Foggia ha fatto ‘splash’ sul più bello

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E sul più bello il Foggia ha fatto splash. Proprio quando ormai la squadra pareva essere entrata in perfetta simbiosi con il suo allenatore e raggiunto anche uno standard di condizione accettabile, ecco l’imprevedibile scivolone casalingo con l’Audace Cerignola che fa tornare indietro di un paio di mesi. Agli stenti e ai disagi della gestione-Boscaglia che hanno fatto temere per il peggio.

Una brusca frenata che ha annacquato gli entusiasmi e riportato l’ambiente rossonero a meditare su quei 23’ d’inferno che sono costati il ribaltone. E che adesso fanno vacillare le certezze di una squadra che con fatica in questi ultimi 50 giorni aveva provato a ridare fiato alle ambizioni della vigilia. In fondo però si tratta solo di una sconfitta, e come tale andrà metabolizzata.

Lo sa bene Fabio Gallo, che ha visto interrompersi ad 8 la striscia di risultati utili consecutivi sulla panchina del Foggia, e che da ieri ha ripreso a martellare i suoi dopo aver ingoiato a malincuore la pillola amara di un derby che, si spera, non si porti dietro nessun tipo di strascico.

C’è poco da salvare degli ultimi 90’ da incubo, probabilmente solo il primo tempo e poco altro, nel quale sono stati gli episodi ad indirizzare il match, ancor prima che una manifesta superiorità in campo. Ed è stato questo, probabilmente, l’errore più grande commesso dal Foggia, che sul 2-0 ha pensato erroneamente di poter gestire con disinvoltura il ritorno dell’Audace. Che, nemmeno sul 2-2 si è accontentato, continuando a premere sull’acceleratore alla ricerca della prima storica vittoria in C a spese dei cugini in trasferta.

Sarà stato proprio su questi clamorosi errori di valutazione, alla base della sconfitta, che con ogni probabilità alla ripresa Gallo avrà insistito coi suoi nel chiuso dello spogliatoio. Dove sicuramente a fare la voce grossa sarà stato anche il ds Matteo Lauriola, artefice principale assieme all’allenatore della dirompente scalata in classifica dei rossoneri. Che ora ha un solo modo per farsi perdonare: riscattarsi a Viterbo contro il Monterosi. Lì dove peraltro ha già conquistato di recente l’intera posta in palio.

E sarà proprio all’Enrico Rocchi domenica prossima che il Foggia sarà chiamato a dare una prima risposta convincente dopo che sono tornati ad aleggiare i recenti fantasmi del passato, che hanno riproposto i limiti caratteriali di una formazione che da un certo punto in poi della partita è scomparsa dalla scena, e non ha trovato più la forza per contrastare un avversario che, viceversa, si è galvanizzato proprio in virtù dell’atteggiamento remissivo di Di Pasquale & co.

Si è trattato solo di un normale incidente di percorso, che prima o poi era anche fisiologico si verificasse, oppure c’è da preoccuparsi? E’ l’interrogativo che inevitabilmente accompagnerà il Foggia di qui fino alla trasferta di Viterbo, all’indomani del flop con il Cerignola che peraltro ha fatto seguito alla qualificazione di Coppa con il Crotone. Che era stata un’ulteriore iniezione di fiducia sul momento attraversato dai rossoneri. Non c’era infatti stato nessun segnale premonitore che potesse far pensare ad un crollo verticale come quello verificatosi solo a distanza di poche ore al cospetto dell’Audace di Pazienza.

Ed è questo, forse, che maggiormente inquieta. Toccherà vestire i panni dello psicologo a Gallo per dare la scossa ai suoi e scuoterli da quello stato di apatia nel quale sono caduti nei secondi 45’ di domenica scorsa.

Tanti, troppi errori, taluni evitabilissimi e figli di una assenza totale di concentrazione che si è impossessata del Foggia: inconcepibili due dei tre gol subìti, che chiamano pesantemente in causa il portiere Nobile, apparso incerto sulla respinta corta che ha permesso a Russo di siglare l’1-2, e poco reattivo sulla conclusione di Neglia che è valsa il sorpasso.

Ma tutta la linea difensiva nel suo complesso è apparsa impacciata al cospetto di un avversario che ne aveva di più, e che alla distanza ha fatto valere la sua migliore brillantezza fisica. Anche in mezzo al campo, però, sono venute meno le energie, Petermann ha girato spesso a vuoto, e ai suoi lati soprattutto Di Noia si è trovato a malpartito contro la fisicità e l’irruenza del Cerignola.

Per non parlare infine dell’apatia in prima linea di Dardan Vuthaj che in campo ha vagato come un’ombra senza mai dare l’impressione di poter graffiare. Ecco, ripartire dagli orrori esibiti nel derby, avere il coraggio di riconoscerli. Ed eliminarli, possibilmente, in fretta. Se Gallo riuscirà in quest’altra impresa potrà mettersi al collo un’altra medaglia. Di incalcolabile valore.   

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testatina dillo al direttore WEB

 

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