Il day-after è sanguinoso. Uscire così, attraverso la lotteria dei rigori, il giorno dopo fa ancora più male. E procura un senso di vuoto che inquieta. Il Foggia che abbandona la Coppa Italia al penultimo atto e che d’ora in avanti avrà davanti a sé solo il campionato per salvare una stagione che rischia di restare anonima, deve interrogarsi.
Sulle ragioni di una mancata qualificazione che sa tanto di mezzo fallimento, e su tutto quello che inevitabilmente finisce con il ruotargli addosso. Non prendere al volo l’ultimo tram utile per percorrere l’autostrada che conduceva dritta alla fase nazionale dei playoff è un preoccupante segnale di debolezza che rischia di macchiare l’intera annata, alla fine la Juventus Next Gen il passaggio del turno se l’è guadagnato sul campo ed anche con merito.
Perché è nell’arco dei 180’ si è dimostrata più squadra di quanto non lo sia stato il Foggia. Ma ciò non toglie che si poteva e doveva fare di più. Dentro e fuori del campo: lo avrebbe meritato soprattutto la straordinaria colonia di tifosi che anche mercoledì sera ha fatto da colonna sonora al match di Alessandria.
Erano in 2mila e passa a colorare il Moccagatta, e ancora una volta sono stati encomiabili per l’affetto che hanno saputo trasferire alla loro squadra del cuore. Chi in questo momento governa le sorti del calcio locale farebbe bene a tenerlo bene a mente. E invece proprio gli ultimi 120’ andati in onda sono lo specchio di quello che in questo momento è il pallone a Foggia. La cartina di tornasole fedele di un frangente che, al di là delle apparenze, è improntato ad una subdola improvvisazione a tutto tondo che si riflette inevitabilmente sui risultati in campo. Il Foggia finito al tappeto coi bianconeri è come un pugile ferito in un angolo che non ha la forza di reagire. Perché è stanco e sfibrato.
La Juventus Next Gen sapeva di poter avere partita vinta insistendo su questo tasto e alla distanza ha avuto ragione: presentarsi nell’appuntamento-clou della stagione se non proprio contati comunque a scartamento ridotto, con soli 20 convocati è stato un handicap che ha inficiato il risultato finale: con tre portieri al seguito, due babies aggregati dalla Primavera 3 e un paio di elementi ormai ai margini del progetto (Markic e Odjer) che fanno ancora parte del gruppo solo perché non è stato possibile a gennaio trovar loro una sistemazione, era scontato che si corresse il serio rischio di ritrovarsi fuori dalla Coppa. E così puntualmente alla fine è stato, perché l’approssimazione si scontra con le buone intenzioni di un gruppo che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo. E gli errori di valutazione si pagano. A caro prezzo.
Ieri poco prima di ora di pranzo in sede è rientrata una squadra con il morale sotto i tacchi e con le batterie scariche: Gallo, che ha il polso della situazione sottomano, con il suo staff ha deciso che non era il caso sottoporre il gruppo alla prevista razione di lavoro. Meglio riposare e recuperare. Se ne riparlerà oggi, quando il Foggia inizierà a preparare la sfida di domenica prossima dello Zaccheria con la Juve Stabia.
Davanti solo poche ore per riappropriarsi delle risorse fisiche e mentali bruciate negli ultimi 120’ di Coppa, dietro la porta bussa già un altro impegno che i rossoneri non possono permettersi di fallire. Perché, per non compromettere quanto di buono fatto in tutti questi mesi di gestione-Gallo, servirà d’ora in poi galleggiare il più in alto possibile. Possibilmente recuperando energie. E uomini. Soprattutto quelli che per il momento sono rimasti a guardare, e che ormai da un mese abbondante sono alla corte del tecnico milanese per alzare l’asticella dell’ambizione.
Quando Vacca e Beretta potranno finalmente scendere in campo e rendersi utili non è dato sapere: il primo da qualche giorno si allena in gruppo e pare sia sulla buona strada per tornare a disposizione. L’attaccante invece si sta sottoponendo a delle cure specifiche a Milano per accelerare il suo rientro. Si parla però ancora di almeno altre due settimane di attesa.
Vacca e Beretta al Moccagatta al meglio della condizione avrebbero fatto comodo, molto comodo. E invece vederli entrambi in tribuna in abiti borghesi ha restituito un senso di impotenza e accresciuto i dubbi sulla bontà di quella che sta assumendo sempre più i connotati di una mera operazione-nostalgia. Che difficilmente potrà produrre effetti positivi a breve termine.
Con 11 gare di campionato ancora in programma prima della post-season non resta che augurarsi che il gruppo possa far leva il prima possibile su tutti gli effettivi a disposizione, e che soprattutto non si registrino ulteriori contrattempi di alcuna natura.
Quanto al mercato degli svincolati, al quale lo stesso Gallo pare vorrebbe appellarsi, a questo punto meglio soprassedere. Servirebbe solo ad accrescere il caos organizzato che in casa Foggia sta prendendo il sopravvento, e che punta solo a creare alibi. Il salvagente al quale alla fine aggrapparsi per liberarsi da ogni possibile responsabilità. Un film già visto, e tristemente noto da queste parti.
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