Foggia rimandato, urgono correttivi (e rinforzi). Debutto amaro in campionato per l’undici di Mirko Cudini

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Rimandato. E, dunque, rivedibile. Il Foggia visto all’opera per un’ora allo Jacovone di Taranto al debutto in campionato è stato dignitoso. Proprio come vorrebbe il suo patron Nicola Canonico, che per la stagione appena cominciata non ha saputo fissare un obiettivo, ricorrendo a un aggettivo che sa di tutto e di niente.

Per ora la squadra di Mirko Cudini è poco più di uno scarabocchio, in onda domenica sera è andata una versione che per ovvie ragioni è ancora lontana parente di quella che prima o poi vorrebbe vedere il suo allenatore. Siamo solo alle buone intenzioni. Punto. Ma era ampiamente prevedibile che alla prima il Foggia steccasse e lasciasse per strada l’intera posta in palio. Per via del ritardo che finora ha colpevolmente accumulato, e che inevitabilmente avrà riflessi negativi su questo primo scorcio di stagione.

COSA VA. Per essere un gruppo amalgamato in fretta e furia, e che solo da una decina di giorni ha cominciato a prendere forma, ci sarebbe anche da non andare troppo per il sottile. In campo gli interpreti seguono con discreta applicazione lo spartito del loro allenatore, il fraseggio è anche piacevole fino alla trequarti.

Ma poi lo sviluppo dell’azione si inceppa. Problemi contingenti (ci si augura) in una fase della stagione in cui i singoli devono ancora conoscersi ed amalgamarsi, a maggior ragione nel Foggia dove solo da poco più di una settimana il club ha accelerato sul mercato per assemblare una rosa che possa ben figurare in C. A Taranto, oltretutto, mancavano diversi elementi nello scacchiere e nei diversi reparti, per cui gli alibi non mancano. Il tempo però stringe e i rossoneri non potranno concedersi troppe battute a vuoto se non vorranno perdere troppo terreno dalle battistrada per restare nella scia delle migliori.

COSA NON VA. L’atteggiamento della squadra, almeno per un’ora è stato quello giusto, poi però la stanchezza e una condizione ancora approssimativa hanno fatto venire a galla i limiti di una formazione che alla distanza non è stata in grado di reggere il confronto con il Taranto.

Per linee centrali, in difesa come in mediana, il Foggia è parso sin troppo vulnerabile, poca transizione e idee annebbiate in mezzo al campo dove si è notata la mancanza di un uomo d’ordine in grado anche di dettare i tempi.

Evanescente la prima linea, lì davanti si avverte la mancanza di un giocatore di peso (quello che è stato Ogunseye la scorsa stagione), il club punta molto sul pieno recupero di Beretta, ma i dubbi persistono anche perché né Tounkara né tanto meno Embalo hanno il vizio del gol.

I NUOVI. Ce n’erano sei inizialmente in campo (sette se si considera anche Tonin, rientrato in estate dal prestito di Monterosi) e quello che nel complesso non ha demeritato è stato il solo Salines. Che si è ripresentato nelle vesti di laterale di fascia, dove ha spinto e coperto con discreta continuità dimostrando nel frattempo di essere maturato anche sul piano tattico.

La coppia centrale Carillo-Marzupio dopo un discreto avvio si è alla distanza disunita e, soprattutto in occasione del raddoppio del Taranto, non è sembrata esente da colpe.

Marino e Martini in mezzo al campo non hanno inciso: l’ex play della Lazio gioca molto in orizzontale e verticalizza assai meno, per caratteristiche appare il meno indicato a sostituire il partente Petermann, ingiudicabile invece Martini che dopo soli 12’ si è bloccato ed ha lasciato il posto a Vezzoni, che è apparso impalpabile oltre che fuori ruolo.

Note poco rassicuranti in prima linea, dove Tounkara è ancora un pesce fuori d’acqua e lontano da una condizione accettabile e Tonin che è apparso ancora acerbo per quanto sia stato l’unico lì davanti ad arrivare alla conclusione.

Ingiudicabile Embalo, che Cudini ha mandato in campo più come mossa della disperazione per provare e rimettere in piedi il risultato che non per l’apporto concreto che l’attaccante in questo momento è in grado di assicurare.

I VECCHI. Dalmasso, che almeno per il momento sembra essere stato preferito a Cucchietti, è parso incerto in occasione del raddoppio di Kanoute (forse avrebbe potuto abbozzare un’uscita più tempestiva sul traversone proveniente dalla sinistra) e anche in occasione dell’1-0 non è stato particolarmente reattivo. Rizzo restituito al suo ruolo naturale di laterale di sinistra dopo la piacevolissima scoperta della scorsa stagione da difensore centrale ha fatto il suo ed è stato soprattutto su quella corsia che il Foggia ha spinto con regolarità. Senza infamia e senza lode Di Noia, che non è ancora al top della condizione e che sul piano dinamico alla distanza è notevolmente calato.

In ombra anche Schenetti, schierato nel tridente offensivo sulla destra e le cui giocate non hanno inciso più di tanto. Tardivo ma fruttuoso invece l'ingresso di Peralta che se non altro nella ripresa ha dato vivacità alla manovra.

LE SCELTE DI CUDINI. In ultimo le scelte di Cudini, che non hanno completamente convinto. Perché, per esempio, dopo l’uscita di Martini, affidarsi a Vezzoni su una fascia che non è di sua competenza, anziché ricorrere a Rossi? E perché poi rinunciare a Peralta dall’inizio, considerato che l’italo-argentino è sembrato l’unico in grado con il suo cambio di passo di mettere in affanno la retroguardia jonica?

E ancora: il tecnico marchigiano ha già individuato in Marino il mediano che occorre al Foggia in fase di costruzione, atteso che Fiorini potrebbe per quelle che sono le sue caratteristiche fare più al caso? Senza dimenticare che ora a disposizione c’è anche Vacca che, dovesse ritrovare una condizione fisica accettabile, diventerebbe valore aggiunto in un reparto che aspetta di recuperare in fretta anche la dinamicità e i tempi di inserimento sottoporta di Marco Frigerio.          

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testatina dillo al direttore WEB

 



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