioni al Ministero, il resto dovrà essere realizzato dall’Unifg”, dirà Romei. “Uno sforzo non indifferente, ma la Miale potrebbe diventare la cartolina di Foggia”, farà il paio Di Trani. Secondo quanto dettagliato dalla prof. Barbara Cafarelli, delegata alla Didattica, nei piani dell’ateneo la Miale sarà utilizzata per accogliere gli uffici dell’amministrazione centrale, compreso il rettorato; aree amministrative per servizi allo studente; aule di grandi dimensioni per i corsi di varie facoltà attualmente carenti; laboratori di ricerca e didattica che andranno ad arricchire l’offerta formativa; gli attuali 328 dottorandi (+257% rispetto a 4 anni fa) con annessi centri di calcolo e super calcolo. Inoltre spazi per “visiting professor” funzionali all’internazionalizzazione dell’ateneo.
“Se esiste un freno fortissimo alla crescita dell’ateneo, questo è rappresentato dalla logistica – ha chiosato a l’Attacco Cafarelli -. Il rettore cerca una continua interlocuzione con i nostri amministratori e politici: o loro ci vengono incontro per individuare soluzioni percorribili o l’ulteriore crescita auspicata per l’ateneo, che porta e trattiene sul territorio notevoli economie, non potrà prendere corpo”. Una frecciata cui si è aggiunto il j’accuse di Romei rivolto all’amministrazione comunale del capoluogo dauno. “Per la riqualificazione della Facoltà di Scienze motorie, avevamo un bellissimo progetto di partenariato pubblico-privato che avrebbe potuto trasformare la struttura fatiscente di viale Virgilio in un gioiellino. Ma il Comune di Foggia ci ha sbattuto la porta in faccia negandoci il diritto di superficie”, è andata fuori dai denti Romei.
Bastoni di traverso, vecchi e nuovi, cui ora si aggiunge pure il rincaro di energia e dei materiali nonché la relativa bolla speculativa. Nell’illustrare la programmazione tracciata per l’Area della Ricerca scientifica, con in prospettiva anche la realizzazione di un terzo plesso sul Polo di Area medica, Di Trani ha infatti evidenziato quanto segue: “Vista la congiuntura di crisi lo sforzo economico che attende l’Unifg sarà ancora maggiore. Tra l’altro, l’ulteriore sfida sarà quella di accelerare i tempi, perché chiudere un contratto d’appalto oggi o tra 2 mesi potrebbe fare la differenza di centinaia di migliaia di euro”.
Tra i passaggi del convegno anche l’ipotesi, con l’intervento dei sindaci di Manfredonia e San Severo, di un ritorno in provincia dell’Unifg, non senza “avamposti per la ricerca, però”, ha puntualizzato Sevi. Ma se Francesco Miglio ha sposato l’idea di riavviare nell’Alto Tavoliere i corsi universitari (Enologia e Oss in primis quelli auspicati dal primo cittadino, che si è detto disposto a fare la sua parte e a concedere all’Unifg un immobile in disuso da 12 anni), più problematico l’atteggiamento di Gianni Rotice. “Bisogna prima promuovere nell’immaginario collettivo di cittadini e stakeholder l’importanza dell’Università di Foggia per il territorio”, ha analizzato il sindaco sipontino.
Spazio, infine, da un lato all’importanza della progettazione “green buildings” (“che riduce i costi di gestione e aumenta il valore degli immobili nonché la microeconomia cittadina”) nell’intervento della docente di Economia politica, Caterina De Lucia; dall’altro alla logistica disastrosa in cui versano ormai da troppo tempo Ingegneria e Scienze motorie, ancora prive di interlocuzione positiva con il territorio, amministrazioni cittadina e provinciale comprese. “A 3 anni dalla laurea in Ingegneria il 100% dei nostri studenti trova occupazione.
Ma non possiamo valorizzare la nostra identità nel sottoscala dell’Istituto ‘Altamura’, in cui non c’è neppure la connessione internet, figuriamoci un laboratorio ‘basic’”. Tra le soluzioni futuribili, un’eventuale collocazione delle due facoltà “in panne” nel Palazzo d’Ateneo, come ha riferito Sevi. La sessione è stata chiusa dal contributo di idee degli studenti. Luigi Rauseo, tre le altre cose, ha posto l’accento sulla necessità di investire sul Dipartimento di Studi Umanistici, i cui corsi “sono affollatissimi” e di apportare più interventi agli spazi universitari in funzione dell’innovazione didattica.
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