Foggia, il Pescara per non dimenticare

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Per non dimenticare. Dici Pescara e il pensiero corre inevitabilmente alla disfatta dell’andata dello Zaccheria. E a una delle pagine più brutte di questa stagione double-face del Foggia.

Era il 24 settembre scorso, in sella c’era ancora Roberto Boscaglia, e le cose andavano di male in peggio. Quella sera però la situazione precipitava, nessuno si sarebbe mai immaginato quel tipo di tracollo, la squadra che avrebbe dovuto contendere le prime piazze alle più autorevoli candidate alla promozione si scioglieva come neve al sole, ed il Pescara passeggiava sui resti del Foggia.

Notte da incubo per Di Pasquale e soci, che dopo poco meno di un mese dall’inizio della nuova stagione precipitavano sul fondo della classifica mettendo a nudo tutti i loro limiti: grandinavano gol sullo Zaccheria, il poker rifilato dagli abruzzesi equivaleva al terzo ko nelle prime 5 di campionato, e per Boscaglia che avrebbe dovuto inaugurare il nuovo corso dopo il divorzio burrascoso da Zeman, si spalancavano le porte dell’esonero. 

Quel Foggia si mostrava un gigante di argilla, senza una identità ed una idea di gioco. Boscaglia ed il suo sconclusionato 4-2-3-1 sarebbe andato presto in naftalina, troppe le contraddizioni del modulo e dei suoi interpreti.  Diversi dei quali oggi si ritrovano ai margini della prima squadra.

Prima di crollare sotto i colpi di Lescano, Milani, Kraja e Vergani, andava in onda l’ultima versione di una formazione della quale stavano per perdersi le tracce: davanti a Nobile, la linea di difesa a 4 era composta da Leo, Sciacca, Di Pasquale e Costa; Petermann e Di Noia fungevano da frangiflutti davanti alla difesa, D’Ursi, Schenetti e Peralta i trequartisti a supportare la punta avanzata Vuthaj.

Suicidio tattico, con la squadra avventatamente sbilanciata in avanti e senza un briciolo di equilibrio. Rizzo e Garattoni non pervenuti, erano ancora lontani dalla migliore condizione e reduci da qualche acciacco di troppo, Frigerio nella migliore delle ipotesi subentrava al massimo a gara in corso, mentre Ogunseye pareva destinato a fare la controfigura di Vuthaj.

Un altro Foggia, insomma, preda delle sue incongruenze tattiche estive e di una campagna di rafforzamento dissennata che aveva prematuramente illuso tutti. Creando i presupposti per un fallimento senza precedenti. Anche perché all’occhio risaltavano i limiti fisici di una formazione che in campo passeggiava, e che sul piano della tenuta lasciava assai a desiderare. Un disastro.

Al quale si sarebbe posto rimedio dopo solo un’altra settimana di agonia, con l’aggiunta della sconfitta-bis di Taranto, dove il Foggia si sarebbe addirittura presentato in autogesione e senza un allenatore in panchina. Mai visto prima...

Un girone dopo, per fortuna, la musica è cambiata. Primo perché il Pescara degli ultimi tempi non è più la squadra che pareva potesse tenere il passo delle due battistrada Catanzaro e Crotone. E secondo perché è soprattutto il Foggia ad aver cambiato rotta. Imbroccando finalmente la strada giusta per dare un senso ad una stagione che rischiava di restare anonima.

Gli abruzzesi di Colombo nelle ultime nove giornate hanno perso sei volte (solo 7 punti all’attivo) e nello stesso periodo i rossoneri hanno racimolato 14 punti, recuperando quindi sull’avversario ben 7 lunghezze. Certo i 10 punti che al momento dividono le due formazioni bastano e avanzano per capire che annata sia stata finora per rossoneri e biancazzurri, ma i 90’ dell’Adriatico di domenica prossima sono tutt’altro che scontati.

E, almeno in partenza, sembrano essere fatti apposta per regalare qualche sorpresa. C’è curiosità attorno alla sfida di domenica prossima, Fabio Gallo per primo vuole verificare se la batosta dell’andata potrà avere ripercussioni sull’atteggiamento dei suoi, o se sarà la voglia di rivalsa a predominare. Pescara è ancora lontana, ma questa è la settimana in cui i ricordi e le suggestioni si rincorrono e tornano a galla. Mai più una figuraccia come quella dell’andata. Ecco perché sarà bene voltarsi indietro e ripensare a ciò che è stato. Per non dimenticare.

VUTHAJ, SANTANIELLO E ODJER. E’ fatta per il passaggio dell’attaccante albanese al Novara, oggi potrebbe arrivare l’annuncio ufficiale: dopo sei mesi può dunque considerarsi al capolinea l’avventura di Dardan Vuthaj in rossonero, che torna così ad indossare la maglia azzurra con la formula del prestito temporaneo, con diritto di riscatto a favore del Novara. L’accelerata per la conclusione della trattativa è arrivata ieri, dopo che l’attaccante dei piemontesi Bortolussi ha accettato di trasferirsi al Padova.

A Novara Vuthaj ritrova Marchionni, suo mentore: in corso lo scambio dei documenti fra i due club, a questo punto non è escluso che il Foggia provi a chiudere per Santaniello della Turris, che il club corallino ha messo in uscita. Possibile anche il passaggio di Odjer alla Viterbese. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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