Il Foggia il suo lo ha fatto. Abbondantemente. Ora la palla (e non solo metaforicamente) passa fra i piedi del Crotone. Che mercoledì sera allo Scida non avrà alternative: dovrà battere con qualunque risultato la formazione di Delio Rossi per non ritrovarsi clamorosamente fuori dai playoff.
Pratica tutt’altro che semplice da sbrigare, soprattutto dopo aver visto come l'assatanata pattuglia del tecnico di Rimini ha affrontato gli Squali allo Zaccheria, non sarà per niente agevole venire a capo di una match che fin da ora si preannuncia all'ultimo respiro.
"Ora servirà la gara perfetta", ha detto Lamberto Zauli nel post-match d'andata, riconoscendo i meriti dei rossoneri e cospargendosi il capo di cenere per quello che forse troppo avventatamente aveva detto alla vigilia, dando per scontata la qualificazione dei suoi. E trasferendo, così, involontariamente quel sano furore agonistico a Petermann e soci che è stato il leit-motive della sfida di sabato sera.
Che si è giocata in una cornice straordinaria di pubblico che non si ricordava ormai dai tempi della B: c'erano oltre 10mila tifosi sugli spalti di uno Zac che brulicava di passione, e che per la prima volta in stagione ha dato netta la sensazione di cominciare a credere che questo Foggia, nonostante tutte le contraddizioni di fondo che stanno punteggiando la sua stagione, nella fase cruciale sta dando fondo a tutte le risorse psico-fisiche di cui dispone, meritandosi dunque tutto l'appoggio possibile.
Perché sa trascinare emotivamente.
Giusto così.
Mai forse come contro il Crotone, il Foggia ha dimostrato di essere squadra, di saper soffrire e di colpire con cinismo un avversario che tornava al calcio giocato dopo un mese di sosta forzata, e che ha pagato un gap che è venuto a galla soprattutto nella ripresa, quando Rossi ha chiesto ai suoi di alzare i ritmi e di presidiare costantemente la metà campo avversaria.
Commovente la prova degli undici mandati in campo dal tecnico romagnolo, dal primo all'ultimo (compresi i subentrati) hanno gettato il cuore oltre l'ostacolo senza mai tirare la gamba indietro. Ma Rizzo, Leo, Costa, Bjarkason, Schenetti e Peralta sono stati una spanna più su di tutti, i veri trascinatori di un gruppo che da quando Rossi si è accomodato in panchina oltre che essersi ritrovato sul piano delle motivazioni sembra non accusare più la fatica.
Il Foggia alla fine ha vinto meritatamente, perché ci ha creduto di più nonostante stia stringendo i denti ormai da oltre un mese e si ritrovi con gli effettivi praticamente contati (anche Beretta e Petermann sabato sera hanno accusato fastidi muscolari, ed ora bisognerà monitorarne le condizioni in vista di mercoledì).
Ma è stato soprattutto il cuore a fare la differenza e a spingere i rossoneri verso una nuova impresa. Che ora però dovrà essere completata mercoledì sera. Quando a disposizione ci saranno due risultati su tre per agguantare la semifinale, mentre il Crotone che probabilmente non si aspettava di dover fronteggiare una squadra con l'argento vivo addosso, adesso si ritrova nella condizione assai scomoda di dover inseguire l'unico risultato possibile che gli garantirebbe il passaggio del turno: la vittoria. Assente ingiustificata finora in casa rossoblù quando di mezzo ci sono i rossoneri.
Si dà il caso, infatti, che ad oggi i calabresi contro Di Pasquale e compagni abbiano fatto puntualmente cilecca: nei 4 precedenti sono 3 le vittorie del Foggia (tutte casalinghe), mentre il pari dello Scida in campionato è stato agguantato dai rossoblù soltanto sui titoli di coda.
Non vorremmo dunque essere nei panni degli uomini di Zauli, che fra poche ore avranno l'obbligo di cercare il golletto che faccia la differenza per sovvertire un pronostico che ora pende leggermente dalla parte del Foggia. Il quale a questo punto ha tutto da guadagnare: il suo dovere l’ha già fatto per intero, superando di slancio due turni che non si sono rivelati per nulla agevoli, e d'ora in avanti tutto ciò che arriverà sarà ben accetto.
In ogni caso, e comunque vada, insomma sarà un successo.
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