Se ne stava a Roma, a meditare se fosse il caso o meno di andare ad aprire casa al mare: era marzo, ed il Foggia era lontano dai suoi pensieri, ora (dopo l’ennesimo ribaltone di Pescara, e con tutti gli scongiuri del caso) rischia addirittura di portare il Foggia in B. Strana la vita, Delio Rossi da illustre disoccupato del pallone solo un paio di mesi fa era tentato di andare a Peschici e di prepararsi all’estate: non gli frullava nemmeno lontanamente in quel momento l’ipotesi di ritornare in panchina. L’ultima anonima parentesi ad Ascoli lo aveva persuaso che forse era arrivato il momento di tirare i remi in barca, il calcio non gli procurava più quelle scariche di adrenalina senza le quali vengono meno anche le motivazioni, anche se intimamente soffriva per quella condizione che lo costringeva a restare fuori dal giro.
Poi, improvvisa, la chiamata che non ti aspetti, e in poco più di due mesi il destino ti riserva tutto quello che ti ha negato negli ultimi tre anni: a Foggia tira aria di burrasca, dopo il tonfo interno col Monterosi anche Mario Somma ammaina bandiera bianca, e il patron Canonico sfiduciato (e di fronte alla prima vera contestazione dal momento del suo arrivo) preannuncia l’autogestione.
Sembra l’inizio della fine, è già scritto che sarà Lorenzo Giunta a traghettare la squadra fino a fine stagione, all’orizzonte si profila una nuova annata da buttare a mare, poi però un cavillo burocratico muta improvvisamente la scena: per la panchina serve un tecnico con patentino Uefa A, Giunta ne è sprovvisto, ed è a quel punto che dal nulla spunta il nome di Rossi, il tecnico che con Zeman ai principi degli anni ‘80 era stato anche capitano del Foggia, e che 27 anni prima aveva avuto una breve e traumatica parentesi sulla panchina rossonera, conclusa con un amaro esonero. Non ci vorrà molto a convincere il 63enne tecnico riminese ad accettare e a rimettersi in discussione, in fondo non attendeva altro: tornare a casa, lì dove tutto era cominciato. Per la verità già qualche stagione prima, nel ‘19, la sua rentrée sembrava cosa fatta, in B dopo l’addio a Grassadonia era arrivato ad un passo dal riabbracciare Foggia. Ma evidentemente non era ancora arrivato il momento di tornare sul luogo che più di tutti gli è familiare.
L’appuntamento era solo rinviato di qualche anno, tutto sarebbe nato per caso, quel nome soffiato nell’orecchio del presidente nel momento in cui tutto pareva perso stava per inaugurare lo scorcio di stagione più straordinario della storia rossonera. Canonico in partenza gli chiederà di chiudere nel migliore dei modi, e possibilmente di arrivare fra le prime quattro, in ogni caso di migliorare la posizione dell’anno prima. Prenderà la squadra sull’orlo di una crisi di nervi Rossi, e per prima cosa cercherà di restituirle quel briciolo di serenità in più che aveva smarrito per strada per i continui smottamenti tecnici: “Il grande merito del mister? Averci restituito un po' di quella tranquillità che le ultime vicende avevano fatto venir meno”, ha ammesso Rizzo ai microfoni di RaiSport giovedì sera, interrompendo solo per qualche minuto il silenzio-stampa dietro al quale la squadra si è trincerata anche per scaramanzia dopo le contestazioni seguite al pesante tonfo di Cerignola. Che pareva dovesse scrivere la parola fine anticipata alla rincorsa playoff di Di Pasquale e soci.
Ma il Foggia non muore mai perché ha le stimmate del suo condottiero, i caratteri distintivi di quello che una volta era un guerriero in campo, ed un abile psicologo e trascinatore come pochi in panchina: “Non sono padre Pio e non ho la bacchetta magica”, dirà fin dal primo momento in cui si tufferà anima e cuore in questa nuova avventura che lo sta assorbendo completamente: lo dirà non per mettere le mani avanti, ma solo perché da tecnico navigato qual è sa che entrare in uno spogliatoio in cui gli equilibri sono sempre assai labili non è mai facile, serve innanzitutto trovare la giusta sintonia col gruppo.
Missione compiuta, ci ha messo poco Delio Rossi a rivoltare come un guanto un gruppo sfiduciato e sfibrato, ha rimesso tutti i tasselli al loro posto, soprattutto ha riportato al centro del villaggio la squadra , troppe volte vituperata e fatta oggetto di inutili e sanguinose polemiche. Il Foggia che è approdato trionfalmente all’ultimo atto dei playoff, e che martedì 13 e domenica 18 giugno si giocherà con il Lecco l’accesso alla B, rassomiglia sempre più al suo allenatore: l’1-1 col Potenza sui titoli di coda, il 3-0 in zona Cesarini con l’Audace Cerignola, il 2-2 in rimonta a Crotone ed ora il successo all’ultimo rigore sul Pescara di Zeman restituiscono la dimensione di una squadra sicuramente baciata dalla buona sorte. Ma che la fortuna sa andarsela a cercare con un atteggiamento sempre propositivo che ha nel suo dna grazie alle iniezioni di fiducia che ha saputo trasferirgli il suo allenatore. Ventisette anni dopo la sua Waterloo, Delio Rossi si sta prendendo la sua meritata rivincita: è maturato molto da allora, sarà magari anche un tantino meno spregiudicato di quanto non lo fosse agli inizi degli anni ‘90, ma il modo in cui ha saputo mettere in un angolo il Pescara del Maestro è stato davvero un piccolo-grande capolavoro. E così per ora Delio la casa al mare dovrà dimenticarla. E’ in tutt’altre faccende affaccendato. Se ne riparlerà probabilmente dopo il 18 giugno. Ora c’è da completare l’opera.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).