Agosto di fuoco, diventano definitive le condanne a sette persone: sei viestani e un manfredoniano

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Sono stati dichiarati inammissibili dalla Corte di Cassazione i ricorsi dei sette imputati e sono diventate dunque definitive le condanne per complessivi 86 anni e 9 mesi, con pene da 8 a 20 anni, nei confronti di sei viestani e un manfredoniano coinvolti nel processo “Agosto di fuoco” perché accusati a vario titolo di traffico di droga aggravato dalla mafiosità, episodi di spaccio di cocaina e marijuana, detenzione illegale di fucili e pistole per fatti avvenuti nel 2018 sul Gargano.

Definitive quindi le condanne a 20 anni a testa per i cugini Claudio e Giovanni Iannoli, viestani rispettivamente di 47 e 37 anni, ritenuti al vertice del clan Perna/Iannoli. Inflitti 10 anni e 8 mesi al viestano Raffaele Giorgio Prencipe, 39 anni; 8 anni e 8 mesi al compaesano Giuseppe Stramacchia, 37 anni; 11 anni, 5 mesi e 10 giorni a Carmine Romano, 53 anni, anche lui di Vieste; 8 anni a Stefan Cealicu, 57 anni, romeno domiciliato nel centro garganico. Stessa pena, 8 anni, inflitta a Gaetano Renegaldo, 44 anni di Manfredonia.

Per i primi sei imputati la più grave accusa è di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata a vendere cocaina e hashish con al vertice i cugini Iannoli. L’inchiesta “Agosto di fuoco” della Direzione distrettuale antimafia e della Polizia di Stato sfociò in 10 arresti in tre atti: il 21 agosto 2018 furono fermati i cugini Iannoli; il 10 settembre il gip firmò sette ordinanze cautelari a carico ancora dei due Iannoli, Prencipe, Romano, Stramacchia e Cealicu e di un altro viestano con una posizione marginale; infine il 4 novembre 2018 vennero eseguite ulteriori tre ordinanze cautelari a carico ancora di Claudio Iannoli e Prencipe e del manfredoniano Renegaldo.

Che i due clan rivali di Vieste si siano scontrati per l’affare droga lasciando morti e feriti sull’asfalto, lo confermano indirettamente proprio due blitz antidroga: “Agosto di fuoco” riguardò la batteria Perna/Iannoli; mentre l’inchiesta “Neve di marzo” di Dda e carabinieri (primi quattro fermi il 7 agosto 2018, ulteriori 15 arresti il 23 ottobre 2019) fu incentrata sul clan Raduano.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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