Caos. Organizzato. Ma sempre di caos si tratta. E quando ad esserci di mezzo è il Foggia sembra quasi che sia naturale. L’ultimo capitolo di una lunga, tortuosa e stucchevole vicenda societaria che ormai non appassiona più, getta nuove ombre sul futuro del club rossonero. Che solo poco più di un anno e mezzo fa pareva aver trovato una proprietà in grado di rilanciarne le ambizioni e che incredibilmente adesso torna a rivedere gli spettri di un passato recente. Fatto di brutture e di stenti.
Canonico è ormai alla canna del gas e, obtorto collo, deve abbandonare la nave. In perfetto stile Schettino. Il Foggia per l’imprenditore di Palo del Colle diventa adesso un problema nel mare magnum dei tanti che in questo frangente è chiamato a fronteggiare, e gioco forza deve disfarsene il prima possibile. L’ancora di salvezza diventa così il lodo arbitrale, che solo un mese fa ha rimesso in sella i soci di minoranza, delegittimando di fatto tutto ciò che dal 27 agosto del ‘21 ad oggi è accaduto in senso al club.
A cominciare proprio dalla carica di presidente, che fu assunta (indebitamente) dal patron rossonero. Martedì sera Canonico ha ammainato bandiera bianca, non vuole saperne più di un club che in tutti questi mesi gli ha procurato solo problemi, e d’emblée trasferisce la patata bollente nelle mani di Pintus e Pelusi. Che dal momento del loro defenestramento sono rimasti ai margini della vita societaria, completamente all’oscuro di ogni scelta o strategia messa in campo.
La nuova tempesta che si è abbattuta sul club, ha portato come inevitabile conseguenza anche le dimissioni (irrevocabili?) del ds Matteo Lauriola, che si è ritrovato spiazzato da una decisione che ha appreso per via indiretta, senza che nessuno si sia degnato di dargli uno straccio di spiegazione plausibile di quanto sta accadendo. Costringendolo dunque alla resa anticipata: Lauriola non intende infatti essere capro espiatorio di una vicenda che non avrebbe mai immaginato potesse avere questo epilogo. Cosa faranno adesso Pintus e Pelusi, che si ritrovano nel bel mezzo del mare burrascoso, è difficile prevederlo.
Probabile che per un senso di responsabilità che non difetta ad entrambi, alla fine decidano di sobbarcarsi l’onere di traghettare il club verso acque meno agitate. Ma occorrerà molto buonsenso in questo frangente per far fronte agli impegni. Che restano gravosi. Ed ai quali ognuno per la sua parte dovrà comunque far fronte: 51% Canonico, 49% gli altri due soci. Ma servirà innanzitutto che le tre anime tornino a dialogare e trovino un’intesa. Soprattutto per agevolare possibili nuovi ingressi.
Da un ribaltone all’altro. Dal traumatico ko del derby perso in rimonta contro l’Audace Cerignola allo scossone che ha investito la sfera societaria il passo è stato breve. Che però qualcosa stesse covando sotto la cenere lo si era intuito fin da domenica scorsa dall’aria che si respirava nell’entourage rossonero nelle immediate ore di vigilia della sfida coi cugini gialloblu, quando a parte la presenza del direttore tecnico (in pectore) Vincenzo Todaro per il resto era balzata agli occhi l’assenza dei vertici del club. Non che ci si attendesse la presenza allo Zaccheria di patron Nicola Canonico, al quale solo 24 ore erano stati revocati gli arresti domiciliari, ma in concomitanza di una sfida diversa da tutte le altre sarebbe stato lecito attendersi un clima più partecipato.
La conferma si fosse ormai arrivati ad un punto di non ritorno è arrivata martedì sera verso ora di cena, con la nota ufficiale del Calcio Foggia 1920 che ha spiazzato tutti. Rimettendo in sella il cda che dal 27 agosto del ‘21 era stato soppiantato da quello che era diretta emanazione della nuova proprietà. E dal quale sarebbe poi scaturito l’arbitrato promosso dal socio di minoranza Davide Pelusi che ha dettato la svolta ai vertici del club.
Il tutto si è svolto in gran segreto e senza che trapelasse nulla sulla decisione maturata dal numero uno del Foggia, che pare abbia investito l’amministratore unico di Corporate Carbotti di predisporre il testo della comunicazione che successivamente è stata veicolata dall’ufficio stampa del Calcio Foggia. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno del quale erano a conoscenza solo i collaboratori più fidati di Canonico, che fin dallo scorso 11 novembre, data dell’ultima convocazione dell’assemblea dei soci, erano stati messi in preallarme sui possibili nuovi scenari che di lì a poco stavano per prendere forma. Anche se proprio in quella occasione era sembrata chiara emergere la volontà della proprietà di disattendere il verdetto del dolo arbitrale, che intimava la reintegra del vecchio consiglio di amministrazione, e di procedere alla nomina del figlio del patron, Emanuele, a presidente del cda.
Devono però nel frattempo essere intervenuti fatti nuovi che hanno portato Nicola Canonico a rivedere a tutto tondo le proprie posizioni, e a propendere per una inversione a “u”. L’oggettiva impossibilità a ricoprire qualunque carica all’interno del club (che sembrerebbe sia stata ulteriormente sollecitata proprio negli ultimi giorni dagli organi federali della Lega), unita alla sua personale vicenda giudiziaria che lo chiama pesantemente in causa e rispetto alla quale diventa difficile stabilire che tipo di riflessi potrà avere anche sulla sua attività imprenditoriale, devono averlo indotto a più miti consigli. Un senso di delegittimazione rispetto al quale ha inteso compiere in tutta fretta un passo indietro, scaricando la patata bollente nelle mani di Maria Assunta Pintus (detentrice del 41% della Corporate Investments Group, controllante il Foggia), del figlio Edoardo Chighine e di Davide Pelusi, che detiene il 20% del Calcio Foggia 1920.
Del suo imminente disimpegno sembrerebbe che Canonico abbia informato nei giorni scorsi Pintus attraverso Carbotti, adducendo come elemento di disturbo che lo avrebbe indotto al dietrofront il recente esito dell’arbitrato. Che ha reso inefficace la sua carica di presidente. Si è guardato bene, ovviamente, l’ormai ex presidente, di esplicitare l’unica vera ragione che lo ha messo out: i guai che lo hanno travolto.
Ed ora cosa accadrà? Ad occhio e croce non è detto che in automatico si debba tornare a quella che era la situazione in essere prima dell’avvento di Canonico, cioè non necessariamente Pintus e Pelusi saranno costretti a tornare a rivestire le cariche di presidente e di consigliere senza il proprio placet. La sensazione è che bisognerà innanzitutto che le tre anime societarie, dandosi finalmente una tregua, possano trovare una sintesi che consenta comunque al Foggia di uscire dall’impasse del momento e di proseguire senza intoppi il suo cammino. Canonico per il suo 51% e gli altri per il 49% dovranno in ogni caso garantire la sopravvivenza del club.
Ma serve chiarezza. In tal senso sembra prendere corpo l’ipotesi che Pintus in testa accetti (seppur con riserva) di tornare ad occuparsi a tempo pieno del Foggia, ed in tal senso si vocifera di un suo arrivo in città nei prossimi giorni per verificare de visu quale sia il reale stato di salute del club, prima di traghettarlo verso una nuova fase della sua vita. Che si spera sia finalmente meno travagliata.
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