“Non siamo tutti uguali, noi Oss abbiamo a cuore la salute dei nostri pazienti”

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“Rompo il silenzio, il mio”. Così esordisce una Oss in servizio presso il Don Uva di Foggia in una lettera inviata alla redazione. “Quello che è accaduto non ha giustificazioni – aggiunge -, siamo di fronte alla peggiore specie di esseri che non meritano neanche lontanamente un paragone con le bestie. Come tutti, sono amareggiata e arrabbiata. Leggo i commenti della gente, ciò che scrivono le testate giornalistiche e anche qualche politico, che per un like di notorietà, è risultato a mio avviso, poco delicato”.

L’esternazione della donna, dice, è dovuta nei confronti di chi svolge questo lavoro “con empatia, amore, calore e professionalità e come me tanti, tutti, tranne chi avete conosciuto benissimo tramite ciò che è emerso dalle inchieste. Quei filmati sono stati una lancia al cuore per me, per noi, per i miei datori di lavoro, che hanno investito una vita per fare della sanità pugliese un fiore all'occhiello in tutta Italia”.

Tiene poi a precisare che l’inchiesta ha riguardato solo l’ex istituto ortofrenico, non tutta la struttura.

“Quello non è il nostro modus operandi. Nulla di più falso, innanzitutto non siamo dipendenti presi nel ‘mazzo’, abbiamo eseguito corsi di formazione, tirocinio, affiancamenti e soprattutto siamo supervisionati dai nostri datori di lavoro, camminano dietro di noi nei corridoi, non ci fanno mai abbassare la guardia, perché tutto ad ogni fine turno deve essere perfetto e fatto bene, non sono affatto inclini a rimproverarci anche per le più piccole distrazioni”.

Sulla manifestazione di protesta organizzata in città la donna esorta: “Quelli non chiamateli Oss, offendete la categoria anche di chi non lavora nelle nostre strutture ma svolge il proprio lavoro con amore. Non chiamateli neanche animali, perché anche gli animali sono migliori. Loro sono così e solo loro. I nostri pazienti vengono trattati con amore, hanno cure, calore e soprattutto la nostra mano stretta alla loro. Non siamo mai stanchi e l'amore che diamo non è mai troppo, per questo non meritiamo che sia fatta di tutta l'erba un fascio. I miei datori di lavoro non meritavano tanto male gratuito da questi balordi, hanno tradito la loro fiducia, hanno offeso la loro immagine, non hanno pensato ai tanti sacrifici fatti per arrivare ad essere titolari delle strutture più gettonate. Il viso rammaricato, deluso, distrutto del mio principale mi fa male al cuore, perché non vi è un solo momento in cui abbia abbassato la guardia. Per allontanare la gente insana presso la struttura, ha pagato a caro prezzo sulla propria pelle: le bombe, una vita fatta di rinunce per il bene della sanità, non è facile per loro vivere sotto scorta, non avere più una privacy. Se avessero lasciato perdere a quest'ora tutto sarebbe crollato. Abbiamo famiglie, figli, siamo genitori, lavoriamo con amore e non è giusto che per la melma paghino tutti”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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