Sodrio, dalle autointerviste ai processi fuori dal tribunale. Legale dei 2 poliziotti (con tanti buchi nell’acqua)

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L’avvocato Michele Sodrio ha annunciato querela per diffamazione aggravata e vilipendio della Polizia di Stato nei confronti del direttore del quotidiano l’Attacco Piero Paciello e della giornalista Cinzia Celeste, su mandato di Angelo Sanna e Silvano Ammirati, funzionari della Squadra Mobile della Questura di Foggia. E’ avvenuto a seguito della pubblicazione su queste colonne dell’inchiesta giornalistica relativa all’interdittiva antimafia che qualche mese fa ha colpito la coop foggiana Tre Fiammelle di Michele D’Alba. Gli approfondimenti hanno acceso un riflettore su quegli elementi che la Prefettura ha ritenuto sufficienti per far scattare il provvedimento nei confronti dell’imprenditore, considerato “timido” (e quindi contiguo ad ambienti mafiosi) nel denunciare le richieste di estorsione, denuncia che è stata presentata dopo un paio di giorni dalle pressioni dei malavitosi. Il secondo approfondimento de l’Attacco, invece, ha riguardato la captazione operata presso la sala d’aspetto della Questura, anch’essa posta a fondamento dell’interdittiva. Fu registrata in quell’occasione la conversazione tra D’Alba, suo figlio e suo genero, convocati in Sit. La trascrizione degli operatori e quella effettuata dal perito di parte di D’Alba sono molto diverse tra loro: l’una dimostrerebbe il patto familiare al silenzio per difendere i mafiosi, la seconda attribuisce tutt’altro significato al dialogo. E così “io non parlo” trascritto dagli operatori, nella perizia è invece “vado al bar”. 

“Il nostro intento”, ha detto Sodrio, “è ribadire una volta per tutte la correttezza, l'onorabilità e l'onestà della Polizia di Stato e dei due funzionari che rappresento, che mai e dico mai nella loro lunga carriera si sono sognati di manipolare o taroccare, come dice il giornalista nei video, alcun atto o tanto meno intercettazioni telefoniche e ambientali”. L’avvocato ha aggiunto che “questa è la risposta dei miei clienti ad una sfida vera e propria da parte di questo personaggio, che da anni si rende protagonista di falsità e diffamazioni senza un briciolo di fondamento”. 

E’ nota nell’ambiente legale la vicinanza di Sodrio ai due assistiti, in particolare ad Ammirati il cui figlio lavora proprio nello studio legale del penalista. Sono dichiarazioni forti quelle di Sodrio, che però tranquillizzano: ogni volta che si è espresso in quel modo è andata a finire bene per le sue controparti. Si registra una singolare tempestività nella maniera in cui è presente nei casi mediatici. Ha uno stile molto originale, che lo vede auto-confezionarsi video e interviste da diffondere poi alla stampa. 

Ecco solo alcune delle vicende giudiziarie risoltesi in maniera opposta o comunque diversa da quanto auspicato dal legale. 

Risale all’agosto 2018 l'omicidio del 34enne Vasyl Yenatiuk, in un casolare di Ascoli Satriano, ad opera del 66enne Rosario Giuseppe Marano. Per Sodrio, che difendeva la moglie della vittima, anche i medici infedeli avrebbero dovuto rispondere di quel delitto: “Mi lascia perplesso il fatto che la Procura della Repubblica abbia deciso di non procedere contro quei medici che avevano rilasciato dei falsi certificati di idoneità psichiatrica al Marano”. A ottobre 2020 Marano fu assolto in appello (dopo la condanna a 10 anni in primo grado) e a Sodrio non rimase altro da fare che parlare di “sentenza sbagliata”. 

Ad agosto 2016 nel rione Candelaro di Foggia fu ucciso per un parcheggio Pompeo Piserchia. “Sì, è stato il mio assistito Alberto Donato Riccio a colpirlo con il coltello ma l’ha dovuto fare per difendersi, per non essere ucciso dopo che il coinquilino l’aveva aggredito nel portone, prima con pugni e quindi con il coltello che Riccio è riuscito a strappargli dalle mani, rimanendo anche ferito: questo è un caso classico di legittima difesa”, disse l’avvocato Sodrio. A ottobre 2018 Riccio lasciò il carcere, due anni e tre mesi dopo l’omicidio, dai fatti e Sodrio annunciò “Mi batterò per il riconoscimento della legittima difesa”. Ma ad aprile 2019 per Riccio arrivò la condanna a 14 anni e 14 mesi, i giudici non credettero affatto alla tesi della legittima difesa. “Una sentenza sbagliata, faremo certamente ricorso per Cassazione”. Ma il ricorso fu nel 2020 dichiarato inammissibile. 

Ad aprile 2021 Sodrio espresse molti dubbi sul decesso dell’ortese Gerardo Tarantino, presunto omicida di Tiziana Gentile, morto suicida in carcere alla vigilia di Pasqua. “Lamentava maltrattamenti e minacce”, disse l’avvocato. A ottobre 2022 l’archiviazione per la direttrice del carcere di Foggia e due uomini dell’amministrazione penitenziaria. Insomma, non emerse alcuna responsabilità dell’amministrazione penitenziaria.

A luglio 2018 il Tribunale della libertà di Bari concesse i domiciliari a Francesco Giuva e Maddalena Solomita, figlio e madre, arrestati nell’operazione contro il giro di prostituzione sgominato a Foggia.  Soddisfazione fu espressa dall’avvocato Sodrio, che annunciò: “Dimostreremo che l’attività non costituiva reato in quanto si trattava di un mero affitto di appartamenti”. Ma a settembre 2020 piovvero, invece, le condanne per i suoi assistiti: un anno e 4 mesi di reclusione a testa con il beneficio della sospensione condizionale della pena. 

Più lontana nel tempo una vicenda legata all’usura e all’estorsione: a novembre 2014 venne a galla a seguito dell'arresto in flagranza del principale imputato, il 60enne Costantino Petrone, piccolo imprenditore edile incensurato. L’uomo, difeso da Sodrio, fu arrestato perché nell'arco degli ultimi cinque anni aveva prestato ad una pensionata foggiana una somma ammontante a circa 400mila euro a zero interessi. Sodrio sostenne che lo aveva fatto “per amicizia” aggiungendo: “La presunta vittima si sarebbe rivolta al mio assistito affermando di aver bisogno di soldi perché finita nelle mani di un gruppo di usurai”. Anche in questo caso la vicenda ebbe un epilogo opposto: a maggio 2019 Petrone fu condannato a due anni.

Un anno e 4 mesi al 67enne Saverio Dell'Anno che era pure difeso da Sodrio. Il giudice stabilì anche una pesante provvisionale (anticipo sul risarcimento) in favore della vittima di 100mila euro. “Credo sia una sentenza ingiusta e faremo certamente appello. Abbiamo dimostrato che la denunciante è del tutto inattendibile, essendosi trattato di prestiti in realtà restituiti solo in minima parte. Anche l'anticipo di 100mila euro è del tutto sproporzionato, sono certo che la Corte d'appello annullerà anche questa parte della sentenza”, lamentò il legale. 

Ad aprile 2017 a Bari Michele Amedeo, dipendente Amiu, fu ucciso a colpi di pistola. Giuseppe Baccellieri fu arrestato con l'accusa di essere, insieme a Massimo Margheriti, uno dei due esecutori materiali dell'omicidio del netturbino. Baccellieri era il genero di Enza Mariani, ex amante della vittima, accusata invece di essere mandante del delitto. “Volevamo spaventarlo, non ucciderlo. Mia suocera? Non sapeva nulla”, disse nel 2019 il killer. “Non è mai stato individuato un movente tale da giustificare un omicidio e la spiegazione fornita dal mio cliente, con dovizia di particolari, è anche la più logica e coerente con i fatti accertati”, affermò Sodrio. Ma a maggio 2020 il processo si chiuse con tre condanne a 30 anni di carcere: in carcere Mariani, il genero Baccellieri ritenuto esecutore materiale del delitto e Margheriti, ex dipendente del salottificio di Mariani. Sodrio commentò così la condanna: “Si tratta a nostro parere di una sentenza assolutamente sbagliata che non fa giustizia ma che sembra un gesto di vendetta”. La condanna di Baccellieri è stata in seguito confermata in Cassazione. 

Il caso più recente è quello, tristissimo, della 25enne avvocata foggiana Camilla Di Pumpo, morta a gennaio 2022. Provocarono sdegno le dichiarazioni dell’avvocato Sodrio, legale del 22enne Francesco Cannone, autodenunciatosi dopo alcuni giorni dai fatti affermando di essere alla guida dell’Audi che impattò a Foggia con la Panda di Di Pumpo, poi deceduta. “Cannone non andava in controsenso su Via Matteotti, non aveva mai avuto la patente ritirata, non guidava affatto a folle velocità, non aveva bevuto o assunto droghe”, disse Sodrio tra le altre cose. Ma la consulenza parla di quasi 100 km/h in pieno centro cittadino. 

Ci sarebbero molti altri casi da raccontare, come quelli che hanno visto Sodrio difendere numerose “vittime di malasanità” nell’ambito di procedimenti giudiziari che hanno invece acclarato come i decessi siano stati causati da cause naturali.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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