E’ un cerchio che si chiude. E’ una storia che, si spera, possa essere a lieto fine: “Vorrei chiudere qui la mia carriera”. Un desiderio che sa di promessa. Delio Rossi 27 anni dopo si riprende il Foggia, e nel giorno dell’investitura ufficiale si lascia cogliere dall’emozione. Che, ogni volta che c’è di mezzo la maglia rossonera, finisce col prendere il sopravvento: “Mi valuterete per i risultati, è giusto che sia così, vi chiedo solo un pizzico di pazienza”.
Solo qualche giorno fa era in tutt’altre faccende affaccendato, il Foggia era lontano dai suoi pensieri, Rossi stava progettando di andare ad aprire casa al mare (a Peschici, ndr), il calcio delle volte regala di queste sorprese: “Se chiama il Foggia non puoi tirarti indietro, mi hanno chiesto se me la sentissi di dare una mano in un frangente così delicato. Eccomi qui...”. In punta di piedi e senza proclami è pronto a rimettersi in discussione: “Mi dedicherò anima e corpo alla mia squadra, scusatemi fin d’ora se sarò incostante ma mi conosco, quando prendo qualcosa a cuore ci dò dentro con tutto me stesso”.
A Foggia Delio Rossi non vuole fare brutte figure. E’ già successo una volta nel ‘95, basta e avanza: “Allora i miei figli erano piccoli, andavano a scuola a Maria Regina. Ricordo che mi vergognavo quando andavo a prenderli, si perdeva spesso quell’anno, e sinceramente non sapevo dove mettere la faccia”, ricorda. Nella sala-stampa Antonio Fesce il quinto tecnico dell’era Canonico si è presentato in compagnia del fido Fedele Limone, il suo storico secondo, e scortato dal ds Sapio.
Non c’era invece il patron. E questa è una notizia, visti i precedenti di stagione, in cui era stato sempre il numero uno del Foggia al centro dell’attenzione. Ieri a rubare la scena è stato invece Delio Rossi, se è un segno dei tempi che cambiano lo si capirà molto presto: “Il presidente sono andato a trovarlo in azienda ieri (giovedì ndr) - ha raccontato Rossi -, e mi è piaciuto il modo in cui si è posto. Non mi ha chiesto nulla in particolare, se non di dare il massimo in questo scorcio finale di stagione. Ho firmato anche per il prossimo anno, mi sono limitato a chiedere alla società cosa mi proponesse economicamente senza particolari pretese. Ho chiesto soltanto di aggiungere alla somma pattuita vitto e alloggio. Stop. Il fatto poi che il mio contratto scada nel ‘24 vuole dire che alla base c’è un minimo di progettualità che guarda al futuro. L’ho sottolineato anche al presidente, visto che solo qualche giorno fa pareva volesse mollare tutto....”.
Qualcuno molto argutamente gli ha chiesto chi glielo abbia fatto fare, visto che l’ambiente è spaccato e c’è una proprietà che fa di tutto per accaparrarsi antipatie. Rossi non ha battuto ciglio: “Faccio l’allenatore e non posso e non devo pormi troppe domande. La piazza si ricompatta in un solo modo, con i risultati. E’ l’unica strada che conosco per mettere tutti d’accordo. Nella mia carriera di presidenti scomodi ne ho conosciuti tanti, eppure di tutti porto un ottimo ricordo. E poi anch’io sono fatto a modo mio...”. Su un aspetto Rossi ha lasciato intendere di non essere disposto a transigere: “Il rispetto dei ruoli per me è fondamentale. Io sono allenatore e devo provare a farlo al meglio, il presidente fa il presidente, così come il direttore sportivo svolge il suo ruolo. Molto semplice. Ho carta bianca e piena autonomia, per me questo è molto importante. Voglio sbagliare con la mia testa, mi assumo tutte le responsabilità di quanto verrà fatto”.
In C torna ad allenare per la seconda volta in carriera, il precedente apre il cuore alla speranza perché è coinciso con la promozione con la Salernitana: “Già, ma nel frattempo è passata una vita, e questa categoria è anche cambiata parecchio”. C’è stato spazio anche per i ricordi, sempre vividi: “Sono arrivato a Foggia per la prima volta da ragazzino, ho ricevuto tanto e quindi mi metto a disposizione. So perfettamente in che piazza arrivo. Ma i miracoli non si possono fare, non ho la bacchetta magica, anche se darò tutto me stesso. Non posso sapere dove arriveremo, sarà il campo a dirlo”.
Il primo contatto con il gruppo è stato positivo: “Ma non invasivo - ha chiarito -, nel senso che ho preferito che in questi giorni continuino a lavorare con chi li ha diretti. In questo senso la partita di Messina mi servirà per capire anche le caratteristiche dei singoli e farmi una prima idea. Ho già notato però che questo gruppo ha voglia, anche se poi la volontà di rifarsi va dimostrata in campo”. Servirà anche un pizzico di coraggio: “Quello ce l’hai o non ce l’hai - ha spiegato Rossi -. I ragazzi non li conosco quindi non posso sbilanciarmi, devo avere le idee più chiare. Alla fine saremo tutti giudicati per i risultati, la mia volontà è portare tutti dalla mia parte grazie a prestazioni e vittorie, ma queste son cose che non vanno dette, bensì dimostrate”.
C’è la possibilità di incrociare il maestro Zeman: “Già lui, ma anche tanti altri. Sono stato un suo giocatore, ho fumato tante volte con lui. Penso che si possa fare bel gioco anche in questa categoria, ma se siamo in Serie C dobbiamo pensare da Serie C. Forse è proprio questo che voglio far comprendere: Foggia ha un passato importante, ma ora bisogna pensare solo a uscire da questo inferno”. Sì, lo chiama proprio così, inferno. Perché sa bene che adesso sono tutti dalla sua parte pronti a tendergli una mano. Ma poi ci sarà da fare i conti con il campo. Che non fa sconti a nessuno. E domani c’è il Messina. Mica una squadra qualsiasi...
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