Foggia, ma cosa bolle in pentola?

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Davanti ancora 180’, poi sarà giro di boa. E da quel momento impazzerà il calciomercato. Con la finestra di gennaio che per molti club rappresenterà la scappatoia per provare a porre un argine alle lacune emerse fino a quel punto della stagione.

Il Foggia è ancora in una fase di riflessione, attende queste ultime due gare del girone di andata per fare un primo bilancio della sua annata.
E per stabilire a quali reali obiettivi potrà ambire.

Certo, fossero stati 28 i punti in classifica, e non gli attuali 24 che fanno i conti con la scellerata penalizzazione, forse si potrebbero abbozzare altri discorsi, perché una cosa è occupare l’ottava piazza ed un’altra la quinta.
Stando così le cose, invece, meglio restare alla finestra ed attendere gli eventi: la doppia sfida all’orizzonte con Virtus Francavilla ed Avellino definirà meglio gli scenari, e darà anche la possibilità a Zdenek Zeman di avere più chiaro il quadro della situazione.

Dipendesse solo dal boemo, farebbe "passo", lui qualche rinforzo di spessore in più lo avrebbe preferito in estate, quando era il momento migliore per assemblare le squadre, e sul mercato c’era anche maggiore possibilità di scelta.
A bocce ferme sarebbe stato possibile fare altre valutazioni, arrivare a profili più funzionali al suo 4-3-3, e probabilmente diventare anche più competitivi in campionato.

Non è un caso, infatti, che il tecnico di Praga fin dal primo momento assegnò un 6 (di stima) al mercato del ds Pavone, lasciando chiaramente intendere che si sarebbe atteso di meglio e di più.
Ora a cose fatte risulta difficile incidere, a Zeman in corsa non piace quasi mai mettere mani all’organico. Ed il Foggia attuale, oggettivamente, per poter essere competitivo per i primi posti necessiterebbe almeno di 3-4 puntelli di qualità. 
Troppi, forse, in questa fase, per poter ragionevolmente sperare di poter cambiare corso alla stagione. E oltretutto bisognerebbe verificare la disponibilità da parte del club di aprire i cordoni della borsa e venire incontro alle richieste del tecnico.

Che per ora nicchia e non si è espresso, anche se un primo timido sondaggio da parte del direttore sportivo Pavone pare ci sia stato.
Tutto rinviato a più in là allora, verso fine anno, quando anche il girone di ritorno sarà iniziato e la posizione in classifica del Foggia si presterà meglio ad eventuali chiavi di lettura.
Ad occhio e croce, però, la rosa a disposizione di Zeman, andrebbe numericamente rinfoltita con innesti mirati per ogni reparto.
Vediamo come.

DIFESA. Nel ruolo di portiere la squadra è coperta con Alastra, Volpe, e all’occorrenza Dalmasso, che sembrano dare garanzie fra i pali. Anche sulle corsie esterne il Foggia non evidenzia particolari lacune, Garattoni, Nicoletti, Martino e Di Jenno bastano ed avanzano per garantire gli equilibri che Zeman ricerca, anche se Di Jenno pare spinga per giocare con maggiore continuità. E non è detto che alla fine non venga accontentato, accordandogli la possibilità di accasarsi altrove. Nel qual caso si renderebbe necessario l’acquisizione di un altro laterale di fascia. Al centro della difesa Sciacca e Di Pasquale stanno andando al di là delle attese, il loro rendimento è stato sinora più che positivo, e alle loro spalle anche Girasole è riuscito a ritagliarsi un posto al sole. Diverso il discorso per Markic, che non risponde all’identikit richiesto da Zeman, e che quindi a gennaio potrebbe anche partire.

CENTROCAMPO. Il reparto è numericamente risicato, oltre che qualitativamente limitato. A parte Petermann e Rocca non ci sono elementi in grado di prendere per mano la squadra, Gallo per quanto ammirevole per applicazione denuncia qualche evidente limite per la categoria, idem dicasi per gli under Garofalo e Ballarini. Maselli invece è sicuramente un giovane di prospettiva, ma ancora acerbo. Si spiega così la necessità di potenziare il reparto almeno con un ulteriore tassello.

ATTACCO. Ferrante a parte, e Curcio solo a sprazzi, è il reparto che ad oggi ha dato i maggiori grattacapi a Zeman. Complice anche la lunga sequela di infortuni che lo ha privato di alcuni interpreti fondamentali. Le defezioni di Merola e Di Grazia e l’eclissi improvvisa di Merkaj hanno rallentato il processo di crescita di un tridente che ad oggi non ha ancora una sua identità precisa. Riprova ne sia il fatto che nell’ultimo scorcio di stagione il boemo ha dovuto fare ricorso al baby Tuzzo per trovare quegli equilibri di reparto che ad oggi sono mancati.
Servirebbe non meno di un altro esterno di attacco per migliorare il potenziale offensivo del Foggia.
Arriverà mai?

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testatina dillo al direttore WEB

 

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