Nell’inferno dell’Adriatico domani sera il Foggia proverà a vestire i panni del Pescara. Già, a prima vista può sembrare un controsenso, ma non lo è. Perché per mettere nel mirino la qualificazione che vale l’accesso alla finale bisognerà vestire i panni della squadra sbarazzina e impertinente che quando è impegnata in trasferta non si snatura e gioca sempre e comunque per vincere.
E’ l’atteggiamento che Delio Rossi sta chiedendo ai suoi di gettare in campo per sorprendere la formazione di Zdenek Zeman, che sotto gli occhi del pubblico amico e sospinta da 15mila e passa tifosi che affolleranno gli spalti tenterà di indirizzare subito il match nel verso desiderato.
Una cosa è certa: il Foggia di gara 2 di semifinale playoff sarà solo lontano parente di quello che ha approcciato nei primi 45’ allo Scida di Crotone: guai a rintanarsi nella propria metà campo e consegnarsi all’avversario, sarebbe come autocondannarsi e vedere scorrere in anticipo i titoli di coda sulla stagione, dicendo bye-bye ai sogni di gloria.
Serviranno invece coraggio e un pizzico di presunzione per intimorire il Pescara. Che, com’è tradizione per le formazioni guidate dal boemo, dalla cintola in su presenta schegge impazzite molto spesso impossibili da tenere a freno. Ma che in difesa non ha certo fulmini di guerra e quindi tutt’altro che insuperabili.
Sarà verosimilmente tutt’altra gara rispetto a quella di domenica scorsa, il pari dello Zaccheria è un risultato ibrido che non concede il più piccolo dei vantaggi a nessuna delle due contendenti, si gioca una partita secca e senza appello nella quale Foggia o Pescara devono inseguire la vittoria per approdare all’ultimo atto degli spareggi-promozione.
Certo, chi sta peggio (almeno sula carta e in partenza) è la formazione di Rossi, che deve fronteggiare squalifiche e infortuni a raffica: stavolta le parti si capovolgono, perché gli abruzzesi ritrovano per strada Brosco, Milani e soprattutto Palmiero che all’andata non c’erano (fermi per un turno), mentre i rossoneri si presentano orfani di Kontek e Di Noia (appiedati per un turno) e con la necessità di rimettere in sesto quanti più acciaccati possibili per evitare di presentarsi all’Adriatico ridotti ai minimi termini come mai prima d’ora.
Optare per la strategia dell’attendismo sarebbe pericolosissimo, significherebbe consegnare su un piatto d’argento al Pescara la possibilità di chiudere i conti a proprio favore, è ad altro che Rossi sta pensando in queste ore di vigilia, ma perché il suo piano trovi pratica attuazione è necessario che gran parte degli effettivi siano a disposizione e che la condizione fisica dei singoli continui ad accompagnare i rossoneri così come sta puntualmente avvenendo in quest’ultimissimo scorcio di stagione.
Già, proprio così: nonostante ci si avvii alla conclusione di una annata che è stata particolarmente dispendiosa soprattutto sotto il profilo nervoso, il Foggia corre e ha ancora tanta birra in corpo, arrivando in fondo a ogni gara senza andare in debito di ossigeno. Merito evidentemente anche di chi lavora al fianco di Delio Rossi, che sa miscelare le forze durante la settimana e presentare poi in campo sempre una formazione tonica e reattiva. Proprio quello che servirà domani all’Adriatico per tenere testa all’undici del boemo.
Rossi sta facendo la conta dei superstiti dopo la battaglia dell’andata, questo non è il momento di inventarsi chissà che, la priorità è recuperare due perni del centrocampo come Petermann e Frigerio, fondamentali nell’economia del gioco: il play ormai si trascina da un paio di settimane qualche acciacco, proverà a stringere i denti e dopo il gol rifilato al maestro Zeman farà di tutto per esserci; il secondo (rimasto a riposo precauzionale per un affaticamento muscolare domenica sera) anche ieri ha svolto lavoro differenziato e quindi i dubbi circa la sua presenza in campo permangono.
In difesa sarà il pescarese doc e capitano Davide Di Pasquale a riprendersi il posto al centro della difesa in luogo di Kontek, mentre in avanti toccherà ancora a Ogunseye e Peralta, atteso che Beretta è out e resterà fermo ai box al pari di Odjer.
Ma chi in questo frangente sembra imprescindibile nello scacchiere rossonero è Bjarki Bjarkason: l’islandesino del Foggia ormai gravita in pianta stabile nella formazione-tipo, sia da “quinto” che da intermedio di centrocampo ha dato risposte più che convincenti e oggettivamente pare improbabile che Rossi non lo riconfermi anche domani, in una agra in cui corsa e dinamismo saranno fondamentali.
Probabile allora che alla fine l’ex Venezia venga preferito a Schenetti per garantire maggiore interdizione al reparto che dovrà fronteggiare avversari del calibro di Palmiero e Rafia; Schenetti invece potrebbe far comodo nell’arco dei 90’ in base anche a come evolverà il match.
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