I Maffei alla sbarra, oggi l’inizio del processo: le confessioni di chi vendette il voto nel 2020 per 40 euro

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“Guardarsi indietro è utile solo per ricordare quanto lontano sei arrivato”, scriveva un mese fa su Fb l’ex consigliere comunale foggiano Danilo Maffei, oggi commissario cittadino di Puglia Popolare nella città capoluogo. Difficile capire dove ritenga di essere arrivato. Di sicuro è giunta per lui e per il padre Ludovico – ex patron della cooperativa di bidellaggio Astra – l’ora del processo. Oggi, infatti, presso il Tribunale daunio, era prevista la prima udienza - rinviata per impedimento dello stesso Danilo Maffei - che lo vede imputato col genitore e altre 20 persone, le quali dovranno rispondere di reati legati alle elezioni regionali del 2020, in particolare di corruzione elettorale e falsificazione del voto. Secondo le accuse della Procura, coordinate dai pm Roberta Bray ed Enrico Infante, gli indagati avrebbero messo in atto un sistema illecito finalizzato ad alterare il risultato elettorale in favore di Maffei jr, candidato al consiglio regionale pugliese. L’inchiesta ha portato alla luce un meccanismo in cui alcuni elettori avrebbero ricevuto denaro o altre utilità in cambio della preferenza espressa, con la prova del voto ottenuta tramite fotografie scattate all’interno delle cabine elettorali. L’indagine ha coinvolto varie persone accusate di aver preso parte attiva nel condizionamento del voto. Tra le ipotesi investigative, anche minacce ai lavoratori per garantire voti al candidato sostenuto dagli imputati. Ecco l’elenco completo delle 22 persone che dovranno affrontare il processo: oltre ai due Maffei, Gianluigi De Vaire, Giuseppe Moffa, Maria Coda, Matteo Trisorio, Alessia Titucci, Anna Maria Consiglio, Aldo Carella, Valentina D’Onofrio, Pasquale Giuseppe Panunzio, Franco Panunzio, Ettore D’Antonio, Davide Racioppo, Benvenuto Fabrizio Racioppo, Rosa Alba Trisorio, Adele Campanile, Maria Katia Martella, Antonella Giordano, Pasquale Carella, Fatima Palladino e Ciro Coda. La Procura ha raccolto intercettazioni e testimonianze che documenterebbero il presunto sistema illecito, con una rete di mediatori incaricati di reclutare elettori e distribuire incentivi economici. 

Uno degli imputati, ad esempio, disse alla Digos il 21 settembre 2020 – giorno del voto insieme al 20 settembre - che una settimana prima era stato avvicinato da un uomo nel bar Oasi di via Nenni. “Mi chiese se volevo guadagnare qualcosa di soldi e che quello che avrei dovuto fare sarebbe stato esprimere il mio voto elettorale in favore del politico Maffei, candidato consigliere regionale per la lista “Noi per la Puglia”. Il soggetto proseguì dicendomi che anche la mia ragazza avrebbe potuto votare Maffei, precisando che in cambio del nostro voto elettorale ci avrebbe pagato la somma di 40 euro a persona”, è stato il racconto del foggiano. 

“Precisò che sia io che la mia fidanzata avremmo dovuto dimostrare il voto politico scattando una foto all'interno della cabina elettorale, fotografia che avrebbe dovuto contenere la scheda elettorale con il voto da noi espresso con accanto le nostre tessere fiscali, per dimostrare appunto che entrambi avevamo votato il candidato Maffei. Inoltre mi propose di estendere l'offerta ad amici e parenti consigliandomi di promuovere il voto elettorale nei confronti di Maffei. In questo caso i votanti da me procacciati potevano inviare la prova fotografica direttamente sul mio telefono cellulare oppure avrei potuto accompagnarli direttamente io da questo soggetto. Nel caso mi avessero inviato la fotografia del voto avrei trasmesso la foto direttamente sul numero di cellulare che lo stesso soggetto mi avrebbe dato nel caso avessi accettato. Dopo la trasmissione della prova fotografica avrei ritirato io direttamente la somma di 40 euro per voto, precisando che il soggetto mi consigliò di chiedere ai votanti 30 euro, trattenendo per me la somma di 10 euro, in modo che potessi anch'io guadagnare qualcosina. Premetto che svolgo saltuari lavori e che recentemente mi occupo della vendita ambulante di prodotti ortofrutticoli assieme alla mia ragazza. Stiamo decidendo di vivere assieme, motivo per cui abbiamo necessità di racimolare del denaro per poterci sostenere economicamente. Pertanto dopo un breve consulto io e la mia fidanzata decidemmo di accettare la proposta di quell’uomo, che quindi ci fornì il suo numero di telefono e consegnandoci un modello fac-simile di voto ci spiegò come avremmo dovuto votare. Infine disse che dopo il voto elettorale avremmo dovuto chiamarlo telefonicamente oppure ci potevamo recare direttamente di persona presso il bar di via Nenni, dove lui stesso avrebbe provveduto, come concordato, al pagamento dei voti”, aggiunse l’odierno imputato parlando con la Digos.

“Quindi domenica mattina io e la mia ragazza siamo andati a votare ed entrambi abbiamo scattato la fotografia del nostro voto elettorale unitamente al nostro codice fiscale, rispettando le modalità richieste. Sempre domenica mattina, ci recammo presso il bar”.

Stando a tale versione, nel bar c’erano due ragazzi, uno dei quali chiese chi li avesse mandati e segnò i nomi dei due fidanzati su nostri nominativi, per poi fare la foto dell'immagine del voto elettorale. L'altro ragazzo consegnò gli 80 euro pattuiti. “Come suggeritomi, ho cercato di far votare anche altre persone e sono riusciuto a proporre il voto ad una signora cui vendevamo la frutta, che ha accettato la proposta di votare il candidato Maffei in cambio di 30 euro ed ha inviato la foto del voto. Per questo motivo, oggi mi sono recato presso il bar di Via Pietro Nenni per incontrare quel soggetto e fargli vedere la votazione della signora e quindi ricevere da lui, oppure da uno dei due ragazzi della mattina precedente, i 40 euro. Al bar mi è stato detto che l’uomo non c'era, quando sono uscito dopo pochi metri sono stato fermato da voi della Polizia di Stato. Vi riferisco tutto questo perché ho intenzione di collaborare con voi della Polizia dicendovi tutta la verità anche se temo che quell’uomo o qualcuno a lui vicino possa farmi qualcosa di male, come ad esempio aggredire fisicamente me oppure la mia ragazza”.

Dello stesso tenore le dichiarazioni rese agli inquirenti da un altro imputato, sentito a novembre 2020. “Le mie precarie condizioni economiche e la mancanza di una stabile attività lavorativa che potesse garantirmi uno stipendio adeguato hanno contribuito a fare in modo che alle recenti elezioni regionali decidessi di accettare la proposta di dare il mio voto elettorale in favore di un candidato alle regionali in cambio di una sistemazione di lavoro”, disse alla Digos.

“Qualche giorno prima delle votazioni fui avvicinato da un uomo che mi chiese se avessi qualche preferenza di voto verso un candidato e mi chiese di dargli una mano votando il candidato Maffei, specificando che in cambio mi avrebbe aiutato sistemandomi professionalmente nell'ambito della ristorazione. A causa delle mie difficoltà economiche, accettai la proposta dell'individuo. Quest'ultimo mi spiegl che avrei dovuto dare prova del mio voto elettorale e quindi in cabina elettorale avrei dovuto scattare con il telefono cellulare la foto della mia votazione e dare dimostrazione mostrandogli la foto qualche giorno dopo. Mi disse di proporre il voto anche nei confronti di altre persone, infatti per questo motivo coinvolsi mio padre. Per non far commettere alcun errore, prima che mio padre votasse, gli inviai la foto del mio voto in modo che lui facesse identica cosa, ossia votasse Maffei. Pertanto il 20 settembre votai e scattai la foto del voto elettorale con il mio telefono cellulare, precisamente quello che voi della Polizia mi avete sequestrato. Il 22 settembre l'individuo che mi aveva fatto la proposta di voto si presentò nel luogo dove lavoravo chiedendomi di esibire la prova del voto che avevo sul mio telefono cellulare. Dopo essersi accertato del mio voto per Maffei mi invitò a cancellare l'immagine, cosa che feci davanti a lui. Mi disse che ci saremmo rivisti nei prossimi giorni. Ero a conoscenza di quanto accaduto a mio padre, ossia che era stato qui in Polizia in quanto aveva scattato la foto del suo voto elettorale, ciononostante decisi di non raccontare nulla all'individuo che mi aveva proposto originariamente di votare Maffei. Infatti non potevo mostrargli la foto della votazione effettuata da mio padre proprio perché lui non aveva fatto in tempo ad inviarmela”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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